Settembre 2016

STORIE

ANGELI SENZA DIVISA, QUELLI DELLA PRIMA ORA

terremoto

Io gli occhi degli omoni di Posta, Bacugno, Cittareale, Rieti, l'Aquila... non me li scorderò mai... e sono gli occhi che vorrei vedere in tutte le persone della società di oggi.

Per chi invece ha mantenuto il rispettoso silenzio davanti ad un dramma di immani proporzioni dico affidatevi a tutte le iniziative di raccolta che trovate sui social e ad una preghiera.”

Cristian Bianchetti scrive il 25 agosto sulla sua pagina di Facebook, sull’onda emotiva di ore passate a tentare di strappare alle lancette della Morte più vite possibili, e lo fa dando il giusto peso ai primi soccorsi giunti grazie al passaparola o alla spinta personale. Persone che verranno allontanate nelle ore seguenti perché d’intralcio ma indispensabili nel dopo scossa.

“Mi ha chiamato alle 4.30 mio padre da Amatrice: al buio e con puzza di gas stava tirando fuori le prime persone dalle macerie e mi ha implorato di andare con più braccia possibili dalle zone vicine e di avvisare subito tutti gli amici di Borbona o di Rieti. Siamo corsi sapendo bene che le vite umane si salvano con maggiore percentuale nelle prime ore. Dopo ti fai tante domande… ti chiedi ad esempio se invece di aspettare gli alpini da Belluno fosse arrivata più gente dalle zone limitrofe saremmo riusciti a tirarne fuori di più…. Assicuro che quando siamo arrivati la macchina operativa funzionava ma c'era poca gente e personale di ricerca rispetto all'Apocalisse che si era verificata: il 90% di Amatrice era rasa al suolo con sotto la maggior parte dei suoi abitanti. E’ chiaro che i soccorsi sono poi arrivati da tutta Italia e gli omoni che hanno scavato a mani nude sono del tutto inutili e d'intralcio oggi:ieri mattina alle cinque no! E’ grazie ai tanti omoni e alle forze operative che hanno scavato e inventato sistemi per tirare fuori le prime persone che si è riusciti a portarli in salvo. Ad un certo punto eravamo su un palazzo di 3 piani divenuto alto 4 metri, solaio su solaio, da lì era uscito un ragazzo vivo ma tutti gli altri erano li sotto... Si toglievano sassi e mattoni tra le enciclopedie anni ‘80 e i dischi in vinile di Renato Zero, tra i giocattoli ed i vestiti… beh,  ho trovato una sciarpa dell'Italia, l'ho legata ad un trave ed issata su quel palazzo, come fanno i muratori quando finiscono il tetto. Ero orgoglioso di quel simbolo che aveva un significato diverso in quel momento, gridava al mondo ‘Siamo un grande popolo’, ho degli amici fantastici diventati tutti un po’ più grandi ieri.  Quanto dolore in quella gente, quanti abitanti ad aiutare i soccorritori a capire dove fossero le camere in quella che sembrava una discarica di materiale edile, pieni di speranza. Dall’alto non si capisce la gravità della situazione: sotto OGNI tetto c’è devastazione e morte, molti tetti sono a livello strada, altri sono tetti intatti sopra una casa totalmente spanciata…”

 

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