Luglio 2020

LIBRI

IL REATINO MARCO GREGORI FIRMA UN LIBRO SULLA LIBIA E SULLA CRISI DEL NUOVO MILLENNIO

storia

Esistono pochi fenomeni che lasciano un segno nella storia di una nazione o un popolo. Tuttavia, ancora più rari sono quelli i cui effetti hanno una portata tanto grande da oltrepassare i confini di un singolo stato; probabilmente, questa sarà la considerazione futura degli storici dinanzi agli eventi che vanno sotto il nome di “Primavere Arabe”. Al di là degli aspetti qualitativi, positivi o negativi, non si può ignorare l’impatto che esse hanno avuto nella storia recente di molti paesi. Fra questi vi è anche la Libia, con la quale l’Italia ha, volenti o nolenti, un legame particolare che deriva dal suo trascorso storico, un legame che resiste e si rinnova ininterrottamente da oltre cento anni. Il  libro di Marco Gregori, nato a Rieti e giovane laureato in Relazioni Internazionali, è il prodotto dell’attività di ricerca svolta sulla Libia. Scopo del volume è quello di descrivere la situazione attuale presente in Libia, capire le cause e le origini dell’instabilità alla quale sembra condannato tale Paese, quali sono gli agenti che svolgono una funzione attiva, le fazioni in lotta a livello nazionale, l’influenza degli attori esterni (in particolare le grandi potenze), l’azione della comunità internazionale ed infine il ruolo dell’Italia.
Fondamentale è capire le caratteristiche peculiari della Libia, il suo passato storico, la sua economia, il regime politico nel corso dei decenni fino alla dittatura di Muammar Gheddafi, per inquadrare al meglio i fatti che si stanno svolgendo al giorno d'oggi. "Per questa ragione ho scelto di dedicare, oltre a temi legati all’attualità, una parte del mio lavoro anche a fatti pregressi che hanno coinvolto l’Italia fin dall’inizio del Novecento collegati con il suo passato coloniale, a partire dalla guerra Italo-Turca del 1911-12 conclusasi con l’occupazione italiana della Libia - spiega l'autore - A ben vedere lo storico legame con la Libia costituisce, con la sua continuità, una delle dimensioni più autentiche della politica estera italiana.
E’ la storia a dirci come, pur relegata a un ambito minore, la densa trama intessuta fra Roma e Tripoli abbia rappresentato in differenti epoche la direttrice realmente autonoma e creativa della politica estera italiana oltra a quella economica. Vi era la consapevolezza che Italia e Libia fossero sul piano economico ampiamente complementari: da un lato si poneva un paese industrializzato ma bisognoso di sicuri e vantaggiosi accessi alle fonti energetiche, per giunta privo di atteggiamenti o ambizioni neocoloniali; dall’altro si ergeva la nuova Libia, bisognosa di ogni genere di investimento e apporto tecnico-scientifico. Nel corso degli anni i rapporti di collaborazione economica si fecero particolarmente intensi, mediante alcuni dei più grandi gruppi industriali italiani.
La relazione speciale fra le due nazioni ha subìto numerosi cambiamenti nel corso dei decenni partendo dalla dominazione coloniale, passando per il secondo dopoguerra e l’ascesa di Gheddafi, fino alla crisi del 2011 che ha generato la situazione di instabilità attuale. Prima di tutto, occorre ricordare che una delle particolarità del conflitto in Libia è la forte presenza di numerosi attori non statuali: milizie, tribù, jihadisti, gruppi criminali, fazioni in lotta tra loro; fino ad arrivare alla costituzione di vere e proprie città-stato, in particolare fra i maggiori centri urbani della fascia costiera. Questo ha significato la perdita del monopolio dell’uso della forza legittima, in passato appannaggio di un’unica autorità centrale ma che ora non esiste più. Di conseguenza ogni gruppo o fazione reclama per sé un ruolo di peso nel futuro assetto politico della Libia; è sufficiente pensare alle numerose milizie che si sono battute contro l’esercito regolare con l’obiettivo di abbattere il regime dittatoriale di Gheddafi. Questi gruppi non si sono sciolti con il cessate il fuoco dopo la morte del Colonnello e ben pochi hanno deciso di deporre le armi a favore di una transizione pacifica verso un nuovo sistema statale. Le cause dell’instabilità sono da identificare anche nei forti regionalismi che hanno storicamente caratterizzato il popolo libico, a partire dall’antica diffidenza fra Tripolitania e Cirenaica. La mancanza di familiarità con le istituzioni democratiche ha complicato ulteriormente il quadro complessivo, provocando sfiducia nella popolazione che si ritrova immersa in un conflitto di cui non si vede la fine.
Un ulteriore elemento che ha aggravato la situazione del paese è la forte ingerenza degli attori internazionali, i quali perseguono ognuno a modo suo il proprio tornaconto. Una conflittualità per procura che non renderà possibile una soluzione definitiva se non tramite il massiccio ricorso all’uso della forza armata.
In un clima di perenne conflitto fra le due principali fazioni in lotta, da un lato il Governo di Accordo nazionale di Tripoli guidato dal Premier Fayez al-Serraj e ufficialmente riconosciuto dalla comunità internazionale, dall’altro le forze del cosiddetto Esercito nazionale libico con a capo il Generale Haftar, si sono inserite due nuove autorità su schieramenti avversi nello spazio geopolitico occupato in precedenza dall’Italia e l’Occidente: Turchia e Russia, con Ankara alleata di Tripoli e Mosca a sostegno di Haftar.
Prevalgono quindi a distanza di anni le influenze delle potenze e degli attori che hanno maggior interesse a sostenere una parte, in contrapposizione a un nuovo ordine unitario, contribuendo a rendere il Mediterraneo fonte di instabilità per l’intera area europea. l’Italia si è trovata ad essere l’unico paese interessato alla tenuta complessiva del paese nordafricano, come presupposto di più complessi equilibri regionali. Questo è il problema più grave per l’Italia, impossibilitata per la sua debolezza a fare una scelta di campo netta e a sostenere una strategia ben precisa a sostegno dell’interesse nazionale. Nonostante questo, Roma ad ogni modo continuare a contare su quell’efficacissima agenzia di politica estera che resta, anche nella Libia frammentata, l’ENI".

Il libro "Libia, dal colonialismo alla crisi del nuovo millennio" pubblicato dalla casa editrice Eiffel Edizioni, fornirà una serie di riflessioni ai lettori sui possibili scenari futuri della Libia e le conseguenze che potrebbero riflettersi in paesi come l’Italia e più in generale nel contesto del Nord Africa e del Mediterraneo. Il volume (inizialmente previsto a marzo ma rinviato causa emergenza covid-19) è andato in stampa in questi giorni ed è ufficialmente disponibile al pubblico. All'interno anche alcuni pareri autorevoli inseriti in Appendice oltre alla Prefazione del Prof. Paolo Soave, docente all'Università di Bologna.

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