Consegnata la raccolta firme contro il degrado

22/12/2024 | Il domenicale, Notizie in evidenza, Politica

piazza-oberdan

di Massimo Palozzi – È stata consegnata martedì la petizione indirizzata a prefetto, questore, comandante dei Carabinieri e sindaco di Rieti con in calce oltre duecento firme di residenti e commercianti esasperati per l’incuria e il disordine che da mesi caratterizzano le piazze Mazzini e Oberdan, ma anche largo Alfani e zone limitrofe. Il cahier de doléances inviato alle massime autorità cittadine è lungo, ma sintetizzabile nei comportamenti rissosi e incivili di gruppi di giovani nordafricani che bighellonano e bivaccano nell’area ricompresa tra l’ex seminario e la stazione, abbandonandosi non di rado a vere e proprie aggressioni o utilizzando come bagni i giardini e il parcheggio sotterraneo.

Pur riconoscendo il lavoro delle forze di polizia, i cittadini pongono un’ineludibile questione di ordine e sicurezza pubblica, data la sostanziale inefficacia delle contromisure messe in campo per contrastare il degrado.

Finora la reazione delle istituzioni è stata impostata secondo un duplice binario: da un lato il rafforzamento delle attività di prevenzione e repressione, dall’altro la diffusione di messaggi tranquillizzanti alla popolazione. In entrambi i casi, il livello della risposta non appare tuttavia adeguato all’entità del problema. Le operazioni condotte hanno infatti inciso solo in minima parte e le criticità non sono state affatto risolte. Anzi, la netta percezione è che non siano state nemmeno avviate a soluzione.

Sul piano comunicativo, invece, dapprima il prefetto poi il comandante provinciale dell’Arma hanno tracciato un bilancio positivo delle attività di polizia poste in essere, nel tentativo di calmare gli animi e rassicurare la gente per evitare che la rabbia prenda il sopravvento.

L’intento è sicuramente condivisibile. L’ultima cosa che serve è esacerbare gli animi, come già fanno organizzazioni politiche particolarmente attive su questo fronte. I risultati confortanti delle periodiche rilevazioni continuano del resto a porre Rieti sui gradini più bassi delle graduatorie nazionali per criminalità e reati. Il punto è che questi studi abbracciano l’intera provincia, mentre qui si sta parlando di una zona ben delimitata della città, dove la contemporanea presenza nel giro di poche centinaia di metri quadrati di un luogo per definizione a rischio come la stazione, del punto Caritas e, soprattutto, della mensa Santa Chiara, ha creato un formidabile polo d’attrazione e aggregazione per una certa marginalità.

Poi c’è lo shock culturale. Rieti a tutto era abituata fuorché all’esplosione di certi fenomeni. Benvenuti nella contemporaneità, potrebbe commentare qualcuno. Il tema però è ben più articolato, perché la società reatina non è attrezzata ad affrontare certe situazioni che non possono essere quindi liquidate con pericolosa leggerezza solo sulla scorta dei numeri e delle percentuali. In effetti, fino ad oggi l’incidenza delle condotte delinquenziali è stata valutata quasi soltanto sul piano meramente statistico. Ma si tratta di un approccio burocratico concettualmente scorretto, dal momento che non considera l’effettivo gravare di questi nuovi fenomeni su un tessuto impreparato e gestirli.

Di sicuro i firmatari della petizione non chiedono la militarizzazione dell’area (ammesso che sia possibile sulla scorta delle dotazioni umane e strumentali nella disponibilità delle forze dell’ordine). A nessuno piacerebbe vivere con i carabinieri sotto casa h24. Però è innegabile che una maggiore incisività nella risposta alle istanze dei cittadini continui ad essere irrinunciabile. A dire il vero, non solo sul versante poliziesco. Servono una consapevolezza diversa e un senso di responsabilità più adeguato alla realtà anche da parte degli enti locali. Chiaro che se la Provincia non è capace di riparare il mezzo battipista per far partire la stagione invernale al Terminillo, è difficile immaginare l’attivazione di programmi e interventi a tutela del territorio. Che latitano soprattutto da parte del Comune. La zona ricompresa tra piazza Vittorio Emanuele II, largo Alfani, piazza Oberdan e piazza Mazzini è considerata dagli amministratori locali un semplice sfondo da sfruttare per qualsiasi iniziativa di largo respiro, senza la minima preoccupazione per l’insostenibile stress a cui è soggetta. Tutti i principali eventi della città sono allocati in quest’area che, al contrario, non riceve la benché minima attenzione. Basti guardare allo stato miserevole dell’erba nelle aiuole o la perdurante mancata potatura delle piante. Solo in questi ultimi giorni e solo ad alcuni alberi di piazza Oberdan è stata data una spuntata con un criterio selettivo che sarebbe interessante conoscere.

Finché fa comodo, su quel quadrante si riversa tutto il palinsesto festivaliero reatino, quello che dà la maggiore visibilità politica, salvo poi lasciarlo cadere nel dimenticatoio durante il resto dell’anno. Senza andare troppo lontano, il concetto è illustrato alla perfezione dalla totale assenza di addobbi natalizi per le festività: né una lucetta e nemmeno un festone a rallegrare l’ambiente. Con queste premesse, finisce per passare da povero ingenuo chi (ultimo il presidente di Ascom Confcommercio Nando Tosti), ancora spera che si riesca a licenziare il piano parcheggi.

 

22-12-2024

Condividi su:

Format Rieti Settembre-Ottobre 2026

Categorie

Archivio