A 10 anni dal sisma che ha colpito Amatrice e il Centro Italia , il Centro Nazionale Ricostruzione Ecologica ha pubblicato una “lettera aperta” al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
Al Commissario Straordinario per la Ricostruzione Guido Castelli, alle istituzioni nazionali e locali.
“A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, il CNRE ritiene doveroso rivolgere alle istituzioni una domanda semplice e non più rinviabile: perché la ricostruzione continua a procedere lentamente e secondo modelli che non affrontano fino in fondo le esigenze ambientali, antisismiche, sanitarie e sociali dei territori colpiti? Sono trascorsi dieci anni – si legge nella lettera aperta – eppure, in molte aree del cratere, migliaia di cittadini continuano ad attendere una ricostruzione compiuta. Sul territorio restano ancora detriti, strutture emergenziali e problemi irrisolti, mentre numerose pratiche della ricostruzione privata attendono tempi incompatibili con il diritto delle comunità a tornare a vivere e a progettare il proprio futuro”. Nella “lettera aperta” si ricorda come il CNRE sostiene da tempo la necessità di un cambio di paradigma: una ricostruzione ecologica, antisismica, ecomodulare, veloce, salubre, sicura e realmente sostenibile, capace di utilizzare tecnologie e sistemi costruttivi innovativi per ridurre tempi, costi, consumo di suolo, produzione di rifiuti e impatto ambientale.
“Non si tratta soltanto di ricostruire ciò che è stato distrutto. Si tratta di costruire un futuro più sicuro per le popolazioni del cratere. Per questo riteniamo indispensabile aprire un confronto pubblico e tecnico sulle soluzioni innovative che il CNRE ha elaborato e che, a nostro avviso, potrebbero contribuire concretamente ad accelerare la ricostruzione e migliorarne qualità e sicurezza. Ci chiediamo perché, dopo dieci anni, proposte alternative e innovative continuino a incontrare difficoltà nell’essere ascoltate e valutate dalle istituzioni e dagli organismi tecnici”, fa presente il Cnre che “non chiede corsie preferenziali. Chiediamo di essere ascoltati e di poter dimostrare, sul piano tecnico e scientifico, la validità delle nostre proposte. Il futuro dei territori terremotati non può essere deciso soltanto attraverso la riproposizione dei modelli costruttivi del passato. La ricostruzione deve diventare anche un’occasione di innovazione: edifici più sicuri, materiali più sostenibili, tempi di realizzazione più rapidi, maggiore salubrità degli ambienti e una concreta riduzione dell’impatto sul territorio”.
Il CNRE è pronto a mettere a disposizione delle istituzioni le proprie competenze e le proprie soluzioni, chiedendo un tavolo pubblico di confronto con il Governo, il Commissario Straordinario, le Regioni, i Comuni, gli ordini professionali, le università e i soggetti tecnici interessati. “A dieci anni dal sisma non servono soltanto nuove promesse. Servono scelte. Serve coraggio. Serve innovazione.
Chiediamo alla Presidente Meloni e al Commissario Castelli di aprire finalmente un confronto serio sulle nuove tecnologie e sui nuovi modelli di ricostruzione.
Il CNRE è pronto. Perché ricostruire non significa semplicemente tornare al passato.
Significa costruire un territorio più sicuro, più sano, più sostenibile e più forte di prima”, conclude la “lettera aperta”.



