a cura di Massimo Palozzi

Gennaio 2024

IL DOMENICALE

CENTRO STORICO PEDONALIZZATO, MEGLIO TARDI CHE MAI

città, rieti

di Massimo Palozzi - Se le anticipazioni giornalistiche saranno confermate, si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale. L’idea di pedonalizzare via Terenzio Varrone, l’ultima parte di via Garibaldi e l’intera via Cintia, eliminando addirittura i marciapiedi per favorire il cammino dei pedoni e dare aria alle attività commerciali ora soffocate dalle auto, non è soltanto un modo per riprogettare il centro storico ma rappresenta un’inversione a U rispetto alla politica seguita in questi ultimi trent’anni dalla destra al governo quasi ininterrotto del capoluogo.

Finora infatti l’orientamento era stato di aprire il più possibile al traffico le strade del centro eliminando quasi ogni residuo di Ztl, secondo il principio che così si facilita il passaggio e si avvantaggia il commercio. Un’idea antistorica ma pervicacemente perseguita nel tempo che, come era prevedibile, non ha dato grandi frutti.

La pedonalizzazione selvaggia è un errore come tutte le misure estreme o dogmatiche. Altrettanto povera di contenuti è però la tendenza inversa. Nelle vicende urbanistiche occorre prestare sempre grande attenzione alle conseguenze di ogni singola scelta e prima di innamorarsi di imperativi ideologici è opportuno valutarne i possibili impatti.

La crisi pandemica aveva addirittura rafforzato la convinzione degli inquilini di Palazzo di Città che per ridare fiato al commercio sarebbe stato necessario arrivare con la macchina di fronte alle vetrine dei negozi. La realtà invece è un’altra. Per quanto all’apparenza comodo, il traffico libero nel cuore di Rieti ha portato solo disordine, inquinamento e difficoltà negli spostamenti.

Quando negli anni Ottanta venne pedonalizzata via Roma si levò un coro di scetticismo, se non di aperta ostilità, nei confronti di una misura ritenuta da molti inutile e vessatoria. Oggi probabilmente nessuno si sognerebbe di chiedere la riapertura al traffico dell’antica strada, nemmeno di fronte alla dura crisi che ha investito le attività che vi si affacciano. Stesso discorso per piazza Cesare Battisti. Dopo il recente restauro, danno anzi molto fastidio le rare macchine che vengono parcheggiate perché autorizzate o lasciate in sosta vietata. È un disturbo visivo, più che una reale molestia pratica, che però rende bene il senso di come uno spazio recuperato, con edifici importanti che lo sovrastano e un bel giardino che gli dà ulteriore respiro, abbia rapidamente sostituito il rimpianto per qualche decina di parcheggi soppressi.

Del resto, in ogni parte del mondo i centri storici si tutelano in primis tenendo fuori le auto. Non c’è città, grande o piccola, che non abbia deciso di limitare il transito in quelle aree ai soli residenti per restituire vivibilità ad ambienti che già scontano le ingiurie del tempo. Ovviamente la mobilità è un tema primario. Pensare di chiudere tratti di strada senza contraccolpi è una pia illusione. Soprattutto all’inizio sarà difficile abituarsi al nuovo regime, ma è qui che deve intervenire la saggezza politica degli amministratori confortata, va da sé, dalle prescrizioni tecniche degli esperti.

L’intero piano dei parcheggi di superficie andrà giocoforza ridisegnato per compensare il previsto taglio di un centinaio di posti. Da quando è scaduta la convenzione con Saba, in centro è ormai parcheggio selvaggio. Via Tancredi, lungo il fianco della basilica di Sant’Agostino fino a via della Ripresa, è praticamente rimasta a una corsia nonostante il ripristino del doppio senso, visto che le auto continuano ad essere lasciate dove una volta c’erano i parcheggi.

Le strisce blu non sono più a pagamento e nemmeno con il disco orario, per cui chi lavora in zona arriva la mattina e resta tutto il giorno, mentre i residenti non possono nemmeno scendere dalla macchina per portare la spesa a casa.

In questo contesto, conforta non poco immaginare l’ultimo tratto di via Garibaldi (dal teatro al Comune), quello da porta Cintia a via dei Pini e l’intera via Terenzio Varrone sgombri dal traffico e dai mezzi in sosta. Ne trarrebbe giovamento l’aspetto estetico ma anche quello pratico. Perché ha ragione l’assessore ai Lavori pubblici Claudia Chiarinelli quando dice che “oggi chi volesse aprire un’attività lungo queste vie del centro è sicuramente scoraggiato dal parcheggio delle auto che coprono vetrine e ingressi e che rendono difficoltoso, se non impossibile, il passaggio ai pedoni”.

Nell’incastro di misure che si andranno ad adottare un ruolo determinante lo giocherà il parcheggio coperto di piazza Oberdan-Mazzini, oggi usato in maniera residuale quando proprio non se ne può fare a meno. Anche eventuali navette del trasporto pubblico potrebbero giovare alla causa. Su questo punto bisognerà vincere l’atavica ritrosia dei reatini ad usare gli autobus, peraltro in parte giustificata dalle ridotte dimensioni della città che permettono agevoli spostamenti a piedi o in bicicletta. Siccome però il centro storico deve essere un luogo quanto più inclusivo, occorrerà garantire forme di mobilità di facile utilizzo e la massima accessibilità a tutti, comprese le persone con difficoltà motorie.

È una sfida importante che vale comunque la pena affrontare, grazie all’irripetibile pioggia di finanziamenti portata dal Pnrr e a questo improvviso cambio di prospettiva politica.

21-01-2024

condividi su: