Dicembre 2019

SALUTE

IL DOTTOR MARERI LASCIA L'OSPEDALE DI RIETI

sanità

Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo (Ecclesiaste 3.1) - con questa frase il dottor Mareri lascia il suo posto di lavoro all'interno dell'Ospedale De Lellis. E' di queste partenze, e di questo senso di amarezza intuibile tra le righe di questo scritto, che abbiamo voluto parlarvi (e continueremo a farlo) nella nostra inchiesta sulla sanità. 

"Questa mattina - scrive -  è la mia ultima di lavoro (30 dicembre n.d.r.). Non da troppo tempo ho iniziato a riflettere sull’idea di dover lasciare l’ospedale, tutto proteso, come sono per temperamento, all’azione concreta più che alla mera speculazione. È un momento enigmatico, di ardua interpretazione, per uno come me che non ha mai immaginato la propria vita senza la medicina. Il lavoro mi rappresenta, identifica la mia persona, delinea la mia idea di felicità. Una missione, più che un semplice impiego. Mi rivedo ragazzo, negli anni universitari, e rivedo insieme lo sforzo dei miei genitori nel sostenermi in un percorso lungo e difficile, il senso forte del dovere nel ripagare quel sacrificio con uno studio “matto e disperatissimo”, che era anche la testimonianza della necessità del riscatto sociale del figlio di un operaio. Mi rivedo ancora ragazzo, dopo la laurea, pieno di grandi passioni, il rugby, la politica, ma soprattutto la chirurgia. Ero certo che realizzarmi per me significava spendere le migliori energie al tavolo operatorio, nel tentativo di correggere ciò che la natura o la vita avesse danneggiato. Il tempo ha dato ragione a quella scelta giovanile. L’entusiasmo per la chirurgia è cresciuto senza conoscere battute d’arresto, insieme alla percezione della necessità di mettere quello stesso entusiasmo al servizio degli altri. La chirurgia mi ha portato lontano. Ricordo nitidamente le decisione di partire per l’Etiopia, dove il soccorso degli uomini a rischio della vita stessa mi ha fatto avvertire tutto il peso di una scelta tanto importante, quanto temeraria, e dove ho capito ancor più quanto il senso del tutto sia per me agire per la vita degli altri senza indugi, senza ripensamenti.
Sono stato, e sono oggi, un uomo dai molti desideri, dai forti entusiasmi. Sento la necessità di rispettare il filo del tempo, e di salutare l’ospedale come si prevede che avvenga, ma non di abbandonare lo spirito della missione che ha contraddistinto il mio percorso. Continuerò ad alimentare il sogno di servire gli altri, dell’impegno sociale, della disponibilità verso l’uomo, che hanno costituito e dato senso alla mia vita. Esiste un tempo per seminare, un tempo per veder crescere i frutti e un tempo per raccoglierli. È giusto che sia così. Ma “l’arte è lunga, mentre la vita è breve”, diceva Ippocrate, e se questo è vero, continuerò ad esercitare quell’arte in altre forme, ma con lo stesso spirito, la stessa dedizione, la stessa passione di sempre. 
Grazie a tutti!"

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