a cura di Francesco Pasquetti

Febbraio 2021

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE (E, SOPRATTUTTO… COSTA MENO!)

IL FIUME VELINO parte 2 : I ponti nuovi

città

di Francesco Saverio Pasquetti - Dai ponti antichi a quelli nuovi il passo è breve ed, ahimè, doloroso assai. Soprattutto quando lo sguardo del passante si posa sulle condizioni di quello che nel 2017 l’allora giunta Petrangeli intitolò a don Angelo Pietrolucci, storico parroco della vicina San Michele Arcangelo. Opera nata sotto una cattiva stella, si direbbe, visto che sin dall’origine - allorché fu realizzato nei primi anni 2000 - fu necessario “raddrizzare il tiro” del progetto che, forse per errori di calcolo, faceva terminare la struttura praticamente dentro il liceo scientifico Jucci! Terminata l’opera, lo scorcio che d’improvviso s’apriva a chi lo percorreva era davvero suggestivo, senz’altro fra i più belli e fotografati della nostra città. Peccato, tuttavia, che l’opera fu subito preda del feroce assalto da parte degli agenti atmosferici ed ambientali - particolarmente aggressivi in una città come la nostra, figuriamoci sopra il fiume - e, complice l’infelice scelta di materiale ligneo inadatto, lasciata praticamente in stato di abbandono sino a giungere all’attuale situazione di pietoso ed inguardabile rabberciamento.

Quasi da subito, difatti, la suggestiva illuminazione fatta di microlampade poste alla base della balaustra del ponte smetteva di funzionare, senza mai essere ripristinata dall’ufficio manutenzioni. Il legno scelto - assolutamente inidoneo all’uso - sotto l’effetto della fortissima umidità e delle repentine gelate notturne del periodo invernale (e del sale, devastante nei suoi effetti collaterali sul legno, gettato per combattere il gelo), ha conosciuto un repentino e velocissimo degrado, sino a diventare lo scempio orrendo in cui versa allo stato attuale.

Un errore mai realmente risolto, quello commesso in sede di scelta dei materiali. E difatti, invece di appaltare la sostituzione del legno con altro più resistente (la mente va al legno nautico posizionato sul ponte dedicato ad Andrea Milardi) si procedeva con reiterati quanto inutili interventi raffazzonati e privi di capacità risolutiva: viti, listelli, aste di metallo poste ai lati.

Nulla è stato in grado di frenare il decadimento della struttura, ridotta ad un vero e proprio scempio di assi e travi ammalorate, sconnesse, frammentate e traballanti e, spesso, anche tali da costituire grave insidia per chi vi si avventurasse. Quando ci si augurava finalmente un intervento serio e risolutivo, ecco il colpo di genio: la guida in gomma!

Così, come si fa con la spazzatura che - per pigrizia o maleducazione - si fa sparire sotto il tappeto, allo stesso modo un orribile, scivolosa quanto maleodorante (soprattutto d’estate)  striscia di gomma simil - copertone, è spuntata a coprire la vergogna di quel ponte tanto bello ed  utile quanto abbandonato a se stesso. Ciò, ovviamente, sin quando la “toppa”  reggerà e fino al giorno in cui ci si accorgerà che il legno sottostante è ormai definitivamente marcito. Si commetterà lo stesso errore con il ponte “Andrea Milardi”? Se la soglia in legno non pare a rischio, come si diceva, altrettanto non sembra potersi dire per illuminazione e struttura architettonica.

La prima già è per larghi tratti non funzionante. La seconda conosce già gli effetti degli agenti atmosferici: la ruggine incipiente aggredisce ormai la vernice bianca e, se non si interverrà al più presto, anche l’avveniristica struttura dedicata al maestro dell’atletica reatina conoscerà un triste quanto scontato destino. Historia magistra vitae, dicevano i romani. Non per i nostri amministratori, a quanto sembra.

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