a cura di Massimo Palozzi

Maggio 2024

IL DOMENICALE

AUMENTANO LE TELECAMERE, CALA IL SENSO CIVICO

politica, prevenzione, sicurezza

 

di Massimo Palozzi - La notizia sembra bella, ma a ben guardare genera una profonda mestizia. Mercoledì si è tenuto in prefettura il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Pinuccia Niglio con la partecipazione dei rappresentanti di polizia, carabinieri e guardia di finanza e l’intervento del presidente della Provincia e del sindaco di Rieti.

Il primo e più importante punto all’ordine del giorno è stato il monitoraggio degli impianti del sistema di videosorveglianza nel capoluogo. Entro la fine di giugno saranno messe in funzione 101 telecamere, portando così a compimento le previsioni del Patto di sicurezza urbana sottoscritto alla fine del 2022 tra Prefettura, Regione Lazio e Comune di Rieti. La presidente della Provincia Roberta Cuneo ha inoltre comunicato lo stanziamento di un fondo nel bilancio dell’ente per collocare ulteriori impianti di ripresa nelle zone nevralgiche delle principali strade provinciali.

Aggiungendosi alle 18 appena installate a Porta Romana a cura della rete di imprese formata da 55 aziende del rione, le cento e più nuove telecamere posizionate in centro e lungo il Velino contribuiranno senz’altro al rafforzamento della sicurezza, reale e percepita.  Al contempo rappresentano però pure una sorta di resa dinanzi all’apparente ineluttabilità degli eventi: visto che non si riesce ad impedire crimini e vandalismi, ci si pone nella condizione di perseguirne quantomeno gli autori, contando su un (obiettivamente minimo) effetto di deterrenza che dovrebbe dissuadere dal commettere atti contro la legge e la convivenza civile.

Su quest’ultimo punto non bisogna farsi troppe illusioni. La mera presenza degli occhi elettronici difficilmente scoraggerà i rissosi, i violenti, gli imbrattatori e finanche gli spacciatori. Che aumenteranno le cautele, ma nemmeno tanto, vista la spavalderia con cui ora conducono i loro traffici.

Come sempre, la questione è culturale. Le aumentate operazioni di polizia rassicurano solo in parte, nonostante la loro incontestabile utilità. Perché se c’è bisogno di espandere le attività di controllo del territorio e di predisporre nuovi e sempre più invasivi strumenti di sorveglianza, vuol dire che il degrado avanza inarrestabile e senza possibilità di prevenzione, lasciando quasi per intero alla fase repressiva il compito di fornire un minimo di sollievo alle aspettative dei cittadini ancora non abituati a questa nuova realtà.

Il tema è davvero epocale. Per quanti sforzi si facciano in termini di progresso economico, ammodernamento infrastrutturale, cura del decoro urbano, tutto passa in secondo piano se comincia a sfilacciarsi il tessuto sociale di base. Le cause sono diverse, però è certo che le nuove povertà e l’immigrazione disordinata abbiano finito per imporsi come le avanguardie più rappresentative di questa nuova situazione potenzialmente esplosiva.

Durante il vertice in prefettura si è giustamente posto l’accento sugli interventi di bonifica effettuati nelle zone boschive per ripulire queste nuove piazze di spaccio. Detto che sarebbe opportuno che non si creassero a monte le condizioni per simili insediamenti, reati come quelli legati al traffico di droghe forniscono un’indicazione piuttosto accurata anche sullo stato del disagio collettivo. Il consumo di stupefacenti non può essere infatti circoscritto ai verbali di polizia o alle misure prese nei confronti degli assuntori, come se fosse un problema solo loro o al massimo delle rispettive famiglie.

Le dipendenze, a cominciare dall’alcol, non sono certo una novità, ma ora si ha la sensazione che stiano debordando. I sempre più frequenti episodi di vandalismo e malamovida paiono del resto iscrivibili proprio in un questo filone.

Nel corso della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica si è preso in esame anche questo aspetto, decidendo l’istituzione di servizi straordinari di controllo nelle aree più sensibili del centro storico e del lungofiume presso bar, pub e locali di intrattenimento, dove si verifica la maggior concentrazione di persone alterate o pronte a creare confusione.

Le scritte con la vernice rossa che nella notte tra domenica e lunedì hanno deturpato la pietra appena riqualificata dell’area esterna al teatro Flavio Vespasiano, con affaccio su largo Cairoli, sono solo l’ultima e più eclatante manifestazione di inciviltà che va ad aggiungersi a un lungo elenco di graffiti, danneggiamenti ad auto in sosta, bisogni corporali fatti per strada persino davanti alle abitazioni. Se non cambiano le condizioni ambientali, il timore è che l’aggiunta di qualche occhio elettronico non servirà a molto.

 

12-05-2024

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