Violenza e disagio giovanile: una novità per Rieti? A giudizio di NOME Officina Politica no, sono invece un sintomo del degrado sociale maturato in città in questi anni.
“Crediamo che l’ultimo episodio, ai danni di una sedicenne aggredita da coetanee la scorsa settimana sia rappresentativo di un malessere sociale profondo e richieda una riflessione più approfondita della breve dichiarazione rilasciata dai nostri amministratori.
Siamo solidali con la ragazza e la sua famiglia e auguriamo loro di superare presto questo brutto incidente. Tuttavia, vista la gravità dell’evento, siamo rimasti colpiti dal balbettio e dalle vuote parole di circostanza della giunta comunale e del Sindaco e dalla loro incapacità di prendere un pur minimo impegno ad affrontare concretamente eventi come questo.
Il fenomeno della violenza e del disagio giovanile non è una novità per Rieti: le risse notturne fuori dai locali sono all’ordine del giorno, gli sportelli che nelle scuole offrono supporto psicologico agli studenti sono sovraffollati e insufficienti a soddisfare le richieste, alcol e droghe dilagano soprattutto tra i giovani.
La situazione di disagio è certificata dall’indagine annuale sulla qualità della vita nelle provincie italiane di ItaliaOggi e Ital communications, ripresa recentemente da Open Rieti, che vede Rieti agli ultimi posti nella classifica generale (81 su 107 e ultima nel Lazio) e in particolare alla voce “sicurezza sociale” (90 su 107).
Come possono i nostri amministratori non capire che questi episodi di violenza sono un segnale di un problema più ampio, che non nasce a Rieti, ma che a Rieti cresce più che altrove, perché qui trova un terreno più fertile? Spendono altisonanti parole di condanna e sdegno, ma sono incapaci di andare oltre un generico impegno a “mettere in campo, con ogni strumento possibile, campagne di prevenzione e di osservazione”.
Chiediamo allora quali sono gli strumenti che intendono utilizzare senza perdere altro tempo? E perché campagne di osservazione e prevenzione non sono già in campo e vengono promesse soltanto ora a fronte dell’ennesimo incidente, visto che il fenomeno di disagio è sotto gli occhi di tutti da anni?
Forse è ora di dire basta agli spot di condanna pronunciati sull’ onda dell’indignazione, che non fanno altro che aumentare divisioni, o a foto autocelebrative di fronte a ruspe che bonificano i luoghi di spaccio per vantarsi di aver estirpato il problema della droga da Rieti, e iniziare a rimettere in discussione modelli educativi inadeguati e a promuovere iniziative concrete.
Comunicare dovrebbe essere l’ultimo atto di un pensiero trasformato nell’agire.
E a voler agire di interventi se ne potrebbero fare tanti e di tanti tipi diversi, basta guardarsi intorno: dal divieto di vendita di alcolici per fasce di età, orari e zone della città, al sostegno di associazioni che offrono supporto ai giovani o propongono valide alternative (sport, cultura, impegno civile) alla noia e all’apatia, a programmi articolati di iniziative e creazione di spazi culturali dedicati ai ragazzi, che mettano al centro i loro modelli virtuosi e il loro modo di esprimersi e che favoriscano la loro partecipazione.
Siamo convinti che un fenomeno di disagio come questo possa essere arginato solo con uno sforzo collettivo di una comunità intera, valorizzando le differenze e mettendo a fattor comune il lavoro delle famiglie, delle scuole, delle comunità e delle istituzioni al fine di creare contesti in cui i giovani possano sentirsi valorizzati, ascoltati e aiutati a capire l’importanza della responsabilità delle proprie azioni.
I giovani rappresentano il più prezioso capitale sociale di cui disponiamo, lo ereditiamo e abbiamo il dovere di valorizzarlo e farlo crescere, per questo chiediamo ai nostri amministratori un radicale cambio di passo sulle politiche giovanili rispetto a quanto fatto fino ad ora”.


