Aprile 2024

EDITORIALE

DOMANI È GIÀ QUI

società

 

di S. Santoprete - E’ nata una nuova vita nella nostra famiglia. Lo dico pubblicamente perché, guardandoci indietro, non c’è stata una sola tappa importante (il matrimonio con Maurizio, la nascita dei figli, la scomparsa di persone care) che non sia stata condivisa con chi ci ascoltava (al tempo della radio) o con chi ci legge ora. Pregustavo questo periodo di ‘avvento’ ed il successivo, come una sorta di momento sabbatico in cui tutta la mia quotidianità si sarebbe fermata per darmi modo di rivivere emozioni e sensazioni ormai distanti. Tra i desideri di ognuno credo alberghi da qualche parte quello di staccare la spina, e lasciare che il tempo ci scorra addosso senza curarsi delle lancette sul quadrante.

Nel frattempo qualcosa deve essere andato storto però lì dove i sogni diventano realtà ed improvvisamente una serie di avvenimenti ha scatenato il caos, raddoppiando la richiesta di energia da profondere. Così ci siamo trovati anche noi a ‘partorire’ nuove idee, nuove connessioni, nuovi scenari. Dopo ben 45 anni vissuti nella storica sede di via Calcagnadoro 22 - sia pure in due appartamenti diversi - è ora di fare i bagagli e traslocare altrove. Aria nuova per una rinnovata progettualità che si rifletterà anche in ciò che portiamo avanti e che condividiamo con voi lettori. ‘Format-tiamo il 2024’ avevamo detto: e mai frase era stata più autentica, sia pure, qualche mese fa, con qualche nostra inconsapevolezza.

Il futuro quindi è oggi: come il titolo della copertina di questo numero. Prima però c’è molto da fare: esaminare, catalogare, smistare, inscatolare un intero archivio dalle dimensioni improponibili. E c’è anche da affrontare la prova più dura: lasciare andare. Sarò pronta? Mentre le mani si muovono, osservando minuziosamente ogni oggetto, documento, lettera, elenco, scorre davanti ai nostri occhi un lungo film mai terminato. La radio, le interviste, i vinili, i cd, i concerti, Sanremo, il Festival di Primavera, i cantanti, le presentazioni, la Festa del Sole, l’Estate Insieme, la Maratona di Primavera, i Carnevali, l’8 marzo, gli eventi storici. Basta schiacciare il tasto play per una delle centinaia di audiocassette ancora a disposizione, per riempire la stanza delle voci di chi qui dentro parlò ad un microfono, sfogliare la montagna di foto per rivedere volti, riconoscere momenti, ricordare manifestazioni pubbliche o private: un patrimonio che farebbe gola a chiunque avesse il tempo di digitalizzare parte della storia di questa città. Ogni tanto sorrido, ogni tanto corro a condividere una riscoperta, qualche volta invio su whatsapp un regalo inatteso a qualcuno, altre scrivo un post con l’entusiasmo di un’archeologa. Su ogni scatolone chiuso, un sospiro e la descrizione del contenuto, uno sopra l’altro, accatastati. Ogni scatolone un pezzetto della nostra vita ed un’esperienza in più nel nostro bagaglio. E’ un esercizio che consiglio. Tutti noi in un periodo di stanchezza, quando la capacità di mantenere il passo sembra abbandonarci, dovremmo farlo. Ripescare nel nostro vissuto, raccontarsi di nuovo il proprio percorso per sentirsi più saldi sulle gambe, sotto... le nostre radici. Sono anni voraci questi, macinano persone e gesti, chiedono skills, pretendono know-how, un’era in cui resettiamo e aggiorniamo continuamente, con una fatica enorme. 

Pur essendo affascinata dalla tecnologia sono e rimarrò una Baby Boomers della Generazione X, non avrò mai un rapporto fluido con il digitale, continuerò ad utilizzare anche i media tradizionali, guarderò con ammirazione il mio smartphone dalle mille prodezze e mi sentirò sempre penalizzata rispetto ai piccoli Alpha che dentro questa realtà sono piombati.  Ma i conti con il passato aiutano a vedere tutto con nuova consapevolezza: all’abilità di quanto fatto senza averne nemmeno i mezzi, alla capacità di inventare strumenti che nessuno metteva a disposizione, alla creatività che sopperiva all’assenza di facilitazioni, al piacere dell’attesa, alla passione che smuoveva le montagne, alle sfide lanciate e vinte, all’ostinazione, al formarsi di una coscienza, alla necessità dell’impegno e della responsabilità. E mentre attendo quello che sarà il momento più critico emotivamente, mi ripeto che sì... siamo una bella generazione, capace di provare ancora entusiasmo e di andare avanti con coraggio, un passo dopo l’altro, senza rete, sul filo sospeso tra il presente e... domani.

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