Dalle ombre della strage di Ustica alla guerra silenziosa contro il terrorismo jihadista. È un percorso lungo quasi trent’anni quello di Fabrizio Colarieti, giornalista reatino che dal 1996 si occupa prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria, terrorismo, criminalità, intelligence e sorveglianza elettronica. Un percorso fatto di inchieste, documenti, testimonianze e vicende spesso rimaste lontane dai riflettori, che oggi approda a un nuovo libro.
Si intitola “Dormiente. La lotta silenziosa al terrorismo jihadista in Italia”, è scritto insieme a Paolo Reale, volto noto di Quarto Grado, con la prefazione di Stefano Dambruoso, e sarà pubblicato da Zolfo Editore, disponibile dalla metà di settembre nelle librerie e negli store online.
Un saggio che affronta un tema di stretta attualità e accompagna il lettore dentro uno dei territori più delicati dell’attività investigativa: quello della prevenzione del terrorismo jihadista e della capacità dello Stato di individuare una minaccia prima che possa trasformarsi in un attentato.
Protagonista del racconto è l’ispettore Marco Formentoni, investigatore dell’Antiterrorismo della Polizia di Stato. Il suo compito è cercare ciò che apparentemente non c’è: un movimento, una traccia digitale, un contatto, un errore quasi invisibile.
Perché il nemico più difficile da individuare è quello che non si mostra.
Il “dormiente” è l’uomo che vive accanto agli altri, lavora, si sposta, si confonde nella quotidianità e aspetta. Non deve attirare l’attenzione. Deve rimanere invisibile fino al momento in cui potrebbe essere chiamato ad agire.
Mentre Roma continua la propria vita, investigatori, analisti, intelligence e reparti speciali lavorano lontano dai riflettori. Le loro indagini si muovono attraverso telefoni, server, banche dati, pedinamenti e cooperazione internazionale.
È una guerra fatta soprattutto di pazienza, intuizione e capacità di interpretare segnali minimi.
E proprio qui sta uno degli aspetti più significativi di Dormiente: nell’antiterrorismo il successo spesso coincide con qualcosa che non accade. Un attentato che non viene compiuto. Una strage che non finisce sui giornali. Una minaccia individuata e fermata prima che sia troppo tardi.
Una storia professionale nata tra cronaca e grandi misteri italiani
Per Fabrizio Colarieti, Dormiente rappresenta un nuovo capitolo di un’attività giornalistica sviluppatasi negli anni attorno ai temi più complessi della cronaca italiana.
Giornalista professionista, Colarieti collabora con l’ANSA e la RAI, ma in passato i suoi articoli sono stati pubblicati da numerose testate nazionali (Il Messaggero, Lettera43 e Formiche.net, Il Tempo, Il Fatto Quotidiano, l’agenzia Omniroma, Avvenimenti, Left, Il Punto e L’Espresso).
Ma il suo nome è legato soprattutto alle sue lunghe indagini sulla strage di Ustica.
È considerato tra i massimi esperti italiani della vicenda e ha dedicato anni alla ricostruzione di quella che è una delle pagine più controverse della storia contemporanea italiana. È stato fondatore del portale d’inchiesta stragi80.it e ha concentrato parte del proprio lavoro anche sulla ricostruzione delle morti sospette che, nel corso degli anni, sono state ritenute collegate alla tragedia del DC-9 Itavia.
A Ustica ha dedicato diversi libri: Punto Condor. Ustica: il processo, Ustica scenari di guerra, Moby Prince. La notte dei fuochi e Vittime collaterali. I suicidi sospetti della strage di Ustica.
Un lavoro investigativo che gli è valso una conoscenza particolare dei meccanismi attraverso i quali cronaca, apparati dello Stato, intelligence, tecnologia e vicende giudiziarie finiscono per intrecciarsi.
In Dormiente, Colarieti unisce dunque la propria esperienza giornalistica a quella di Paolo Reale, ingegnere elettronico e consulente tecnico specializzato in Digital Forensics, Security e sistemi di telecomunicazioni, con esperienza in complesse indagini giudiziarie.
Reale è professore straordinario presso l’Università Telematica Uninettuno e l’European Forensic Institute di Malta e socio fondatore dell’Osservatorio Nazionale per l’Informatica Forense (ONIF), del quale è stato il primo presidente.
Ne nasce un racconto nel quale giornalismo investigativo, tecnologia e attività di intelligence si incontrano per raccontare una realtà che normalmente rimane invisibile.
La prefazione è firmata da Stefano Dambruoso, magistrato esperto di terrorismo, che richiama la natura della minaccia con una frase netta: “Nessuna mediazione è mai possibile con chi fa della violenza cieca il proprio esclusivo strumento di azione politica”.



