a cura di Massimo Palozzi

Maggio 2021

IL DOMENICALE

I DOLORI DEL BASKET REATINO

sport

di Massimo Palozzi - Anche il 9 maggio 1971 era domenica, proprio come oggi. E in quella domenica di cinquant’anni fa si consumò una delle pagine più tristi dello sport cittadino. Rispolverarla nella rocambolesca settimana vissuta dalla Npc Kienergia basket viene allora spontaneo, data l’incredibile coincidenza con le disgrazie capitate alla squadra che al momento rappresenta Rieti al livello più alto.

Il campionato di serie C 1970-71 della AMG Sebastiani sponsorizzata Snia era cominciato con serie ambizioni di promozione, alimentate anche dal rientro a Rieti nel nuovo palazzetto di piazzale Leoni per la disputa degli incontri casalinghi, dopo il forzato periodo trascorso nella palestra romana di Cristo Re a causa del divieto di giocare all’aperto (negli anni Sessanta le partite si disputavano sul campo di via San Liberatore).

Principale avversario nel girone si impose subito la Birra Moretti Chieti. A conclusione di un torneo tiratissimo, le due compagini chiusero a pari punti, con 19 vittorie e 3 sconfitte ciascuna. Solo la differenza canestri era leggermente a vantaggio degli abruzzesi.

In realtà la classifica finale venne decisa dal giudice sportivo. A due giornate dal termine Chieti era staccata di due punti. Alla penultima la Snia ospitava il Costone Siena. Per mantenere la testa della classifica e arrivare alla gara decisiva ancora in vantaggio, avrebbe dovuto assolutamente vincere. La partita fu come previsto equilibrata e combattuta, a tratti spigolosa. A pochi secondi dalla sirena Rieti era avanti di quattro punti, quando in campo scoppiò una rissa furibonda. Riportata a fatica la calma, i senesi si rifiutarono però di rientrare sul parquet per disputare gli spiccioli di gara restanti. La palla a due alzata dall’arbitro fu così una palla a uno, smanacciata da “Giggi Ferro” Simeoni verso un compagno, giusto per sancire la fine dell’incontro. Con quella vittoria, soltanto una facile trasferta all’ultima giornata divideva la Sebastiani da una quasi scontata promozione. Siena presentò invece ricorso, sostenendo che ci fosse stata un’invasione di campo e chiedendo la vittoria a tavolino. Il reclamo fu accolto e così, nonostante il successo nella gara conclusiva, Rieti venne raggiunta da Chieti, che a sua volta aveva vinto le ultime due.

Per decidere chi dovesse salire nella serie cadetta si rese così necessario lo spareggio. Considerata l’accesa rivalità tra le due piazze e allo scopo di evitare contatti tra le opposte tifoserie, come sede della partita si scelse il Palalido di Milano. Come data, per l’appunto, il 9 maggio.

Incuranti della distanza, una trentina di ultras reatini e una sessantina di teatini partirono comunque alla volta della Lombardia per assistere alla sfida. E immancabilmente diedero vita a gravissimi scontri. Purtroppo per i colori amarantocelesti, lo spareggio venne vinto dalla Birra Moretti 67 a 61, segnando l’epilogo più amaro di una stagione che sembrava invece destinata a riservare a Rieti la soddisfazione della promozione.

A mezzo secolo di distanza la storia sembra ripetersi. Prima lunedì a Casale Monferrato, poi mercoledì di nuovo in trasferta contro Orzinuovi, tra infortuni, squalifiche e soprattutto Covid, la Kienergia ha finito addirittura in quattro, incassando due inevitabili sconfitte (anche se la prima per appena due punti). E come se non bastasse, ha dovuto pure subire la beffa di una multa da mille euro per essersi presentata solo con i sei effettivi superstiti.

Al termine dell’ultima partita, il presidente Giuseppe Cattani ha commentato con amarezza, parlando a ragione di peggior spot per la pallacanestro. In una stagione caratterizzata per tutte le discipline da confronti rinviati, calendari stravolti e impegni dagli incastri complicatissimi, l’organizzazione del torneo di A2 avrebbe in effetti potuto prevedere margini di tolleranza per regalare ai tifosi ancora lontani dagli spalti almeno la soddisfazione di gare giocate al massimo delle possibilità di ciascuna squadra.

Si sarebbe trattato senza dubbio di un processo complicato ma non impossibile, tanto più in coincidenza con lo “scandalo” suscitato dalla proposta di creare la Superlega di calcio, abortita nel giro di 48 ore proprio in nome della salvaguardia dei sacri valori dello sport e della leale competizione.

La dura legge secondo la quale lo spettacolo debba andare avanti sempre e comunque traduce un’idea per certi versi eroica e per altri funzionale agli interessi spiccioli degli attori coinvolti. Difficile capire le percentuali nella composizione e nel bilanciamento dei vari elementi. Ci sarebbe tuttavia da questionare sul concetto di eroismo quando serve a stendere una patina di onorabilità su situazioni per niente commendevoli. Perché certo i ragazzi di coach Alessandro Rossi sono stati sportivamente “eroici” nel disputare in condizioni assolutamente precarie gli ultimi due match, dando il massimo in termini di agonismo (prima ancora che di tecnica) e dimostrando una generosità capace di infiammare i cuori degli appassionati. Ma sono questi i valori che la dirigenza sportiva intende esaltare? Quelli della sconfitta onorevole, che sempre sconfitta è e non può essere diversamente, date le condizioni di partenza?

Di sicuro c’è onore nella sconfitta, se si lotta con impegno e l’avversario si dimostra superiore per meriti propri. Con altrettanta risolutezza occorre accettare i colpi avversi del destino: la sfortuna, l’imponderabile scendono da sempre in campo insieme ai giocatori. Così però è troppo. Ne va della stessa credibilità del movimento e delle mille realtà che lo fanno vivere. Quindi, pur comprendendo le oggettive difficoltà di trovare rimedi adeguati in un frangente storico dove sono ben altre le priorità e le preoccupazioni, rimane il retrogusto sgradevole di aver mancato un’occasione.

Con la comunicazione diretta tipica dei tifosi, giovedì sulle ringhiere del PalaSojourner è apparso un eloquente striscione: “Mancò la fortuna non il valore!”, citazione un po’ pomposa dell’epigrafe sul cippo che nel deserto egiziano commemora i caduti italiani della battaglia di El Alamein del 1942, nel corso della seconda guerra mondiale. A seguire un corroborante “Forza Rieti” e a suggello la sintesi piuttosto chiarificatrice sullo stato d’animo dei supporter locali che certe decisioni inevitabilmente inducono, pur nella condanna di qualsiasi affermazione violenta o denigratoria: “Lega m…”, con l’epiteto coincidente con il cognome del gendarme che sparò in faccia a Robespierre frantumandogli la mascella appena prima che fosse imprigionato e ghigliottinato.

Più levigata nei toni ma ugualmente schierata a difesa dei diritti della Npc, è infine arrivata la fluviale lettera aperta scritta ieri da Gaetano Papalia al presidente della Fip Giovanni Petrucci. La sostanziale ingiustizia subita dal sodalizio di Cattani ha offerto al controverso ex presidente della Nuova A.M.G. Sebastiani Basket lo spunto per invocare l’apertura di un tavolo di confronto, anche in considerazione delle pesanti conseguenze economiche patite dalle società.

Per la Kienergia ora si fa dura. La speranza, unita alla consapevolezza dettata dall’esperienza, è che dalle avversità prima o poi si esce, come dimostrato proprio dalla squadra di mezzo secolo fa che, perso lo spareggio nel 1971 per salire in serie B, due anni dopo vinse quello di Pesaro contro Vigevano, conquistando la prima storica promozione in A.

Tutto male, dunque? Contrariamente all’antico detto, se Atene piange, Sparta oggi sembra ridere e pure di gusto. La cavalcata verso la serie A della Real Sebastiani prosegue sicura (i playoff iniziano domenica prossima). In settimana il club del patron Roberto Pietropaoli ha presentato il neoacquisto Lorenzo Panzini e le nuove divise per la prossima stagione, frutto dell’accordo appena siglato con un importante sponsor tecnico. L’intenzione di procedere con l’operazione nostalgia è evidente. Dopo il recupero dello storico nome e dello stemma e la maglia utilizzata quest’anno (clone di quella indossata dai cestisti reatini dell’Arrigoni, legata alla vittoria della Coppa Korac nel 1980), adesso è la volta della canotta celeste con i bordi bianchi e rossi, per un omaggio dichiarato all’Althea del 1977-78.

Lasciando ancora aperto l’interrogativo se Rieti sia in grado di ospitare due squadre di alto livello, al momento una bella dose di tifo se la meritano entrambe.

 

09-05-2021

ph M. Rinaldi

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