Febbraio 2020

PERSONE & PERSONAGGI

CIAO BRENNO!

L'applauso è tutto per te

persone

(di Fabrizio Tomassoni) Brenno Padovini, venuto a mancare in questi giorni, ha rappresentato una figura tipica del suo tempo.

Non so se l'essere figlio di Dino, storico elettricista del Teatro "Flavio Vespasiano", gli avesse giovato nell'assumere l'incarico di custode di questo luogo tanto caro ai reatini: certo è che Brenno seppe calarsi nel personaggio con una reatinità tutta sua.

Vi arrivò, a quell'incarico, agli inizi degli anni settanta sotto la giunta-Aloisi, assumendo il testimone da Cipriano Piermattei... l'esatto contrario di Brenno!

Cipriano, infatti, si muoveva in silenzio, gestendo l'afflusso a palchi e platea con discrezione e delicatezza di gesti, regalando sorrisi e sopiti rimproveri per chi veniva pizzicato con la sigaretta accesa, specchio comunque di un tempo che era alla vigilia del suo girare pagina.

Brenno, invece, era impregnato di quella spontaneità, davvero tutta reatina: non si vedeva facilmente in platea, perché essendosi 'allevato' sulle tavole del palcoscenico del "Flavio", ne preferiva l'odore e la guida nel montaggio di scene e luci. L'accoglienza in platea era delegata, per lo più, alla moglie Marisa Antonetti, irripetibile padrona di casa.

E quando con "Sipario Aperto", tra il 1977 e il 1978, fui impegnato al "Flavio" in tre commedie, la presenza e l'ausilio di Brenno furono elementi integrati di quel vivere le prove e le stesse rappresentazioni.

Lo ricordo nel guidare il posizionamento delle pareti mobili e del loro fissaggio con le cantinelle, guidando ogni mossa con fischi finissimi e smoccolamenti degni di un personaggio di Pier Luigi Mariani. Ecco, Brenno sarebbe piaciuto molto a Pier Luigi perché senza infingimenti riusciva a declinare i sentimenti del vicolo di Rieti come pochi.

Preferiva il teatro vernacolare (sebbene si trovasse a proprio agio anche con grandi registi e artisti di grido o cantanti lirici famosi, su tutti Mario Del Monaco) e, quando nel 1978 in occasione de "Li Furisteri" di Savino Pasquetti, si pensò di costruire una introduzione onirica del secondo atto, subito Aldo Vella (regista della commedia) scelse Erika, la bravissima figlia di Brenno e di Marisa, già a proprio agio tra tulle e scarpe a punta: il suo volteggiare, illuminata da un unico faro di luce, fu un momento bellissimo, replicato per quattro sere e pomeriggi, e non tanto perché Brenno e Marisa potevano ammirare Erika esibirsi sulle tavole del loro teatro, quanto piuttosto portavano, come coppia, a primo compimento ansie e desideri di papà e di mamma.

Brenno era... Brenno, insomma: una barzelletta sempre pronta, la battuta a condire e sdrammatizzare questo o quel momento. Lo ricordo 'duellare' con la zia Evelina che, al botteghino del teatro, gestiva le prenotazioni spesso... a modo suo: un pomeriggio di prove, fui partecipe di uno sketch improvvisato tra Nino Taranto (a Rieti per una serata a lui dedicata), Brenno ed Evelina, in un mix di vernacolo partenopeo 'reatinizzato', degno del teatro di Scarpetta.

O come poter dimenticare, durante le prove, verso le otto di sera, il puntuale richiamo di Marisa che si affacciava dalla finestra che dava sul loggione per ricordare a modo suo che la cena era pronta... e questo, anche se erano in corso le prove di teatro o d'orchestra.

Ecco, questa è una Rieti che non c'è più, senza questi personaggi che ci hanno affiancato con bonomia ma anche con altrettanto sacrificio verso i giorni nostri.

Quante volte Brenno ha accompagnato la chiusura del sipario degli spettacoli nel suo teatro: oggi, lo salutiamo noi, accompagnando la chiusura del sipario sulla sua vita.

E come accade, secondo la regola, per ogni grande spettacolo, lo facciamo in piedi e con un meritato applauso!

 

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