di Matilde Fallerini – Le festività reatine in onore di Sant’Antonio hanno origini antichissime, risalenti al 1232. Dopo un solo anno dalla sua morte avvenuta il 13 giugno 1231, il papa Gregorio IX, già vescovo di Rieti (Ugolino dei Conti di Segni) nel 1214, avendo assistito alle prediche di Antonio, decise di iniziare le procedure per la sua canonizzazione. Mentre soggiornava a Rieti, a quel tempo sede papale, accolse per ben due volte gli ambasciatori giunti da Padova per chiedere la canonizzazione. Il papa nominò così una commissione per raccogliere le testimonianze dei tanti prodigi compiuti dal Santo. Quando le delegazioni di Padova giunsero a Rieti, furono accolte dalla cittadinanza con una fiaccolata che li accompagnò fino al palazzo papale, dove furono accolti da Gregorio IX. Questo atto fu l’origine del culto antoniano dei reatini, anche perché fu stabilito che la cerimonia di canonizzazione doveva svolgersi nel Duomo di Rieti, il 30 maggio, giorno di Pentecoste. Ma quando il papa fu costretto a trasferirsi a Spoleto e spostare il luogo per la cerimonia, i reatini reagirono escogitando una processione con le fiaccole in segno di protesta, che si trasformò da contestazione in grande devozione per il Santo e che è giunta immutata fino ai nostri giorni. La fiaccolata del 1232 viene riproposta ancor oggi, nel momento culminante della festa in onore di Sant’Antonio con la processione dei ceri.
- Processione all’imbocco inferiore di via Roma
- Interno chiesa di San Francesco. Primi anni del Novecento
- Processione sul ponte romano. Anni sessanta del Novecento



