Stagione invernale, male la prima

8/12/2024 | Il domenicale, Notizie in evidenza

cannoni sparaneve

di Massimo Palozzi – Il ritardo nell’abbassamento delle temperature ha impedito di mettere in funzione i cannoni sparaneve al Terminillo per inaugurare la stagione sciistica già a partire da ieri, come auspicato nella conferenza stampa di presentazione tenuta lunedì in Comune.

I tentativi fatti nella notte tra giovedì e venerdì non hanno avuto successo e dalle bocche degli otto cannoni è uscita acqua invece di neve. Un nuovo tentativo verrà fatto oggi, sperando che le condizioni meteo siano più favorevoli con l’arrivo della tempesta artica.

Asm, a cui sono stati affidati gli impianti, ci sta provando in tutti i modi a rendere sciabile almeno la mezza Togo, ma di fronte alle avversità meteorologiche la sfida si annuncia per niente facile, mentre i maestri di sci rilanciano le critiche contro l’azienda accusata di non essere intervenuta nelle diverse finestre disponibili per procedere all’innevamento artificiale.

Il problema evidentemente non è solo il week end dell’Immacolata. In ballo c’è tutta la stagione 2024/25, sulla quale aleggia lo spettro di quella scorsa naufragata in un mare di polemiche. Visto quanto accaduto l’inverno passato, quando non si è praticamente sciato mai, la validità degli abbonamenti sottoscritti allora e non utilizzati è stata prorogata all’attuale, nella speranza di convincere gli appassionati degli sport invernali a scegliere ancora il Terminillo a dispetto degli auspici non proprio confortanti.

Il panorama si presenta talmente critico che perfino l’intenzione avanzata dall’assessore comunale allo Sport e al Turismo Chiara Mestichelli di installare il neveplast (qualora si riuscissero a reperire i relativi fondi), suona come un radicale cambio di prospettiva sulle potenzialità del Terminillo inteso come stazione invernale.

Il neveplast non è infatti altro che una pista artificiale di plastica dove è possibile sciare senza neve. Viene stesa sui campi non innevati e dà grosso modo la sensazione agli sciatori di percorrere un vero tracciato. Sono già diverse le località che hanno fatto ricorso a questa creazione tutta italiana (la produce una società bergamasca). Un buon surrogato ma pur sempre un surrogato, da utilizzare d’estate o comunque su terreni che si considerano definitivamente abbandonati dalla neve, naturale o artificiale che sia.

Calendario alla mano è ancora presto per disperare. Di certo il recente passato e le prime avvisaglie della stagione non autorizzano eccessivi entusiasmi per l’immediato. Quegli stessi che invece ha suscitato la sentenza del Consiglio di Stato che ha definitivamente rigettato i ricorsi di alcune associazioni ambientaliste contro il progetto TSM2, Terminillo Stazione Montana, dove il 2 indica la seconda edizione dell’elaborato, sensibilmente ridotta rispetto alla prima.

A parte i ricorrenti e lo zoccolo duro dell’ambientalismo militante, la pronuncia del massimo organo di giustizia amministrativa è stata accolta con giubilo in maniera univoca e trasversale. Politici, amministratori, sindacati, imprenditori, associazioni di categoria hanno espresso piena soddisfazione, attenuata solo dall’amarezza per quello che viene considerato il tanto tempo perso a causa di ricorsi pretestuosi attraverso i quali, in nome di un falso ecologismo, si è tentato in ogni modo di mettere i bastoni fra le ruote a una poderosa iniziativa (forse l’ultima) di rilancio del Terminillo.

Di segno del tutto contrario è stata ovviamente la reazione delle sigle ambientaliste che da sempre si oppongono al progetto. Pur rispettando la sentenza, gli ecologisti insistono nel sottolineare come il TSM2 vada contro l’ineluttabilità dei cambiamenti climatici che con il riscaldamento globale renderanno le precipitazioni nevose sempre più rare. Ma anche sul piano economico le (molto ottimistiche) previsioni dei redattori vengono contestate, al pari dei danni ambientali che nuovi lavori infrastrutturali infliggeranno alla montagna.

La realtà dice che il Terminillo soffre da almeno cinquant’anni della concorrenza delle stazioni sciistiche abruzzesi, meglio attrezzate e favorite dall’apertura nel 1972 dell’autostrada Roma-L’Aquila. Nel frattempo gli impianti reatini si sono fatti obsoleti, la neve è diventata sempre più scarsa e sono cambiate anche le abitudini dei frequentatori della montagna. Il cosiddetto turismo di giornata, cioè senza pernottamenti, ha soppiantato quello stanziale di un tempo, con alberghi e residence pieni per tutto l’inverno. Oggi invece gli hotel registrano presenze saltuarie e molti appartamenti restano vuoti.

Per questi motivi il TSM2 viene visto come la panacea per tutti i mali che affliggono la montagna. Ma sarà davvero così? In un paese come l’Italia dove ogni giorno si consumano venti ettari di suolo, i lavori di sbancamento e la costruzione di nuove infrastrutture devono essere davvero funzionali a risultati superiori. Da questo punto di vista la sentenza del Consiglio di Stato non aggiunge nulla. I giudici di Palazzo Spada hanno soltanto sancito la legittimità delle procedure seguite, senza entrare nel merito dell’opportunità e del valore degli interventi pianificati.

Al di là dei temuti scempi ambientali, c’è poi la questione della sostenibilità finanziaria. L’ultima versione del TSM2 prevede 10 seggiovie, 7 tapis-roulant, 37 chilometri di nuove piste, 7 rifugi e 2 bacini per l’innevamento artificiale. Nel progetto approvato dalla Regione Lazio tre anni fa erano calcolati investimenti per 50 milioni di euro, di cui solo 20 coperti da un impegno di spesa regionale. Il resto ce lo dovrebbe mettere il privato e questa è una scommessa tutta da vincere, anche a non voler considerare che, secondo le ultime stime, il costo attualizzato delle opere in programma toccherebbe addirittura la cifra di 100 milioni di euro.

Dalla combinazione di tutti questi fattori dipende in buona sostanza la sorte del TSM2 e dei 4.500 posti di lavoro che si presume deriveranno dalla sua realizzazione. Una previsione davvero ottimistica fondata sulla proiezione ancora più rosea di attrarre ogni inverno circa 300mila visitatori.

In attesa dell’avvio dei cantieri, resta imprescindibile concentrare gli sforzi per fare del Terminillo una località di villeggiatura non solo invernale. Il contesto si presta. Basta solo evitare di riposare nell’attesa messianica degli esiti di un progetto che controverso era e controverso rimane.

 

08-12-2024

 

Condividi su:

Format Rieti Maggio-Giugno 2026

Categorie

Archivio