Penuria acqua a Rocca Sinibalda, l’opposizione alza il tiro: “Il sindaco non è un podestà”

25/08/2026 | Notizie in evidenza, Politica

La mancata convocazione del Consiglio comunale straordinario richiesto dall’opposizione sulla vicenda APS approda sul tavolo della Prefettura di Rieti. I consiglieri comunali di minoranza Rosella Bianchi, Roberto Quondamstefano e Mario Concezi contestano al sindaco Stefano Micheli di non aver dato seguito, nei termini previsti, alla richiesta presentata il 4 agosto e annunciano il ricorso agli strumenti previsti dalla legge.

La richiesta riguardava la convocazione di un Consiglio comunale straordinario per discutere pubblicamente delle criticità legate al servizio idrico e delle segnalazioni arrivate dai cittadini. Secondo l’opposizione, alla richiesta non sarebbe seguita la convocazione nei termini previsti, nonostante un successivo sollecito.

A formalizzare il passaggio istituzionale è ora Rossella Bianchi, consigliera comunale e capogruppo di opposizione, che il 25 agosto ha inviato alla Prefettura una richiesta di attivazione del potere sostitutivo ai sensi dell’articolo 39, comma 5, del D.Lgs. 267/2000.

Nel documento indirizzato al Prefetto, Bianchi ricostruisce la vicenda e sottolinea come «il termine massimo previsto dall’art. 39, comma 5, del D.Lgs. n. 267/2000 risulta pertanto decorso senza che il Consiglio Comunale sia stato convocato e svolto».

Per la capogruppo di minoranza, la situazione determinerebbe «una grave compressione delle prerogative dei Consiglieri Comunali» e impedirebbe al Consiglio di esercitare le proprie funzioni su una questione considerata di particolare rilevanza per la cittadinanza.

Da qui le richieste rivolte alla Prefettura: accertare formalmente l’inadempimento, attivare la procedura prevista dalla normativa e, in caso di ulteriore inerzia dell’amministrazione, esercitare il potere sostitutivo previsto dalla legge «affinché venga assicurata la convocazione e l’effettivo svolgimento del Consiglio Comunale».

Nel documento viene inoltre ribadita la natura della questione all’origine della richiesta: «una questione di rilevante interesse pubblico concernente la gestione del servizio idrico e le problematiche connesse ad APS», rispetto alle quali, secondo l’opposizione, il Consiglio comunale deve poter esercitare il proprio ruolo di indirizzo e controllo politico-amministrativo.

Il caso viene dunque presentato dalla minoranza non soltanto come una questione legata alla gestione del servizio idrico, ma come una vicenda che investe direttamente il rapporto tra maggioranza e opposizione e il funzionamento dell’istituzione consiliare.

Nella nota politica diffusa dai consiglieri, il tono è ancora più netto. «Per esercitare una normale prerogativa dei consiglieri comunali non dovrebbe essere necessario rivolgersi alla Prefettura», sostengono Bianchi, Quondamstefano e Concezi. «L’opposizione non chiede cortesie, ma il rispetto delle regole e il diritto a discutere nelle sedi istituzionali le questioni che riguardano la comunità».

Poi l’affondo nei confronti del sindaco Stefano Micheli, espressione del Partito Democratico: «Un Comune non è un feudo personale». E, aggiungono i consiglieri, «a giudicare da come vengono trattate le richieste della minoranza, però, a Rocca Sinibalda sembra tornata di moda la figura del podestà: uno decide e gli altri prendono atto. Peccato che siamo nel 2026 e non negli anni Trenta».

L’opposizione assicura infine che sulla vicenda APS continuerà a chiedere trasparenza e confronto pubblico. «Se per ottenere il rispetto delle prerogative istituzionali bisogna arrivare fino al Prefetto – concludono – il problema non riguarda più soltanto l’acqua, ma anche il modo in cui questa amministrazione interpreta il confronto democratico».

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