Prima di raccontare cosa è accaduto in questi giorni a Caleruega, dove si trova la nostra delegazione reatina, vale la pena fermarsi un momento a conoscere il luogo. Perché arrivarci significa entrare in una storia che comincia molti secoli prima del progetto europeo “Dominicus” e che ha come protagonista San Domenico di Guzmán.
Caleruega è un piccolo borgo della provincia di Burgos, nella regione spagnola di Castiglia e León. Le sue origini risalgono al X secolo, negli anni della formazione della Castiglia e della Reconquista.
Della Caleruega medievale rimane ancora oggi uno dei suoi simboli più riconoscibili: il Torreón de los Guzmanes, una torre rettangolare alta circa 17 metri, con muri spessi due metri. Faceva parte della casa della famiglia Guzmán e oggi si trova all’interno del complesso domenicano. La sua presenza racconta però una storia ancora più antica, quella di un territorio di confine nel quale le torri costituivano una vera linea di difesa.
Poi, nel 1170, arriva la figura destinata a cambiare per sempre la storia del paese: Domenico di Guzmán nasce proprio a Caleruega, nella famiglia dei Guzmán-Aza. Da quel momento il nome del piccolo borgo della provincia di Burgos viene legato indissolubilmente a quello del fondatore dell’Ordine dei Predicatori.
Oggi il cuore di Caleruega è proprio il complesso monumentale costruito intorno ai luoghi legati alla famiglia e alla nascita di Domenico.
Dopo la sua canonizzazione, avvenuta a Rieti nel 1234, il fratello Manés fece costruire una cappella nel luogo in cui Domenico era nato. Pochi decenni dopo intervenne il re Alfonso X il Saggio, che fece trasformare la casa dei Guzmán in un monastero per le monache domenicane. Nel 1270 alle religiose fu affidato anche il señorío di Caleruega: per secoli il monastero e la comunità domenicana avrebbero avuto un ruolo centrale nella vita del paese.
Il Real Monasterio de Santo Domingo conserva ancora oggi importanti testimonianze della storia domenicana. Nell’archivio monastico sono custoditi documenti, bolle papali, lettere e privilegi reali, con materiali che risalgono fino al Medioevo. Nel complesso si trovano inoltre il chiostro, il museo e la cripta con il cosiddetto “Pocito”, il pozzo indicato dalla tradizione come il punto esatto della nascita di San Domenico.
Accanto al monastero si trova il Convento di Santo Domingo, costruito nel Novecento dalla famiglia domenicana per valorizzare e custodire il luogo natale del fondatore dell’Ordine. Il complesso ospita anche una casa di spiritualità e un museo dedicato alla storia domenicana.
C’è poi la chiesa di San Sebastián, risalente al XII secolo, considerata uno dei pochi edifici rimasti della Caleruega medievale. È legata anche alla memoria della beata Juana de Aza, madre di Domenico, e alla tradizione del battesimo del futuro santo.
Caleruega, però, non è soltanto un luogo di pellegrinaggio. Il paese conserva un patrimonio che va oltre la storia domenicana: case in pietra, piazze, antiche cantine, percorsi archeologici e testimonianze della vita rurale.
Il rapporto con il vino è parte del paesaggio e della storia della zona, che si trova nell’area della Ribera del Duero. E proprio il carattere rurale del borgo contribuisce a distinguere Caleruega dai grandi centri turistici spagnoli: è un paese raccolto, dove il patrimonio storico e religioso convive ancora con la vita quotidiana. Persone provenienti da diversi Paesi arrivano qui proprio per conoscere il luogo nel quale nacque il fondatore dell’Ordine dei Predicatori.
Anche per questo l’arrivo della delegazione reatina assume un significato particolare. Rieti e Caleruega sono unite da una storia che passa attraverso Domenico, ma in direzioni opposte: qui nacque, a Rieti fu proclamato santo.
È proprio questo filo a unire oggi due città lontane centinaia di chilometri e, insieme a Fanjeaux, a dare origine al progetto europeo “Dominicus”. Una storia cominciata nel Medioevo che, otto secoli dopo, prova a diventare un’occasione per far incontrare nuovamente le persone.
E stavolta non solo nel nome di San Domenico, ma attraverso cucina, cultura, tradizioni, giovani, associazioni e nuove relazioni tra le tre città.
Lidia Arribas Delgado, la sindaca di Caleruega ha dato il benvenuto al gruppo reatino ieri giunto in Spagna . Dopo lo spettacolo in onore delle delegazioni svoltosi nella sera di ieri, la giornata di oggi è stata dedicata principalmente alla discussione e alla presentazione ufficiale del Progetto “Dominicus” nell’auditorium del convento domenicano di Caleruega.



