Marzo 2019

STORIE

IL MOSTRO DI NEROLA

A 70 anni dalla condanna all'ergastolo

storie

(di Massimo Palozzi) C'è stato un tempo in cui lungo la Salaria dominava un killer, meglio noto come il “mostro di Nerola”.

In questi giorni ricorre proprio il settantesimo anniversario della condanna all’ergastolo di Ernesto Picchioni per una serie di delitti compiuti nel secondo dopoguerra all’altezza del km 47 della vecchia consolare.

Picchioni era nato nel 1906 ad Ascrea e successivamente si era trasferito in Sabina, in un cascinale lungo la Salaria nei pressi di Nerola. Di professione contadino, era solito qualificarsi come venditore di lumache.

Nel 1944 commise il suo primo omicidio per rapina ai danni di Pietro Monni, un avvocato di Roma. Ne seguirono altri (fu processato per due, ma se ne sospettavano almeno sedici) messi a segno con una tecnica tanto rudimentale quanto efficace. Cospargeva la strada di chiodi e quando la vittima di turno forava e si fermava, Picchioni fingeva di offrirle assistenza invitandola in casa dove la assassinava a colpi di fucile o di mazza ferrata.Se necessario,finiva il lavoro sgozzando i malcapitati con un coltello e, dopo averli derubati, faceva sparire i corpi seppellendoli in un terreno lì vicino.

L’ultima aggressione del serial killer, quella che gli risulterà fatale, risale al 1947, quando con le solite modalità uccise Alessandro Daddi, un dipendente del Ministero della Difesa che da Roma era diretto a Contigliano a trovare la madre in sella ad un“Cucciolo”, avveniristica bicicletta a motore della Ducati.

Nell’Italia degli anni Quaranta il bicimotore era una vera rarità e il fatto che Picchioni, poco dedito al lavoro e intemperante frequentatore di osterie che viveva di espedienti, ne possedesse uno con cui circolava tranquillamente per il paese, suscitò interrogativi e sospetti, presto confermati dalla confessione della moglie che svelò ai carabinieri le terribili azioni del marito.

Il cadavere di Daddi fu rinvenuto nel suo podere insieme a quello dell’avvocato romano.

In altri terreni vennero successivamente trovati anche i resti di un tredicenne e di un uomo anziano, ma gli investigatori non furono in grado di attribuirgliene la morte.

Il 12 marzo 1949 la Corte di Assise di Roma condannò il “mostro della Salaria”a due ergastoli e 26 anni di reclusione.

La sua irascibilità si manifestò anche in carcere a Civitavecchia, quando tentò addirittura di assalire papa Giovanni XXIII durante una visita pastorale. Picchioni fu quindi trasferito nel penitenziario di massima sicurezza di Porto Azzurro, dove morì nel 1967.

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