Due storie di Castelnuovo di Farfa che forse non conoscete

22/09/2026 | Notizie in evidenza, Storie e persone

Un carabiniere di Castelnuovo di Farfa che durante la Prima guerra mondiale volava come pilota da caccia nei cieli del Piave e del Carso. E, qualche decennio dopo, proprio a Castelnuovo, un giovane ebreo destinato a diventare un importante editore italiano che trovò rifugio dalla persecuzione nazista.

Sembrano storie lontanissime tra loro. Invece entrambe hanno un legame con lo stesso piccolo paese della Sabina.

Sono due episodi forse poco conosciuti, ma che vale la pena riportare alla memoria grazie alla nota inviataci da Giuseppe Manzo, soprattutto per chi è più giovane e di queste vicende non ha mai sentito parlare.

Pacifico Malfranci, da Castelnuovo ai cieli della Grande Guerra

Si chiamava Pacifico Malfranci, era nato a Castelnuovo di Farfa l’8 luglio 1893 ed era brigadiere dei Carabinieri.

Durante la Prima guerra mondiale divenne uno dei primi aviatori italiani e prestò servizio come pilota da caccia nella 76ª Squadriglia, equipaggiata con velivoli inglesi.

Tra il 1917 e il 1918 partecipò a numerose missioni di ricognizione, scorta e caccia sul fronte del Carso e durante la battaglia del Piave. Volava in condizioni tutt’altro che semplici, esposto al fuoco della contraerea nemica, e si distinse per il coraggio dimostrato nelle missioni.

Per il suo comportamento e le sue qualità di pilota intrepido ricevette la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Gli fu inoltre conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare come audace pilota da caccia nei mesi finali del conflitto.

Un nome della nostra Sabina legato dunque agli albori dell’aviazione militare italiana e alle grandi battaglie della Prima guerra mondiale.

Mario Lattes, nascosto a Castelnuovo per salvarsi dalla deportazione

La seconda storia ci porta invece negli anni della Seconda guerra mondiale.

Il protagonista è Mario Lattes, nato nel 1923, che negli anni successivi sarebbe diventato editore, scrittore e pittore.

Era ebreo e, per sfuggire alla persecuzione e alla deportazione, fu costretto a lasciare prima Torino e poi Roma. Nel 1943 arrivò a Castelnuovo di Farfa, dove riuscì a trovare un nascondiglio grazie alla domestica della sua famiglia.

Qui trascorse anche il 1944, riuscendo a salvarsi in un momento in cui essere scoperti poteva significare la deportazione.

Con lui trovarono rifugio anche alcuni soldati alleati fuggiti da un vicino campo di prigionia. A proteggerli furono alcuni contadini e braccianti del posto, persone comuni che decisero di aiutarli nonostante il rischio.

Li nascosero e li sfamarono. E soprattutto non li denunciarono.

In paese erano presenti anche soldati tedeschi e il pericolo era tutt’altro che teorico. Chi aiutava una persona ricercata rischiava infatti conseguenze gravissime.

Mario Lattes non dimenticò quel periodo. Nonostante la guerra e la presenza dei tedeschi, avrebbe conservato il ricordo di quei mesi trascorsi a Castelnuovo come di un periodo relativamente tranquillo, reso possibile dall’umanità di alcune persone che scelsero di aiutarlo.

Due guerre, due vicende molto diverse e due uomini che, per ragioni opposte, si ritrovarono a vivere momenti decisivi della loro vita proprio a Castelnuovo di Farfa.

 

Condividi su:

Format Rieti Settembre-Ottobre 2026

Categorie

Archivio