Ottobre 2022

SALUTE

DE LELLIS ED EMERGENZA: DIAGNOSI COMPLESSA

salute, sanità

di S. Santoprete - Della sanità e dei suoi problemi questo giornale si è da sempre interessato. Non per mortificare coloro che lavorano all’interno dell’ospedale de Lellis disconoscendo il grande carico di lavoro e la scarsa gratificazione ottenuta negli anni, ma per difendere e tutelare in modo netto i cittadini nel loro massimo momento di fragilità e bisogno, quello della malattia e della vecchiaia. L’attacco che si sta sferrando a livello nazionale alla sanità pubblica è serio e un territorio vasto e disagiato come il nostro non può permettersi di ignorare il problema. Iniziamo dicendo che essere vecchi non è una colpa, che oggi possiamo bearci di avere nonni sprint, autonomi, capaci di aiutare praticamente intere famiglie. Sono baby-sitter, cuochi, collaboratori domestici, dog sitter, agenzie di snellimento pratiche, hanno facebook, whatsapp, fanno selfie e lavorano al pc. Si informano, viaggiano, vivono. Ma quando solcano quella porta che li conduce all’interno di un pronto soccorso, diventano altro: sono i loro dati anagrafici ad esser visti, non la loro esistenza. Ed allora non fa nulla se fino a ieri eri in bici a solcare montagne, se sei appena tornata da sola dal parrucchiere, se stavi giocando a burraco con gli amici fino a un mese fa: quando la malattia ti prende alle spalle e ti conduce all’interno del girone dantesco della sanità tutta la rete di protezione, le accortezze, la voglia di garantirti una qualità di vita serena, crollano dinanzi alla necessità di agevolare i ritmi di lavoro di una struttura che non fa distinzione. Inghiottiti.

E chi continua a dire che il pronto soccorso non può essere una risposta a tutti i bisogni ma solo alle emergenze, forse non ha ancora ben capito l’enorme dilemma che ogni famiglia si trova ad affrontare nello scegliere di ricorrervi per un proprio caro. Quanto reggerà all’attesa? Quanto si smarrirà nel non riconoscere volti, pareti, oggetti? Quanto sapranno prendersi cura di lui/lei? L’era Covid e post Covid ha creato alibi per comportamenti che nulla hanno di umano: non si possono lasciare familiari senza notizie per un periodo tanto lungo, non si può accettare di vedere le persone più fragili parcheggiate senza qualcuno che porti loro conforto o una bottiglia d’acqua o un pasto dopo ore. Sentiamo già replicarci “I malati cronici non dovrebbero rivolgersi ai pronto soccorso” e dove allora? Dateci la vera risposta, non i proclami, non i progetti. Sappiamo che prioritario per la direzione è ciò che avviene all’interno, nelle sale di osservazione e non lungo il corridoio, ma è lì che il lavoro e la ‘cura’ di anni rischiano di sfaldarsi in un istante. Vorremmo riavere indietro un corpo guarito, ma anche vederci restituito il resto. Ed invece le storie si ripetono, si sovrappongono, le segnalazioni non cessano e solo alcune, suffragate da testimonianze ufficiali emergono. C’è chi si sa difendere e chi invece deve passivamente subire. E non servono prima gli attacchi, poi i risentimenti, le scuse ed infine le giustificazioni, da parte dell’Asl o della direzione del PS, in molti ormai sono convinti che il problema non voglia essere seriamente risolto, iniziando almeno dall’aspetto organizzativo. E che un po’ di formazione psicologica non farebbe male nell’interfacciarsi con chi soffre, se c’è chi scappando da Rieti fa ai giornali dichiarazioni non lusinghiere (non le citiamo per non essere tacciati di ‘danneggiamento d’immagine’). Siamo anche consapevoli  che paghiamo lo scotto di 30 anni di numero chiuso nelle specializzazioni sia della Medicina di famiglia che in quella di emergenza-urgenza, così come (fatto gravissimo) del mancato adeguamento economico dei medici assunti rispetto a quelli delle cooperative private, o alle paghe orarie  riconosciute ai medici vaccinatori. Soldi che finiscono nelle tasse delle cooperative e non compaiono alla voce ‘personale sanitario’ in bilancio, come continuano a sottolineare i nostri medici ospedalieri, ma in quella ‘beni e servizi’.  Una distorsione che mette in ginocchio i sistemi sanitari regionali (interessantissima l’informativa del governatore Occhiuto in consiglio regionale “Centinaia di medici si dimettono dal pubblico e vanno a lavorare nelle cooperative, togliendo energie e risorse al pubblico”!) Per non parlare del fenomeno dei ‘medici con la valigia’ verso la Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte o Liguria, dove i Dea pagano per la “prestazione aggiuntiva”, lo straordinario, cento euro lordi all’ora. Nel Lazio, per la stessa voce, sono riconosciuti 60 euro. Il 40 per cento in meno. (Qualcuno ha fatto il conto dei medici ed infermieri dimessisi negli ultimi tempi dal nostro ospedale?) Così come a ‘premere’ sul pronto soccorso e lo sappiamo  è la carenza di posti letto nei reparti, con l’effetto di avere pazienti in attesa per diverse ore o giorni sulle barelle o l’avvenuta sottostima delle carenze di organico (E a Rieti, «stante la carenza di dotazione organica della Pediatria-Neonatologia, che non consente di garantire i regolari turni di guardia e in particolare la presenza nelle 24 ore in Sala Parto e Sala Operatoria Ostetrica per assicurare l’assistenza dei neonati al momento del parto», devono arrivare, come le cicogne, i medici in trasferta dall’ospedale romano Cristo Re - Il Tempo 8.10.22): un allarme lanciato in città da anni e a cui nessuno ha mai dato ascolto, insieme a tanti altri aspetti macroscopici evidenti a chi vive quotidianamente al fianco dei malati e rimasti sopiti durante l’era Covid. “Qualcuno si è mai chiesto perché, nonostante la nostra ASL negli ultimi tre anni abbia bandito 4 Concorsi a tempo indeterminato, numerosi Avvisi pubblici (12), non riesca più a trovare medici disposti a lavorare in Pronto Soccorso (cosa peraltro che accade anche nel resto d’Italia)?” si chiede il direttore del Pronto Soccorso De Lellis dottor Flavio Mancini, giustificandolo però solo con alcuni aspetti: turni massacranti e impossibilità da parte della  struttura di svolgere solo ed esclusivamente il proprio ruolo.

E quando la politica, anziché presentarsi con i propri rappresentanti istituzionali a convegni e conferenze stampa della Asl, avanza domande e tende una mano in cerca di risposte, come nel caso della consigliera Lidia Nobili - “per la situazione drammatica del nostro Pronto Soccorso in particolare e delle prospettive per tutta la Sanità provinciale” - ecco la risposta da parte della Asl che invita  ad una semplice comparazione tra la rete di servizi attivati negli ultimi anni e quella tessuta negli anni in cui la Nobili sedeva in consiglio regionale. Risposta non molto apprezzata dal presidente della commissione Sanità Giovanni Grillo “Mi attendevo una presa di coscienza, ed un elenco di misure messe in campo per arginare le problematiche che emergono, ma così non è stato. Gli unici dati ufficiali ad oggi in nostro possesso, riguardano una classifica del Sole 24 Ore  ove su 12 indicatori, la sanità reatina è risultata la 107ma  provincia su 107... Aggiudicandoci il cucchiaio di legno. I dati si riferiscono al 2019, quindi precedenti alle difficoltà che tutti abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo, sarebbe interessante un aggiornamento per capire ove siamo posizionati oggi” Annuncia quindi la convocazione di una Commissione Sanità alla quale invitare il Direttore Generale ed il Direttore Sanitario, congiuntamente ai rappresentanti delle associazioni. In campagna elettorale Daniele Sinibaldi promise di stoppare “scelte che appaiono corporative e che potrebbero far pensare più alla tutela di questioni individuali e meno al benessere collettivo” e di aprire, una volta sindaco, “su una nuova forma di partecipazione che veda protagonisti il mondo del volontariato e del terzo settore coinvolto in stretta collaborazione con il primo cittadino. La Regione Lazio deve ai reatini un sistema sanitario adeguato e lo deve agli operatori costretti a lavorare in condizioni inique”. Recentemente poi l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Rieti ha presentato in un convegno le linee guida per la gestione delle emergenze in RSA. Ciò che è accaduto, vivendo momenti drammatici sul nostro territorio in queste strutture, non può essere dimenticato come ha ricordato la vicesindaco Chiara Mestichelli “ora richiedono un’organizzazione strutturata e competente, da parte di tutti gli operatori interessati, compreso il Comune che, appunto, nella figura del Sindaco, svolge un ruolo istituzionale nell’adozione di atti contingibili e urgenti in materia di sanità pubblica. E’ importante dunque che vi sia una preparazione e una strategia organizzativa di gruppo, che consenta di affrontare in modo strutturato emergenze sanitarie che, a questo punto, non possono più essere considerate come eventi straordinari” Le premesse ci sono: quando si inizia? La politica può migliorare le cose, se riesce a guardarle anche attraverso gli occhi di chi si trova in prima linea.

(da Format sett/ott 2022)

 

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