Microspie e macroritardi

30/08/2026 | Il domenicale, Notizie in evidenza

 

di Massimo Palozzi –  L’affaire microspie scoperte in diversi uffici del Comune di Rieti è inevitabilmente destinato a gonfiarsi. Quello che è filtrato finora lascia pensare a intercettazioni ambientali riconducibili a due possibili alternative: un’indagine della Procura della Repubblica o un’intrusione da parte di soggetti esterni interessati ad acquisire informazioni sensibili in maniera del tutto illegale. Nel primo caso si tratterebbe di un mezzo di ricerca della prova di eventuali reati ad opera della polizia giudiziaria su delega del Pm con l’avallo di un giudice; nel secondo, il Comune sarebbe invece vittima di un attacco studiato per registrare conversazioni private e dunque parte offesa in un eventuale processo.
Stabilire ora quale delle due piste risulti più credibile è prematuro. Certo, la seconda ipotesi rappresenterebbe un’eventualità a dir poco sensazionale, visto il numero di cimici rinvenute e gli uffici interessati. Non meno clamorosa sarebbe anche la prima per le sue implicazioni politiche, oltre che giudiziarie, collocandosi tuttavia in un contesto maggiormente comprensibile. Per questo giovedì i gruppi di opposizione hanno chiesto al sindaco di riferire sulla vicenda in Consiglio comunale.
Dal micro al macro, la settimana si è aperta lunedì con le dolorose celebrazioni del decennale del terremoto che distrusse Amatrice, Accumoli e vari altri borghi dell’Appennino centrale con un bilancio terribile di 299 morti.
Nonostante le rassicuranti sortite istituzionali rilasciate ad intensità crescente con l’avvicinarsi dell’anniversario, lo scenario continua ad essere avvilente. La ricostruzione arranca, la vita nei paesi sconvolti dal sisma rimane lontanissima da quella precedente e le prospettive sono ancora a lungo termine per ridare una parvenza di normalità ai luoghi straziati dalle scosse di quel maledetto 24 agosto 2016.
“Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità spezzata nei territori colpiti dalla tragedia”. Parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dove non è difficile scorgere la preoccupazione per una tempistica che, al netto delle oggettive difficoltà e di qualche recente accelerazione, non ha esattamente rispettato le speranze degli sfollati né di tutti coloro che guardavano al sollecito recupero delle comunità vittime del terremoto. Se non si vuole parlare di fallimento, certo non è nemmeno una storia di successo.
Intervistato da Famiglia Cristiana, lo stesso vescovo Vito Piccinonna ha puntato l’indice sui ritardi accumulati finora: “la ricostruzione è certamente complessa ma c’è rabbia per una serie di soluzioni ritenute possibili, ma non realizzate, nonostante le importanti risorse destinate alla ricostruzione”.
Con 8.579 famiglie ancora senza casa, il panorama non induce a grande ottimismo. Di tutto questo Amatrice resta il simbolo più potente. I dati aggiornati al 20 aprile 2025, contenuti nell’ultimo rapporto di Action Aid, sono impietosi. Lo stato d’avanzamento dei lavori, fra edilizia pubblica e privata, aveva raggiunto l’anno scorso appena il 40%. Per quanto riguarda il settore privato erano state presentate 1.510 domande, ma gli edifici ricostruiti erano appena 247. Mille persone, l’80% di coloro che hanno perso la casa, vivevano ancora nelle “Sae” (soluzioni abitative emergenziali), vale a dire prefabbricati che poco hanno a che vedere con alloggi veri e propri.
Martedì la Struttura commissariale ha diramato una lunga nota per contestualizzare l’indagine di Action Aid e aggiornare lo stato della ricostruzione con numeri leggermente migliori, precisando che nelle due opere pubbliche su tre in attesa dell’avvio dei lavori segnalate nello studio, rientrano pure quelle per le quali sono state ultimate tutte le fasi precedenti l’apertura dei cantieri.
Il Lazio risulta a livello comparativo il fanalino di coda. Un anno fa dovevano ancora essere avviate 365 opere, pari al 69,7%; nelle Marche 1.243, pari al 66,4%; in Abruzzo 446, pari al 61,5%; in Umbria 378, pari al 69,2%. Eppure la Regione ha concesso un finanziamento di centomila euro per organizzare ad Amatrice le celebrazioni del decennale.
Oggi la situazione illustrata dal Commissario mostra qualche progresso, dato che le opere con lavori in corso o concluse sono circa il 40% dell’intera programmazione, contro il 34,4% del 2025. Decimali a parte, la sostanza dice però che a dieci anni dal terremoto deve ancora partire il 60% dei cantieri.
E poi c’è l’aspetto umano. Il 20% della popolazione di Amatrice, 2.123 persone, è seguito dai servizi sociali. Un numero enorme, solo considerando che in media gli italiani assistiti rappresentano il 5% dei residenti.
Dalle microspie ai macroritardi, di materiale per infiammare il dibattito politico ce n’è insomma parecchio, a meno di un anno dalle elezioni amministrative della primavera 2027.

30-08-2026

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