Gennaio 2020

SALUTE

CORONAVIRUS, IL DR. MARCHILI CI AIUTA A FARE CHIAREZZA

prevenzione, sanità

 

Coronavirus, in pochi giorni si è passati dalla curiosità per quanto accadeva nella zona di Wuhan al panico per una diffusione a macchia d’olio in tante altre parti del mondo. Ormai anche a Rieti non si parla d’altro rischiando di diffondere una psicosi che non giova alla corretta informazione. Format ha quindi chiesto aiuto al responsabile del reparto Malattie Infettive dell’Ospedale de Lellis, dottor  Mauro Marchili.

Dottore come è attualmente la situazione nel nostro nosocomio?

“Non risulta nessun caso sospetto, si sono rivolti a noi per informazioni telefoniche alcuni medici di famiglia che hanno chiesto maggiori chiarimenti.”

Quali sono gli elementi che potrebbero far pensare al contagio e come occorre procedere?

“Il Public Health of England definisce ‘contatto stretto’ colui che si trova a meno di due metri per almeno 15 minuti con una persona infetta che tossisca o starnutisca.  Quindi non basta incrociarsi con un orientale in strada o al bar.  Ciò è vero anche se allo stato attuale non ci sono ancora abbastanza elementi per dire con assoluta certezza quando il virus si trovi alla sua massima concentrazione nel sangue o nelle secrezioni: sono in corso ulteriori studi su un virus che è comunque solo relativamente nuovo, in quanto omologo per il 70% a quello della SARS e quindi in parte assimilabile ad esso.

I sintomi principali sono febbre, mal di gola, tosse, difficoltà respiratorie; ma ciò non basta: per pensare al contagio o essere considerati a rischio, ad oggi, occorre anche provenire da zone interessate e presentare sintomi che insorgano entro i 14 giorni dal rientro.  In caso di situazioni dubbie, in ogni caso occorre cercare di limitare l’accesso spontaneo al Pronto Soccorso, specialmente senza aver preavvisato telefonicamente la struttura.

E’ invece opportuno allertare sempre il medico di famiglia; sarà lui che, effettuata una prima valutazione del grado di sospetto, permetterà a noi infettivologi di entrare in contatto con il paziente e prenderlo in gestione o, se e quando necessario, interessare lo Spallanzani.

Informazioni possono essere ottenute anche contattando il numero telefonico gratuito del Ministero della Salute 1500”

 

Qualora accadesse che una persona a rischio raggiungesse l’ospedale, come vi comportereste?

 

“Già in occasione della Sars e dell’Ebola sono state definite procedure aziendali per l’accoglienza in sicurezza dei pazienti sospetti evitandone il contatto con altre persone, adattate e riviste in base alla attuale situazione. Ci si attiene poi alle disposizioni ministeriali e regionali in materia; quando necessario,  si contatta lo Spallanzani e si agisce di concerto.”

 

Tossire, starnutire: anche in questo caso ci sono modalità suggerite

“Ci sono indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità valide per tutte le forme di patologie respiratorie diffusibili, dal raffreddore all’influenza fino al nuovo coronavirus: usare fazzolettini di carta e gettarli nel cestini, starnutire non nella mano, che verrebbe contaminata, ma nell’incavo del gomito per limitare la diffusione delle particelle di saliva, lavarsi frequentemente le mani.”

La raccomandazione ancora più importante ed estremamente valida in ogni caso  è lavarsi le mani

“Lavarsi le mani più volte possibile: uno studio interessante dimostrava come ci si tocchi viso e mucose anche 23 volte in un’ora con gesti involontari che rendono possibile la trasmissione dei germi. Quindi utilizzate acqua e sapone e, qualora non fossero disponibili, ricorrete ai gel idroalcolici. Se ad esempio si è in metropolitana o sull’autobus o si spinge il carrello del supermercato, è buona norma farlo subito dopo ed anche più volte; in ogni caso, il nuovo coronavirus non sopravvive a lungo nell’ambiente o sulle superfici.”

Mascherine a ruba, occorre dire che non tutte sono particolarmente efficaci

Servono come misura di prevenzione verso altri: se ho una malattia respiratoria, mettendola proteggo soprattutto gli altri dai miei germi e questo è un vantaggio per tutti: io proteggo gli altri e gli altri proteggono me. La mascherina di tipo chirurgico protegge dalle goccioline di saliva e dalle particelle di secrezioni “visibili” in quanto di dimensioni maggiori, ed è particolarmente adatta a questo tipo di impiego.

La protezione da germi che viaggiano per via aerea, cioè attraverso particelle secretorie piccolissime, inferiori ai 5 micron di diametro, si ottiene invece con i cosiddetti “facciali filtranti”, mascherine dotate di filtri con diversa capacità di filtrazione e ben aderenti al viso, la cui durata temporale di efficacia non è illimitata. Sono utilizzate per specifici impieghi professionali.” 

Quando preoccuparsi?

“Preoccuparsi non serve se insieme alla sintomatologia respiratoria non c’è stato un contatto significativo o una provenienza da aree a rischio. Attualmente il tasso di mortalità non è particolarmente alto; inoltre i casi mortali, tutti in Cina, hanno interessato sempre pazienti con importanti patologie concomitanti o in età avanzata."

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