Marzo 2019

INCONTRO SU TRANSGENDER E FECONDAZIONE ASSISTITA: PROBLEMA APERTO E DIFFICILE

società

Si è svolta nell’aula consiliare di Rieti una conferenza molto interessante sui problemi attuali della fecondazione assistita e del cambio di genere. A prendere parte all’iniziativa ,dal tema ”ll Gender: dalla teoria all’ideologia. Un approccio multidisciplinare”, inserito nel progetto ”Insieme per costruire Ponti” promossa dal Comune ed organizzata dal consigliere con delega alle politiche scolastiche Letizia Rosati e dall’assessore ai servizi sociali Giovanna Palomba in collaborazione con l’associazione “articolo 26 per la libertà educativa” di Roma, sono stati diversi esponenti mossi da idee anche contrastanti sull’argomento. Davanti ad un pubblico molto attento e curioso nel capire le problematiche di questo tema si sono avvicendati gli interventi dei due relatori principali ovvero il Vescovo di Rieti S.E. Domenico Pompili e la prof.ssa Assuntina Morresi, docente universitaria in chimica all’Università di Perugia, anche membro del comitato nazionale di bioetica e per molti anni consulente del Ministero della Salute.

La visione della Chiesa Cattolica sull’argomento è stata ben riportata da Pompili prendendo le mosse dalla famosa enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”. In questa opera in fatti il Papa esalta la figura sociale dell’uomo e della donna come reggitori delle comunità e portatori di determinati valori sacri quali la famiglia. Citando un famoso passo il Vescovo ha riportato la metafora dell’uomo di sabbia che appare essere quello della società contemporanea così caotica e veloce che l’uomo sembra schiacciato dalla paura e dalla solitudine. Secondo il religioso l’unico antidoto a questa depressione sarebbe la famiglia,” fabbrica di emozioni che porta avanti la società tutta”, queste le sue parole.

A portare avanti la visione della scienza e del progresso medico è stata la professoressa Morresi che, per spiegare meglio i problemi legati a questo tema tanto discusso del gender, è partita dalla biologia non volendo trattare in alcun modo i possibili problemi di ordine etico-morale, tra i malumori di qualche spettatore in sala.” Il problema del gender parte da lontano e precisamente dal 1978 anno della prima fecondazione assistita” è stato l’incipit della scienziata. Questo perché ,come sapientemente spiegato successivamente, la fecondazione assistita ha ridotto la nascita del bambino ad un contratto in cui si firma per il consenso informato tanto della donatrice( madre genetica) quanto della partoriente( madre gestazionale). In Italia infatti la legge riconosce come madre quella che partorisce il bambino ma da un punto di vista scientifico il nascituro continua ad avere due madri. In realtà attraverso la fecondazione assistita le madri potrebbero essere anche 3 o più di 3 perché i geni possono essere prelevati da diverse donatrici. Il paradosso che la stessa relatrice ha riportato è che se negli anni ’70 si criticava affermando che la contraccezione fosse sesso senza riproduzione, oggi attraverso la fecondazione assistita si ha riproduzione senza sesso. Infatti la nascita viene programmata ed effettuata in vitro senza il contatto né la relazione tra 2 soggetti. Questo significa che ormai basta l’intenzione di voler creare un figlio eliminando la stessa distinzione tra uomo e donna. Infatti, come già successo, potrebbe essere creato un bambino e affidato ad una coppia di omosessuali donne o uomini. In questo caso però il bambino sarebbe escluso dalla decisione essendo il contratto soltanto tra le parti, donatrice e gestante, a differenza della adozione dove la parte fondamentale è il benessere del bambino e non dei genitori. Riducendo la procreazione ad un contratto sorgono diverse problematiche tra cui quella della possibilità che il contratto venga meno con il passare degli anni e il figlio decida di andare a ritrovare i suoi veri genitori biologici piuttosto che quelli che l’hanno cresciuto. Infatti una parte fondamentale non l’ha solo l’amore della coppia per il bambino ma la spinta verso le proprie origini che potrebbe generare problemi di identità nel figlio di una coppia omosessuale. Problemi che creerebbero sicuramente  delle fragilità negli individui e quindi nella comunità, da loro formata. Si aprono in questo modo scenari talmente imprevedibili che manca anche il lessico per spiegarli, infatti si dovrebbe ricorrere alla creazione di nuovi termini per definire nuovi legami di parentela. In tutto questo si immette anche la problematica del gender fluid e del transgender che complica quella naturale visione del mondo e delle relazioni trasmessaci dall’impostazione della Chiesa nel corso dei secoli. D’altronde però non si può chiudere gli occhi dinanzi ai problemi di genere che attanagliano molti individui. Uomini che si sentono donne e donne che si sentono uomini hanno bisogno di un aiuto sia della scienza che della società. La scienza ha iniziato a studiare il fenomeno lasciando da parte le teorie che definivano assurdamente questo problema come una malattia mentale ,la società invece si è dotata di diversi procedimenti legali che regolano il cambio di sesso. In nazioni come Malta questo mutamento avviene semplicemente all’anagrafe, in Italia oggi occorre invece ottenere una sentenza giudiziale con tutti gli annessi patemi d’animo che un processo su questi temi cosi delicati può comportare. E’ pur vero che bisogna agire in fretta perché il mondo sta cambiando e come osservato dalla stessa professoressa c’è un’emergenza da affrontare: l’elevato numero di suicidi dovuti alle sofferenze psicologiche di chi non si riconosce in un corpo non suo. La ’ teoria gender’ interseca anche i problemi riguardanti la fecondazione assistita da cui scaturiscono situazioni difficili da affrontare come dimostra il caso inglese di una donna il cui cambio di sesso a ridosso del parto, ha fatto si che il bambino nascesse con due padri e neanche una madre. E’ innegabile siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione antropologica che vedrebbe regredire perfino il ruolo della donna come creatrice di vita. Tutte queste affermazioni non sono andate giù a qualche ascoltatore in sala , meravigliatosi dell’assordante silenzio della comunità scientifica su questi temi e del non ribellarsi degli scienziati dinanzi a questa prospettiva cosi nuova e ‘in-audita’. La professoressa Morresi ha prontamente fatto notare che la realtà non è un fatto oggettivo ma soggettivo, per questo bisogna studiare ogni fenomeno non come appare ma soprattutto come viene percepito dai più. Dopo questo “battibecco” scientifico la conferenza si è chiusa lasciando sicuramente delle riflessioni ulteriori e diversi spunti di ri-partenza  ma anche delle contraddizioni insanabili su tematiche senz’altro difficili da affrontare in un paese culturalmente condizionato da principi non proprio laici.

condividi su: