Questa sera, in molte case della provincia di Rieti, le luci restano accese più a lungo del solito. È la notte prima degli esami di maturità, un passaggio che ogni anno si ripete uguale e diverso e che per migliaia di studenti segna il confine tra la fine di un percorso e l’inizio di qualcosa di nuovo.
A Rieti e dintorni, come in tutta Italia, gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori vivono queste ore con una miscela difficile da controllare: ansia, attesa e concentrazione. Sui tavoli ci sono ancora libri aperti, appunti sparsi, schemi ripassati all’ultimo momento. Nei telefoni continuano a scorrere messaggi tra compagni di classe: domande, incoraggiamenti e tentativi di sdrammatizzare.
C’è chi ripassa ancora qualche argomento, chi cerca di convincersi di essere pronto e chi prova a distrarsi con musica o televisione. Dormire, per molti, non è semplice: i pensieri si accavallano e il tempo sembra scorrere più lentamente del solito.
L’ansia è inevitabile, ma non è solo paura. È anche la sensazione di essere arrivati a un passaggio importante, la conclusione di anni di scuola, amicizie, interrogazioni e quotidianità vissuta tra i banchi. Un equilibrio tra leggerezza e responsabilità, perché domani non sarà un giorno come gli altri.
La notte scorre lenta, tra pensieri, silenzi e ultime ripetizioni. C’è chi la trascorrerà quasi senza chiudere occhio, chi proverà a distrarsi con gli amici e chi, addirittura, aspetterà l’alba all’aperto, perché in compagnia anche l’ansia diventa più leggera.
Poi arriverà quel momento. Qualcuno intonerà le prime note e, come accade ormai da anni, decine di smartphone si alzeranno verso il cielo. I video invaderanno i social, accompagnati da un coro che è diventato il simbolo stesso della vigilia della maturità: “Notte prima degli esami”.
Domani si entrerà in aula con emozioni diverse: entusiasmo, paura, speranza, nostalgia anticipata. Ma questa sera è uguale per tutti. È una notte sospesa, fatta di attesa e di incertezze, che accompagna ogni studente verso uno dei passaggi più significativi della propria vita.
Quando Antonello Venditti scrisse “Notte prima degli esami”, nel 1984, aveva già 35 anni e guardava alla sua adolescenza con il filtro del ricordo. Non poteva immaginare che quella canzone avrebbe avuto una seconda vita, diventando il rito collettivo di generazioni di maturandi. Quarant’anni dopo, continua a essere la colonna sonora di una notte speciale, quella in cui il futuro sembra vicinissimo e lontanissimo allo stesso tempo.



