Marzo 2020

ITALIAVIVA "COME GESTIRE UN CASO DI CONTAGIO SE ALL'INTERNO DELL'OSPEDALE?"

I nostri operatori sanitari e i pazienti debbono essere tutelati

"Il coordinamento del Comitato Sviluppo Sostenibile e Pari Opportunità di ItaliaViva Rieti città vuole segnalare alcune preoccupazioni, e spera di condividere alcuni spunti di analisi costruttiva, sul caso della sig.ra, che chiameremo Maria, riportato daila stampa in questi giorni.

In questo terribile momento, sono inutili le polemiche e siamo consapevoli che tale emergenza si vince se tutti siamo uniti. Proprio per questo, per essere solidali e con spirito di unità verso tutti coloro che in prima fila si trovano a combattere la “ guerra” impari contro questa pandemia, ci sentiamo in dovere di chiarire , se possibile le nostre preoccupazioni.- scrive Susanna Barina Coordinatrice del comitato Sviluppo Sostenibile e Pari Opportunità Rieti Città.

L"a sig.” Maria “ è stata ricoverata presso l’Ospedale di Rieti verso la fine di febbraio nel reparto di Medicina Interna per febbre e broncopolmonite, da dove, per aver riportato una frattura a causa di una caduta, è stata trasferita presso il reparto di Ortopedia, Operata, sottoposta a riabilitazione e dimessa verso la la seconda metà di Marzo.

Trasferita in una RSA / Casa di riposo dopo poco è stata di nuovo ricoverata per febbre, dispnea e broncopolmonite.

Sottoposta a tampone è risultata positiva al COVID-19.

Considerazioni

Facendo riferimento alle date lette sui giornali, e tenendo conto del periodo di incubazione del coronavirus (14 giorni)ci sono due possibilità:

  1. o la sig.ra era portatrice dell’infezione al momento del primo ricovero,
  2. oppure ha contratto l’infezione in ospedale 
  1. Allora alcune preoccupazioni , nel sospetto che la sig.ra fosse già portatrice dell’infezione:
    • Perché una persona anziana con febbre e broncopolmonite non ha effettuato un tampone per COVID-19 al momento del primo ricovero ?  
  • Per quale motivo un paziente con febbre e broncopolmonite è stato ricoverato in un reparto di degenza ordinaria ove sono presenti, in genere, pazienti anziani , fragili con patologie multiple ? 
  • Esiste un percorso che consenta di classificare i pazienti prima dell’assegnazione ai vari reparti di degenza ordinaria ? 
  • Vista la situazione, era stata predisposta un’area per gestire questa tipologia di pazienti a rischio di infezione da coronavirus , prima dell’accettazione in reparti di degenza ordinaria?
  1. Se la sig.ra Maria non era portatrice dell’infezione, e questo non è dato saperlo perché non è stata testata al primo ricovero, è presumibile che abbia contratto l’infezione in ospedale,? allora:

-     E’ stato fatto il tampone a tutto il personale sanitario che è venuto in contatto con la sig.ra nel sospetto che tra questo personale ci sia un portatore o, al contrario che il personale possa essere stato infettato dalla paziente ?

Queste domande e criticità non sono polemiche e neanche sono peregrine se consideriamo che oltre il 9 % del personale sanitario (dato GIMBE) risulta infettato. La notizia di oggi è che ci sono 94 medici positivi nel Lazio.

Tutto questo non per polemica ma per avere la garanzia verso i cittadini.

l coordinamento si domanda, chi si ricovera in ospedale per altri motivi corre rischi così come non li corre il prezioso personale assistenziale.?

Temiamo che l’unico ospedale della provincia non sia adeguato ed adeguatamente gestito per fronteggiare questa emergenza, visto il caso citato e che, con la positività di molti operatori, come temiamo, anche se si vuole , forse mascherare il dato non effettuando tamponi a tutti (dico tutti !) , il rischio è che vi possa essere un netto ridimensionamento dell’assistenza ospedaliera per l’inevitabile chiusura di reparti.

Ricordando ancora una volta che il De Lellis è l’unico presidio ospedaliero della provincia,

Abbiamo osservato che per molti giorni nella provincia di Rieti risultavano 2 casi a Fara Sabina . Poi dopo 15 giorni c’è stato un forte incremento di casi, percentualmente del 1300% . In termini assoluti i casi sono pochi ma relativamente alti e le notizie e i dati sono allarmanti. E’ vero ci sono protocolli e norme da seguire, l’Ospedale è provinciale, In questo momento di emergenza però quando il mondo che conosciamo sembra dileguarsi, quei pochi casi  Covid- 19  potevano essere trattati in altri luoghi  più attrezzati e specializzati proprio per quel principio, spesso citato teoricamente e poco applicato che si chiama “principio di sussidiarietà” le decisioni devono essere prese da chi conosce bene la situazione.

Dobbiamo circoscrivere le zone rosse, ma parallelamente proteggere anche e sopratutto le zone “bianche “ , quelle risparmiate dal contagio di questa terribile malattia. Non per egoismo ma per dare speranza a tutti, per rendere possibile e sostenibile la rinascita, la ripresa di tutto il tessuto sociale ed economico. Anche così si dà una mano a chi sta combattendo in trincea e a chi soffre a casa sperando di uscire al più presto da questa immane catastrofe.

In attesa di forze nuove di operatori e che vengano “rapidamente “ assunti ci piacerebbe sapere se il personale in servizio è numericamente adeguato o, come sembra evidente, decimato dalle decisioni prese negli ultimi anni e quando entrerà in servizio il nuovo personale".

24_03_20   22:38

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