Strampelli, la richiesta è chiara: Campomoro diventi la “Casa Madre della Rivoluzione Verde”

2/10/2026 | Attualità, Notizie in evidenza

Riconoscere ufficialmente l’ex Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di via Borgorose, nel quartiere di Campomoro, come la “Casa Madre della Rivoluzione Verde”. È la richiesta rivolta al Comune di Rieti dal Comitato Cittadino, dal Consorzio Agrario Provinciale di Rieti, dall’Associazione Dottori in Agraria e Forestali della provincia di Rieti e dalla Fondazione “Nazareno Strampelli”.

La proposta parte da una considerazione precisa: è proprio a Rieti che, all’inizio del Novecento, Nazareno Strampelli avviò quelle ricerche sul miglioramento genetico del frumento che avrebbero portato alla produzione di numerose varietà ad alta produttività e resistenti alle malattie.

Strampelli arrivò a Rieti nel 1903 e lavorò nei locali dell’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di Campomoro. Qui sviluppò il lavoro che lo avrebbe fatto conoscere come “l’uomo del grano”, selezionando varietà destinate a una diffusione che sarebbe andata ben oltre il territorio reatino e italiano. Tra quelle ricordate nella richiesta ci sono Ardito, Mentana, Villa Glori e San Pastore.

Il documento ricostruisce anche il legame tra gli studi di Strampelli e la successiva evoluzione della ricerca internazionale. In particolare viene richiamato il lavoro del genetista statunitense Norman Ernest Borlaug, che attraverso ulteriori studi, tra cui quelli sulla varietà “Mentana”, arrivò a risultati considerati fondamentali per la genetica agraria e ricevette nel 1970 il Premio Nobel per la Pace.

Da qui la definizione proposta per l’istituto di Campomoro: “Casa Madre della Rivoluzione Verde”. Secondo i promotori della richiesta, riconoscere questo ruolo significherebbe dare a Rieti un riconoscimento legato non soltanto alla figura di Strampelli, ma a una vicenda scientifica che ha avuto una dimensione internazionale.

Il problema è che quel luogo, nonostante il suo valore storico e scientifico, non ha ancora trovato una destinazione capace di valorizzarne pienamente la storia. Nella lettera viene ricordato come l’istituto di Campomoro sia rimasto abbandonato e come negli anni siano state avanzate diverse ipotesi sul suo futuro.

All’inizio degli anni Duemila si era pensato di destinare l’area a una stazione della Guardia Forestale. Nel 2016 era stata invece ipotizzata una rinascita legata al settore agroalimentare, con un centro di ricerca sull’olio. Nessuna di queste prospettive, secondo quanto riportato nella richiesta, ha restituito alla struttura quel ruolo che i promotori ritengono coerente con la sua storia.

E c’è un patrimonio che rende ancora più concreto il valore dell’istituto. Nei locali sono infatti presenti centinaia di teche in vetro con spighe e grani utilizzati da Strampelli durante le sue ricerche. Materiale che rappresenta una testimonianza diretta dell’attività scientifica svolta proprio a Campomoro e che, secondo i firmatari, meriterebbe di essere conservato e valorizzato.

La richiesta alle istituzioni, quindi, non si ferma alla denominazione. L’obiettivo indicato nella lettera è anche quello di restituire una funzione al luogo. I laboratori utilizzati da Strampelli, una volta recuperati, potrebbero ancora essere utilizzati per attività di ricerca nel campo della cerealicoltura.

Il messaggio rivolto al Comune e agli altri destinatari della lettera è dunque quello di riconoscere formalmente ciò che, secondo i promotori, la storia ha già consegnato a Rieti: l’ex istituto di Campomoro non come una struttura qualsiasi da recuperare e destinare a un nuovo utilizzo, ma come il luogo nel quale Strampelli iniziò il lavoro che avrebbe contribuito a cambiare la storia della produzione del frumento.

Una richiesta che rimette al centro anche una domanda più concreta sul futuro dell’area: se Rieti vuole davvero valorizzare l’eredità di Strampelli, quale destinazione può restituire a Campomoro una funzione all’altezza della sua storia?

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