Aprile 2021

EVENTI E MANIFESTAZIONI

HORECA, 'TUTTI UNITISSIMI' CHIEDE UNITÀ D'INTENTI

Non cosa abbiamo fatto ma cosa possiamo fare

commercio, politica

Un incontro giocato sul filo delle emozioni altalenanti tra rabbia, scoramento e indignazione. Da una parte loro, i paladini dell’intero gruppo Horeca: Carlo Stocco, Paolo dell’Uomo d’Arme, Marinella Tosoni Vincenti Mareri, l’outsider Fabrizio Fiorentini, mentre dall’altro lato della tavolata risultavano schierati i rappresentanti delle istituzioni e di tutte le associazioni.

“Non siamo antagonisti di nessuno– come ha spiegato Paolo Dell’Uomo d’Arme- anzi siamo ‘dentro’ le associazioni e ‘con’ gli amministratori, siamo parte di una comunità. Siamo parte dimenticata di una comunità, quella sacrificale”. E’ toccato a lui avanzare le prime proposte dirette “E’ chiaro che un anno dopo non è più emergenza. Siamo oltre il 400° giorno, siamo l’agnello sacrificale della pandemia, la mucca moribonda da cui si vuole ancora mungere latte che non abbiamo”. Sul tavolo ha nuovamente posto le questioni relative alla Tari, alla Tosap e la destinazione che avranno i fondi previsti dal nuovo decreto, gli aumenti di concessione di occupazione del suolo pubblico e gli eventuali provvedimenti da mettere in atto per chi non abbia spazi adiacenti la propria attività. Poi ha lanciato un’idea nata dal basso, quella di un fondo locale per la ristorazione a cui tutti potrebbero aderire, a partire dal devolvere quel  5% di addizionale sulla Tari che il Comune dovrebbe riversare alla Provincia di Rieti. “Stiamo vivendo una situazione paradossale - ha spiegato l’assessore Valentini – dobbiamo rispondere dell’altrui scelte dal punto di vista sia economico che normativo e risponderne poi al cittadino che si interfaccia principalmente con il suo Comune. Noi siamo l’ultimo degli anelli della struttura politica dello Stato”.  Ha così spiegato che la Tosap è costata al Comune di Rieti 800 mila euro e lo Stato, una volta sollecitato,  ha restituito solo 260mila euro mettendo in difficoltà un Comune già in predissesto. Per quanto attiene alla TARI, tassa composta da quella di possesso valida per i 360 giorni l’anno (stabilita dalla legge) e la tassa variabile legata alla produzione di rifiuti “Il Comune ha fatto ciò che la legge gli permetteva di fare – ha sottolineato Valentini -  per non incorrere in un danno erariale, ha fatto sì che gli imprenditori versassero solo la spesa fissa.” Nel prossimo decreto sarà nuovamente sospesa e indennizzata probabilmente ancora con una piccola percentuale. “Dove la Giunta poteva agire ha deliberato ed esentato. E’ opportuno che la rabbia di ognuno sia anche esternata giustamente e legittimamente su chii ne è destinatario. Siamo tutti dalla stessa parte, ma noi amministratori dobbiamo muoverci in ottemperanza alla normativa vigente”. “Questa mattina abbiamo incontrato il dirigente del settore Tributi – ha incalzato il vice sindaco Daniele Sinibaldi – per verificare la disponibilità sul bilancio 2021 per la parte di competenza della TARI. Se domani il Governo decide una copertura totale le cose cambiano.” Passando agli spazi all’aperto, ha ricordato come dal novembre sia stata deliberata la validità delle autorizzazioni per dehors fino al termine dell’emergenza. Quindi nessuna necessità di ulteriori domande per chi non abbia effettuato modifiche, per gli altri sarà garantita comunque la lavorazione della relativa pratica in tempi rapidissimi. “Non essendoci una norma che ci permetta  di intervenire, cerchiamo tra le maglie degli obblighi di legge di trovare un escamotage. Solitamente chi non paga un tributo va incontro ad una sanzione e ad una mora, spesso si finisce dopo l’impugnazione anche davanti ad un Giudice di Pace. Abbiamo ritenuto di non prevedere more e sanzioni per alcuni tributi delle imprese locali: se non pagherete TARI o IMU rimarrete semplicemente debitori, un accordo che abbiamo condiviso con il dirigente del settore finanziari per fare la nostra parte rispetto al perimetro d’azione che ci è concesso.”

A concludere la parte istituzionale l’intervento di Mariano Calisse per la Provincia “In situazione di emergenza e di guerra dovrebbe essere concessa agli amministratori maggiore libertà. E’ nostro obbligo riportare ai referenti politici le esigenze territoriali diverse da quelle di una metropoli, è ora di valutare una legge diversa per le aree interne e montane. A prescindere dall’appartenenza politica pur ribadendo il giudizio negativo sul nuovo decreto in discussione in queste ore, vedo un piccolo segnale positivo essendosi aperta una frattura tra chi pensa sia ora di convivere con questa epidemia e chi applica misure più restrittive. Si è arrivato quantomeno in CdM a parlare dell’ampliamento del coprifuoco dalle 22 alle 23. Dal punto di vista amministrativo nulla osta a venire incontro alle vostre richieste, dal punto di vista politico è obbligo farci carico e sollecitare esigenze diverse da parte del territorio.”

La parola è rimbalzata tra una parte e l’altra, con le richieste alla Regione da parte di Marinella Tosoni Vincenti Mareri di sburocratizzare quello che è l’accesso e la partecipazione ai bandi comunitari che sono molti "chiediamo di istituire uno sportello d’assistenza soprattutto per chi non è in grado di rivolgersi al digitale. Istituzione di un fondo a sostegno di tutti coloro che non hanno avuto diritto, in maniera molto discutibile, all’ultimo contributo, per chi non sarà impossibilitato a spostarsi all’aperto e per chi apre solo la sera. Tutte le istanze saranno girate ai rappresentanti della Regione e del Governo che potranno intervenire in sostegno delle amministrazioni locali".

In collegamento audio sono intervenuti il consigliere regionale Fabio Refrigeri e l’on. Paolo Trancassini, gli altri deputati non erano presenti per motivi istituzionali ma hanno assicurato contatti nei prossimi giorni “Questa è una delle categorie che ha più pagato – ha concordato Refrigeri - Ci si deve concentrare sul pregresso che non può pesare solo sull’amministrazione comunale ma dobbiamo anche capire come ci giochiamo il futuro.  L’aspetto principale su cui concentrarsi è come si riparte e che non si chiuda più, capendo quali misure mettere in atto e senza troppe differenziazioni nelle aperture: fin quando non cessa l’emergenza sarà difficile, bisogna essere molto rapidi sotto l’aspetto sanitario, entro maggio il numero dei vaccinati sarà molto più elevato” Il deputato di Fratelli d’Italia ha invece basato il suo intervento sul ruolo di benessere psico-fisico che il settore Horeca riveste ad esempio per i nostri giovani, plaudendo all’iniziativa di Tutti Unitissimi  che permette  di gridare attraverso un’unica voce le esigenze di tutti, ottimizzando al meglio forze, idee e proposte in vista anche del prossimo scostamento di bilancio. “Una categoria non abituata ad essere assistita, di imprenditori non abituati a protestare ma a lavorare a testa bassa e chi è abituato a lavorare fa fatica ad accettare regole antitetiche anche rispetto al buon senso, capire che non può più farlo, o può farlo solo all’aperto o in determinate ore”.  

 

E dopo tanta pacatezza e riflessioni razionali arriva Fabrizio Fiorentini a rappresentare quelle che sono le sensazioni, i sentimenti di chi porta avanti la lotta per la sopravvivenza e lo fa talmente bene da spingere sull’orlo della commozione molti dei presenti.

“Tutti noi ricordiamo il 9 marzo del 2020, un momento epocale della nostra vita in cui il nostro Presidente ci chiedeva di entrare in guerra. Ed era vero: non c’erano carrarmati, armi, un vero esercito, ma le armi del nostro nemico avevano gli stessi effetti: bare, ospedali pieni, scene tragiche. Siamo entrati tutti in combattimento dimenticando interessi personali, diritti, lavoro, dovevamo solo vincere una guerra. Non sono parole mie sono parole dette dai nostri rappresentanti istituzionali. Bene, ho sentito parlare qui di leggi, norme, quando c’è un settore, dei cittadini che da 14 mesi hanno diritti costituzionali negati. Noi non chiediamo denaro, chiediamo di non farci perdere la dignità. Vedere padri di famiglia, imprenditori, camerieri, ristoratori, pizzaioli bloccare le autostrade o con le pecore davanti Montecitorio, vuol dire perdere la dignità. Ho ascoltato la vostra disponibilità ‘perché siamo tutti sulla stessa barca’, però c’è una differenza grossa, perché su quella barca c’è chi rema e chi no, chi a fine mese ha uno stipendio e chi non ha nulla. Ho un amico con due figlie universitarie: da novembre va avanti con 600 euro al mese, non siamo tutti sulla stessa barca. Io faccio il pane, non ho astuzia politica, ma da un anno penso che in una situazione veramente difficile, drammatica, un segnale doveva esserci, partendo dal Presidente della Repubblica in linea verticale non sarebbe stato opportuno tagliare degli stipendi? Un gesto vale più di mille euro”

Risulta particolarmente toccato dall’intervento Nando Tosti presidente della Confcommercio (oggi decisamente più combattivo dietro le quinte) ma provato dai numerosi dinieghi ricevuti a fronte delle numerose richieste inoltrate a qualsiasi esponente politico istituzionale “Occorre uno sforzo in più”.

Carlo Stocco, a cui va il merito di aver organizzato ottimamente anche dal punto di vista della logistica e scenografico l’incontro riconoscendo il lavoro sicuramente svolto dai vari rappresentanti di categoria e a cui continuano a non essere date risposte ha annunciato tra lo sconforto e la rassegnazione “Noi non vorremmo arrivare ad un segnale di disobbedienza civile, aprendo comunque con i dovuti distanziamenti, ma se le nostre istanze non troveranno ascolto non posso garantirvi che alcuni di noi, esasperati, non prendano decisioni simili a partire dal 26 aprile”.

Contro questa decisione si pone Enza Bufacchi della CNA pur accusando il colpo per essere giornalmente a fianco di lavoratori che manifestano la stessa sofferenza “Mettere le persone nella condizione di non avere più nulla da perdere è pericoloso: ci si può aspettare di tutto. Non è più tollerabile sentire giudicare il Paese dividendolo in due fazioni: quelli che difendono la salute e chi invece insegue il business. Come se anche noi non avessimo tra i nostri familiari persone contagiate o perdite, non è giusto. Ma dovete ancora avere un po’ di pazienza. In 40 giorni in Sardegna è stata distrutta una praticabilità sconosciuta fino a poco tempo prima.  Condivido le vostre ragioni, vi comprendo profondamente, stiamo chiedendo tutti le stesse cose. Aspettate altri 14 giorni, convincete la gente a vaccinarsi e che vanno rispettate le regole: quello che non otterremo col Decreto potremo averlo con l’evidenza dei fatti.”

In rappresentanza della FIPE ma anche della Federazione Italiana Cuochi Elia Grillotti pone l’accento sul fatto che un gesto di disobbedienza civile verrebbe giudicato negativamente dai clienti e che ‘aprire’ non corrisponde automaticamente a ‘guadagnare’. “Il problema è che tentiamo di ragionare con chi sa benissimo cosa stiamo passando” Dopo l’insinuazione che alcuni come l’on. Trancassini hanno avanzata di un complotto nei confronti della categoria tutta, Elia solleva quella di favoritismi alle banche o a qualche società nazionale di delivery. “Siamo impotenti, chi è in grado di capire il meccanismo da toccare lo faccia”  

“Noi siamo quella categoria che è rimasta aperta – dice  Michele Casadei per Federalberghi – rientriamo tra chi ha subìto la schizofrenia pagandola di tasca propria di una zona rossa a dicembre annunciata poche ore prima, quella che ha comprato decine di mila euro di skipass per evitare file al botteghino e 12 ore prima bloccati. Il sistema ci sta mettendo uno contro l’altro ed invece il Governo deve ascoltarci: vogliamo usare questa forza data dell’unità per affrontare tutti i temi che riguardano il nostro territorio, Salaria, contratto di sviluppo del Terminillo, promozione della Regione per la nostra provincia. Non perdiamo questa grinta, questa forza: io non voglio dire da trentenne che me ne debbo andare. Io voglio investire sul futuro: non immaginando Rieti tra tre mesi ma tra 30 anni”.

Pasquale del Re della Federlazio ha di nuovo acceso i riflettori sulla preziosità e la bellezza di questa Città: un Paradiso terrestre che i reatini dovrebbero capire un po’ di più. Ha attaccato la politica delle banche diretta alla filiera: aiutare la grande impresa (il più delle volte scatole vuote) la maggioranza invece delle aziende italiane non supera le 200 persone.

Leggermente controcorrente Sandro Del Grande Confartigianato che vede nella proposta unitaria un limite anziché un vantaggio “Unire gli intenti sì, anche se la pluralità delle richieste potrebbe avere risultati diversi. Ognuno deve continuare ad inoltrare ulteriori richieste e a fare la propria battaglia.” Infine Raniero Albanesi in rappresentanza del MIO confederata con Confindustria mettendo in evidenza come alcune misure ci siano ma non siano abbastanza conosciute come il bando rimborso IRAP della Regione Lazio utilizzando i fondi europei tramite il Temporary Framework “E’ vero che non vogliamo contentini ma ci sono persone che sono indietro con l’affitto, non ce la fanno a ripartire senza un adeguato sostegno economico. Abbiamo una situazione debitoria peggiorata: come facciamo a fatturare più del passato? Abbiamo inoltrato richieste sulla possibilità di utilizzare fondi di competenza regionale per costi fissi, quota dipendente, piccola agricoltura e pescocoltura. Uniamoci per spingere questa parte”. 

Il successo dell’incontro e i complimenti ricevuti hanno comportato la decisione avanzata da Marinella Tosoni Vincenti Mareri dell’istituzione ufficiale di un tavolo permanente di monitoraggio, di stimolo fattivo per accelerare e studiare misure necessarie e urgenti.

21_04_21

ph M. D'Alessandro

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