di Francesco S. Pasquetti – Ciao, Peppe
Scrivo, e come sempre quando mi capita di farlo per una persona cara che se ne va, le lacrime fanno fatica a restare al loro posto. L’emozione, fortissima, sale dallo stomaco fin su ed è uno sforzo sovrumano riuscire a trattenerla. “Ciao Francè, come stai?” Ci eravamo persi di vista, caro Peppe, ma ogni volta che mi incontravi non mancavi mai di essere cordiale, gentile e premuroso. Esattamente come ti avevo conosciuto oltre quarant’anni fa, in quella che – per tanti della nostra generazione – è stata “l’arena del basket”. Quella che chiamavamo “chiesetta”, ovvero il campetto attaccato alla chiesa di Regina Pacis. Con i compagni di scuola, amici di una vita, passavamo le giornate a consumare scarpe in quel mitico campetto. Nicola Benai, Luigi Gianfelice, Andrea Marchetti, che in quel quartiere ci erano nati e cresciuti, che sin da bambini erano tuoi amici, furono il gancio e lì ebbi la fortuna di conoscerti. Invidiavo la tua tecnica, il tuo dinamismo. Io ero nato e cresciuto pivot (centro o, anzi, 5 si direbbe oggi) nonostante l’altezza, ed il tiro e il palleggio non erano certo le mie armi migliori. Si, eri bravo a basket, ma più di tutto ricordo il tuo sorriso e la tua amicizia sincera e schietta. Ti ritrovavo spesso a far vasche sul viale o stazionare sotto ragioneria, sempre con quel tuo immancabile sorriso, i nostri padri, amici da sempre, compagni di partito nella DC. Come tanti di noi, di quella generazione, era una passione ad averci unito ed avvinto in modo indissolubile: l’amore per il basket. Quell’amore che nacque alle pendici del Terminillo, in quello che oggi chiamiamo Palasojourner, e che in quegli anni, in qualche modo, ci rendeva un po’ tutti fratelli, figli di quello stesso “padre” che era per noi la palla a spicchi. Incrociando in tribunale il collega ed amico di sempre, Luigi, ho appreso e non volevo crederci. Ed in un attimo il ricordo torna su quel campetto, alla chiesetta, quando ci pensavamo eternamente giovani ed immortali. Ti sia lieve la terra, carissimo Peppe.



