a cura di Maurizio Festuccia

Aprile 2024

EXCELLENCE

EXCELLENCE: STEFANO POZZOVIVO

persone

di Maurizio Festuccia -  Inauguriamo questa nuova rubrica per dare risalto a persone e personaggi della nostra terra che, in un settore o nell’altro, si sono distinti nella propria vita o in parte di essa. Sarà per conoscerli meglio, per entrare maggiormente nel loro intimo, nello scoprire aneddoti e capacità non sempre rese pubbliche. Rieti è piena di queste...“Excellence”, ed ognuna merita le luci di una ribalta mediatica, come quella di Format, che penetra innumerevoli realtà familiari da quasi trent’anni.

A scagliare la bottiglia di spumante contro lo scafo di questa, ci auguriamo, gradita rassegna, per il suo varo, è Stefano POZZOVIVO, notissimo conduttore radiofonico, reatino doc, che dopo una militanza di varie stagioni di fronte ai microfoni di emittenti locali, ora sta spegnendo le sue 36 candeline davanti a quelli di Radio Subasio, ma non solo... 

Stefano, dati i tuoi trascorsi, ed il tuo presente, a tutt’oggi è più  interessante insegnare o imparare?

“Chi fa un mestiere come il mio, da ormai quarant’anni ed oltre, non ha imparato da lezioni codificate come ormai si fa, o si tenta di fare, nelle istituzioni formative oggi.

Da diversi anni, ricopro il ruolo di docente del Laboratorio radiofonico presso il corso di laurea magistrale in Comunicazione pubblicitaria Storytelling all’Università per stranieri di Perugia, per insegnare ad una settantina di allievi di varie nazionalità europee. La prima domanda che mi rivolgono è come si fa..., ma nessuno fino ad una decina di anni fa ci spiegava come... avremmo dovuto fare; ascoltavamo consigli solo da chi, prima di noi, per esperienza personale, aveva già percorso quella strada o apprendevamo ascoltando la Rai ai tempi di Maurizio Costanzo e Dina Luce, un’eccellente ‘scuola’ direi per chi sentiva di iniziare ad appassionarsi a questo mondo.

Al tempo la radio era il teatro dell’immaginario in cui il fascino suscitato da una voce superava alla grande quello esercitato dall’aspetto fisico e chiunque, tenendo in evidenza questo non insignificante aspetto, avrebbe voluto tentare quel sentiero (oggi le telecamere in studio rimandano, oltre alla voce, anche un’immagine, e possono anche cadere miti...!)

Si provava a capire se quel mondo fosse il più giusto e stimolante per te; se si stesse rafforzando quel tipo di vincolo al punto da volersi perfezionare ed andare avanti oppure  recedere definitivamente.

Personalmente i miei riferimenti su cui studiare li ho avuti tutti ascoltando le maggiori emittenti che si affacciavano a quei tempi in Fm e l’idea di continuare prese piede. Si rafforzò talmente che volli iniziare il mio percorso radiofonico inizialmente dalle frequenze di Radio Sabina 2000 (era il 14 ottobre 1984) per passare poi a quelle di Radio Mondo e, successivamente, a quelle di Radio Onda Verde fino a varcare la soglia (quasi per caso...) di Radio Subasio, nella e per la quale ancor oggi, dopo 36 anni di onorato servizio, continuo a trasmettere.

E’ pur vero che il processo di evoluzione nella conduzione va di pari passo con l’aggiornamento linguistico che il tempo impone e ciò che ti sembrava perfetto, idoneo, vent’anni fa, ora risulta obsoleto, superato. Oggi, fortunatamente, la voce matura e non invecchia, ma cambiano i concetti, il mercato, l’attualità, i contenuti ma anche e soprattutto i contenenti. Mi sono sempre occupato all’Università di tono prosodico che è la ‘confezione della parola’ e registro, tra i ragazzi di oggi, una difficoltà nel codificare quel che poi dicono.

Esempio eclatante sono i messaggini da smartphone: un tempo, una frase scritta avrebbe potuto essere interpretata in modo sbagliato, poi con l’avvento degli emoticons (le faccine) al seguito di uno scritto, si è potuto dare un senso, un ‘colore’, un ‘tono prosodico’, più circostanziato emotivamente, a ciò che effettivamente si voleva far arrivare al destinatario. In questo c’è la chiave di ciò che si dovrebbe fare di fronte ad un microfono.” 

Perché, quindi, un conduttore ‘funziona’ rispetto ad un altro?

“Perché un conduttore prima è se stesso e poi ciò che gli impone la linea editoriale della propria radio. Perché la musica è sicuramente l’ingrediente fondamentale ma quello che rende maggiormente è la personalità, oltre la stessa voce e timbrica. Se emerge questo elemento, se la personalità è interessante, l’ascoltatore si affeziona, si fidelizza, e lo ascolta, lo segue in modo diverso da chi, pur dicendo le stesse cose non le espone con la stessa empatia.

Per tornare alla domanda iniziale, sia insegnare che imparare sono due facce della stessa medaglia, parimenti entusiasmanti, sono due sfide, perché più che mai oggi abbiamo la necessità di accattivare, di affabulare, di affascinare e coinvolgere l’ascoltatore ma anche sul piano formativo valgono le stesse regole, le identiche capacità. Il processo comunicativo, ed empatico, che si adotta, se si è capaci di esercitarlo, le accumuna rendendole entrambi affascinanti. Ci sarebbe da parlare ore dell’argomento ma non credo tutto questo possa interessare più di tanto all’interno di questa rubrica, sarebbe una lezione interessante ma preferisco andare oltre...” (faccina sorridente!). 

Da come ne stai parlando, è evidente l’enorme stimolo e la grande soddisfazione nel percorso, parallelo alla conduzione in radio, che stai portando avanti.

“Indubbiamente. Lo avverto da come i ragazzi, nell’Università, seguono ciò che cerco di trasferire loro tra ciò che ho imparato sul campo e quello approfondito studiando. E’ molto stimolante questo ruolo, questo impegno che ho voluto sposare da qualche anno in qua perché mi dà la possibilità, ed il piacere, di consegnare nelle mani di giovani interessanti (ed interessati) le chiavi ideali, lo strumento prezioso per meglio relazionarsi, comunicando nel modo migliore, con gli altri.”

 Hai un sogno nel cassetto, magari ancora in embrione, che stai coltivando?

“Mi piacerebbe diventare un provetto film-maker. Negli ultimi tempi sto affinando le mie capacità di comandare droni (per cui ho già preso regolare patentino) per fare riprese particolari e metterle a disposizione, magari, di un ‘corto’, una delle mie aspirazioni maggiori dell’ultimo periodo.

Già ho prodotto qualcosa che ritengo interessante: pillole video di 3/4 minuti su temi di architettura, che girano in rete, delle quali ho scritto storyboard e sceneggiatura, cercato le location e, ovviamente, messo la voce del commento audio, oltre alla scelta della parte musicale di sonorizzazione.

Il drone ti restituisce una oggettività che noi non abbiamo nella soggettiva della prospettiva che il nostro normale sguardo ci impone.

Riprendere scene e paesaggi dall’alto è una cosa che mi affascina moltissimo. E’ indubbiamente un settore molto stimolante sotto vari aspetti ma anche altrettanto impegnativo, e per le norme da rispettare che ne regolano l’utilizzo a livello ENAC (con corsi paritari ad un reale brevetto di volo aereo) e per il tempo che richiede l’esercizio; ahimè, sempre meno a disposizione.” 

Nella tua vita degli ultimi tempi c’è anche un impegno in campo politico-sociale.

“Le esperienze che ho fatto sono sempre partite da un aspetto umano, da una conoscenza e senza nessun tornaconto personale che, magari, qualcuno ha pensato (male) esistesse. E’ accaduto in una unica circostanza: è stato solo con l’amico Antonio Cicchetti al tempo della sua ultima elezione (bellissima esperienza...) declinando in seguito l’invito a provarci di nuovo con l’attuale sindaco. Sul sociale, invece, oltre a ricoprire il ruolo di consigliere della Fondazione Varrone, sono orgoglioso di far parte del Rotary Club Rieti di cui l’anno prossimo diverrò presidente. Rotary è ‘servizio’ e presiederlo non sarà cosa semplice anche e soprattutto perché il nostro statuto prevede un’attenzione particolare a favore del terzo settore per il quale saranno messe in campo diverse contribuzioni ed iniziative. Nella vita si prende e si dà e, con questa appartenenza, nel ruolo che andrò a ricoprire, sento personalmente di dover dare molto a questa Città proprio come obbligo morale. Il senso di appartenenza alla collettività, come ‘reatino’, me lo impone, sebbene lo faccia con immenso piacere da sempre. Vado e torno da Subasio ogni giorno ormai da oltre trent’anni (ho percorso quasi 1.500.000 km a tutt’oggi) ma la mia vita, la mia terra, le mie vere amicizie, i miei affetti, son qui e non mi sposterei mai da Rieti, dalle mie radici. Quando servi, devi esserci.

Se il caso prima, e la scelta poi, mi ha portato ad operare e crescere fuori da queste mura, è bene farci sempre ritorno. Dare qualcosa, se non tutto, e spendersi il più possibile, con il proprio modesto contributo, alla causa delle necessità della collettività delle proprie origini, è cosa a cui mai rinuncerei.

E mai rinuncerò.”

da Format gen-feb 2024

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