C’è una storia che parte da Rieti e arriva fino a quell’appartamento di via Tommaso Gulli, a Torino, dove è stato trovato il corpo smembrato di Fabio Colapietro.
È la storia di Nicole Formichetti, 47 anni, insegnante originaria della provincia di Rieti, oggi in carcere con l’accusa di favoreggiamento e concorso nella soppressione di cadavere. Il suo ruolo nell’omicidio, invece, è ancora tutto da accertare. I suoi legali la descrivono come una persona sicuramente provata sul piano emotivo, non soltanto per la gravità dei fatti contestati, ma anche perché si tratta della sua prima carcerazione e della sua prima esperienza in ambito penale. Una condizione che si sarebbe ulteriormente aggravata nelle ore immediatamente successive al fermo.
Rieti, però, conserva anche ricordi molto diversi di Nicole Formichetti, soprattutto degli anni della giovinezza. C’è chi la ricorda come una studentessa determinata, impegnata negli studi e costretta a darsi da fare con tanti piccoli lavori per mantenersi, senza sottrarsi alla fatica. Aveva un legame molto forte con la nonna che abitava in via Garibaldi, un punto di riferimento importante mentre cercava di costruirsi un futuro lontano da Rieti, fino alla conquista di una cattedra.
Altri, invece, raccontano gli anni precedenti in modo diverso e ricordano difficoltà che, secondo le loro testimonianze, erano presenti già nell’adolescenza. Due immagini che non coincidono e che rendono più complesso ricostruire oggi, a distanza di anni, la ragazza che Nicole era stata prima di lasciare la città.
È un pezzo della sua vita reatina che finora non era emerso nelle ricostruzioni della stampa e che oggi stride comunque con il quadro che emerge dalle cronache giudiziarie e, in particolare, dalle dichiarazioni del suo principale accusatore, Matheus De Oliveira.
I giorni precedenti
Secondo quanto riferito dal 26enne durante l’interrogatorio davanti al gip, tutto sarebbe iniziato alcuni giorni prima del ritrovamento del corpo, nell’appartamento di via Gulli.
Il giovane ha raccontato di essere arrivato nell’abitazione intorno al 20 settembre. In casa, oltre alla professoressa Nicole Formichetti e alla 22enne Keith Butig, si sarebbe sviluppato un lungo festino caratterizzato dal consumo di alcol e diverse sostanze stupefacenti.
Tra quelle indicate nelle ricostruzioni riportate dalla stampa figurano crack, cannabis, Lsd, funghi allucinogeni e MDPHP, una droga sintetica.
In questo contesto sarebbe arrivato anche Fabio Colapietro. Secondo la versione fornita dal 26enne, l’uomo avrebbe portato della droga e sarebbe rimasto nell’appartamento per diverso tempo.
La lite e la morte
Il passaggio decisivo sarebbe avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 settembre, secondo il racconto reso dal giovane davanti al giudice.
Colapietro, dopo essersi allontanato dall’abitazione, sarebbe tornato successivamente nell’appartamento. A quel punto sarebbe nata una discussione con De Oliveira Morando, legata a una somma di denaro e, secondo la versione dell’indagato, a un tentativo di sottrargli il portafoglio.
La discussione sarebbe quindi degenerata in una colluttazione.
Il 26enne ha ammesso di aver ucciso Colapietro, ma ha sostenuto di avere ricordi confusi sulla dinamica esatta della morte. In particolare, ha riferito di non ricordare alcuni momenti dell’aggressione.
Si tratta, è bene precisarlo, della versione fornita dall’indagato e non di una ricostruzione giudiziariamente definitiva.
I tentativi di rianimazione
Dopo la morte dell’uomo, secondo il racconto del 26enne, le persone presenti nell’appartamento avrebbero tentato di rianimarlo per un lungo periodo.
Quando si sarebbero resi conto che non c’era più nulla da fare, sarebbe maturata la decisione di cercare di nascondere il corpo.
È proprio questa fase a rappresentare uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta: il cadavere sarebbe stato smembrato e parte dei resti sistemata all’interno di sacchi e contenitori.
Gli investigatori hanno successivamente trovato nell’abitazione anche materiali compatibili con un tentativo di occultamento: cemento a presa rapida, sacchi, guanti e prodotti utilizzati per la pulizia. Alcuni resti erano infatti all’interno di secchi ricoperti di cemento.
Secondo quanto riferito dal difensore di De Oliveira Morando, l’idea sarebbe stata quella di liberarsi successivamente dei resti gettandoli in un fiume. Anche questo elemento proviene dal racconto dell’indagato e dovrà essere verificato nel corso delle indagini.
Il silenzio e la svolta
Per alcuni giorni, dunque, nessuno avrebbe segnalato quanto accaduto.
La svolta arriva nella serata di giovedì 24 settembre.
Il 26enne, ormai gravato dal peso di quanto accaduto, avrebbe raggiunto la madre nella zona di Mirafiori Sud. La donna, preoccupata per le condizioni del figlio, avrebbe compreso che era accaduto qualcosa di grave e avrebbe deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine.
Intorno alle 23 è partita la telefonata al 112.
La madre ha riferito agli operatori che il figlio aveva fatto del male a una persona. Poco dopo gli agenti hanno raggiunto l’abitazione e hanno ascoltato direttamente il giovane, che avrebbe indicato l’appartamento di via Gulli come il luogo nel quale si trovava il corpo.
La scoperta nell’appartamento di via Gulli
Le volanti si sono quindi spostate dall’altra parte della città, raggiungendo l’abitazione indicata dal 26enne.
Ad aprire la porta agli agenti è stata proprio Nicole Formichetti.
All’interno dell’appartamento gli investigatori hanno avvertito un forte odore proveniente dall’abitazione. La successiva ispezione ha portato alla scoperta del cadavere di Fabio Colapietro.
I resti erano stati sistemati in diversi contenitori: parte in sacchi neri e parte in secchi ricoperti di cemento a presa rapida. Sul posto sono quindi intervenuti gli investigatori della Squadra mobile, la polizia scientifica e il medico legale per gli accertamenti.
Quella scoperta ha trasformato la segnalazione arrivata dalla madre del 26enne nell’inizio di una complessa indagine per omicidio e soppressione di cadavere.
Le tre persone fermate
Nel corso delle ore successive sono state fermate tre persone.
Il principale indagato per l’omicidio è Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, originario di Chivasso. Per lui le accuse comprendono omicidio e soppressione di cadavere.
Insieme a lui sono state fermate Nicole Formichetti, 47 anni, insegnante originaria della provincia di Rieti e affittuaria dell’appartamento, e Keith Butig, 22 anni.
Per le due donne la Procura contesta, a vario titolo, il favoreggiamento e il concorso nella soppressione del cadavere. Le rispettive responsabilità dovranno essere accertate nel corso del procedimento.
Ma quando è iniziato il corto circuito?
È forse questa la domanda che resta più difficile da sciogliere nella storia di Nicole Formichetti. Una vita professionale ormai consolidata, poi l’aspettativa dall’avvio del nuovo anno scolastico per “motivi personali”, le assenze da scuola, un appartamento diventato, secondo quanto riferito dagli investigatori e dai vicini, luogo di frequentazioni sempre più lontane dalla sua precedente quotidianità.
Che cosa sia accaduto nel mezzo, e quando sia avvenuto il cambiamento, è ancora da capire. Le indagini stanno ricostruendo proprio questo passaggio. Per ora non esiste una risposta che permetta di raccontare con certezza perché quella vita sia arrivata a questo punto.
La stessa Formichetti, durante l’interrogatorio di garanzia, ha scelto di non rispondere alle domande.
La decisione del gip
Il 26 settembre i tre indagati sono comparsi davanti al gip del Tribunale di Torino.
De Oliveira Morando ha fornito la propria versione dei fatti, ammettendo di aver ucciso Colapietro ma sostenendo di avere ricordi frammentari della colluttazione.
Nicole Formichetti ha scelto di non rispondere, mentre Keith Butig avrebbe negato di avere partecipato all’omicidio e allo smembramento, ammettendo soltanto di essere uscita per acquistare alcuni sacchi.
Attualmente i fermi non sono stati convalidati, ma il giudice ha comunque disposto per tutti e tre la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti elementi sufficienti per mantenere la misura.
Molti gli interrogativi
Gli investigatori devono stabilire con precisione come e quando sia morto Fabio Colapietro, quale sia stata l’esatta dinamica della colluttazione, chi abbia partecipato allo smembramento del corpo e quale fosse il ruolo delle due donne nelle fasi successive all’omicidio.
Anche l’eventuale movente è ancora oggetto di accertamenti.



