Giugno 2020

SALUTE

EVOLVERSI DI UNA EMERGENZA

Il racconto del dott. Marchili responsabile Malattie Infettive

salute, sanità

Se nel nostro ultimo incontro, che risale a circa tre mesi fa, avevamo tratteggiato il quadro di una minaccia che, profilatasi all’orizzonte a fine dicembre 2019 stava appena comparendo in Italia, in questi ultimi tre mesi la pandemia, ha pesantemente coinvolto il Paese, arrivando ad interessare anche la nostra provincia. Abbiamo quindi nuovamente interpellato il responsabile UOSD Malattie Infettive dell’Ospedale de Lellis, dott. Mauro Marchili per tracciare un bilancio su quanto accaduto.

“Oltre ad alcuni iniziali focolai epidemici sporadici, correlabili direttamente o indirettamente al dilagare dell’infezione nel settentrione, a fine Marzo come noto sono di fatto “esplosi” i casi di contagio e malattia in diverse strutture residenziali per anziani, tra cui il maggior numero presso la Casa di riposo Santa Lucia di Rieti e l’ALCIM di Contigliano (divenuto “zona rossa”) con conseguente diffusione dell’infezione anche tra operatori dell’assistenza e famigliari. La decisione, rivelatasi poi felice, dell’Azienda di farsi carico dell’assistenza sanitaria di gran parte dei colpiti “in loco” ricorrendo al ricovero ospedaliero solo per i casi più complessi, ha demandato all’Ospedale un impatto assistenziale che, seppure impegnativo, diversamente sarebbe stato pesantissimo. A livello ospedaliero, di fronte all’ondata di ricoveri provenienti sia dal territorio che dalle strutture residenziali le strategie di contenimento strutturate su livelli progressivi di impegno potenziale che l’Unità di Crisi aveva predisposto, hanno ben tenuto, con un risultato complessivo a mio giudizio più che soddisfacente. Per la prima volta in tanti anni ho visto lavorare fianco a fianco in uno scambio di esperienze prezioso e costante più specialità. Parlando da Infettivologo, ci è stata particolarmente preziosa l’opera dei colleghi della Pneumologia e di quelli opportunamente distaccati dalla Medicina, con i quali abbiamo lavorato h24 in unico team, dei medici del Pronto Soccorso/Medicina d’Urgenza e del Centro Rianimazione, dei colleghi della Radiologia e del Laboratorio Analisi. Più in generale, nessun settore dell’assistenza ospedaliera è stato risparmiato e tutti hanno meritato e meritano la gratitudine mia personale e dell’intera comunità.

Quali criticità ha evidenziato questa emergenza?
“A livello planetario, che siamo parte di un sistema di cui dobbiamo rispettare gli equilibri.
I virus ad RNA, come i Coronavirus, rimescolano frequentemente il loro materiale genetico; il virus Sars-Cov2, al di là di fanta-ipotesi complottistiche, alimentate per opportunità politica ma smentite scientificamente, è il risultato di mutazioni che hanno reso possibile, attraverso il “salto di specie” favorito dall’iper-antropizzazione degli ambienti selvatici,  l’adattamento all’uomo e la trasmissione interumana di un ceppo virale inizialmente solo animale. Lo stesso è stato per HIV e per Ebola. La globalizzazione fa il resto; la possibilità di eventi pandemici era in questo senso prevedibile, come vi è consapevolezza che, a condizioni invariate,  altri potranno svilupparsi nel futuro”.

A livello di politica sanitaria?

“La necessità per non dire l’obbligo del superamento in condizioni emergenziali della frammentazione regionalistica della Sanità; il dovere di una pianificazione sanitaria nazionale avente come obiettivo primario la salute dei singoli; i limiti della privatizzazione selvaggia dell’assistenza; l’importanza della ricerca. Nello specifico, a livello locale, la conferma dell’importanza dell’approccio multidisciplinare; la necessità di rafforzare, cosa già in atto, la rete del territorio ed il contributo dei MMG. Potremo inoltre avvalerci a brevissimo di metodiche di diagnostica molecolare fornite direttamente dal nostro Laboratorio Analisi”.

Dopo questo periodo così impegnativo, quale ritiene possa essere è l’esperienza personale maturata?

“Dal punto di vista meramente scientifico, confrontarsi con il nuovo è sempre un’esperienza esaltante; per me fu così anche ai tempi della scoperta del virus HIV e dell’AIDS.
Nel giro di pochi mesi gli studi mondiali su Sars-Cov2 e Covid-19 si sono moltiplicati esponenzialmente e le conoscenze acquisite hanno spesso  ribaltato o rivoluzionato le ipotesi iniziali.
Abbiamo visto modificarsi in itinere terapie, test diagnostici, ipotesi eziopatogenetiche; ciò che un dato giorno sembrava certo è stato messo in discussione il giorno dopo; ad oggi, non disponiamo ancora di una metodica diagnostica di certezza, e la vicenda è tutt’altro che conclusa. Abbiamo toccato con mano la drammatica evoluzione in poche ore delle forme più gravi, ma anche fortunatamente, a patto di un impegno sanitario straordinario, la felice risoluzione della maggior parte di esse.
Abbiamo provato di nuovo come ai tempi dell’AIDS, quando le cose sono andate male, il senso di impotenza dato dal non avere certezze da offrire, seppure mitigato dalla consapevolezza di aver fatto sempre ed in buona fede il possibile.
Restano l’impegno fino alla sofferenza fisica del personale sanitario dei reparti direttamente coinvolti (infermieri ed ausiliari in particolare, per la specificità delle loro mansioni) nel prestare assistenza per ore vestiti come astronauti, quindi senza la possibilità di entrare in contatto empatico con i pazienti e portare quel conforto a volte necessario, vivendo contemporaneamente comprensibile timore per l’incolumità propria e dei propri cari.
Non sono, non siamo eroi, o non lo sono o siamo più degli agenti di Polizia o dei Vigili del Fuoco quando fanno il loro lavoro; ma lavoratori che meritano rispetto e soprattutto comprensione: tutti dovrebbero ricordarsene, quando questa fase sarà passata e la retorica sfumata.
Resta purtroppo a tutti noi l’amarezza per le persone morte in forzata solitudine e per i saluti negati ai parenti in quarantena. 

Se le dovessimo chiedere dove stiamo andando, cosa risponderebbe?

“I risultati acquisiti a livello nazionale sembrano ad oggi del tutto ascrivibili alle politiche di distanziamento sociale e prevenzione molto opportunamente adottate. Ipotesi di mutazione benevola del virus non sono in alcun modo suffragate da evidenze scientifiche. Vaccino e terapie certamente efficaci al momento non ve ne sono. Focolai epidemici possono ancora svilupparsi in qualsiasi momento, anche se, forti dell’esperienza vissuta, abbiamo buoni motivi per pensare di poterli individuare prima che dilaghino irreversibilmente.
Ma serve la consapevole collaborazione delle persone; serve non abbassare la guardia; serve osservare le disposizioni di distanziamento e prevenzione; serve tenersi pronti, preparandosi al peggio lavorando per il meglio. Persone sono morte, la sofferenza è stata tanta e reale e bisogna fare ogni sforzo per scongiurare una nuova ondata epidemica, che sia domani o nell’autunno prossimo”.

La Città, il territorio ringraziano quanti si sono spesi nel fornire le cure necessarie, in ogni ambito.

“Io rivolgo un ringraziamento personale a tutti quei tanti che ci hanno fornito supporto con donazioni di materiali o altro o anche con semplici parole di incoraggiamento, dimostrando fattivamente il loro prezioso spirito di appartenenza alla comunità: grazie”.

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