Quel 2 giugno a Rieti

2/06/2026 | Notizie in evidenza, Storie e persone

Frecce tricolori ph G. Wind06

di Massimo Palozzi – Il 2 giugno ricorre l’80° anniversario del referendum istituzionale che sancì il passaggio dalla monarchia alla repubblica, dopo la liberazione dal nazifascismo e la fine della seconda guerra mondiale. Dal 1949 questa giornata è festa nazionale.

Il 2 e 3 giugno 1946 gli italiani maggiorenni si recarono alle urne non solo per scegliere tra l’opzione repubblicana e la permanenza sotto la casa reale, ma anche per eleggere i membri dell’Assemblea costituente incaricati di scrivere la nuova Costituzione che sarebbe entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Erano le prime elezioni libere dopo oltre un ventennio e si tennero a suffragio universale diretto e segreto. Per la prima volta anche le donne poterono esercitare il loro diritto di elettorato attivo e passivo su scala nazionale.

La repubblica vinse per un soffio e tra molte polemiche: 12.717.923 voti contro i 10.719.281 ottenuti dalla monarchia.

In provincia di Rieti prevalse invece la fedeltà alla corona. I votanti furono 96.086, l’86,23% degli aventi diritto. Alla repubblica andarono 38.445 preferenze (il 42,61% dei voti validi), mentre la causa monarchica ne raccolse 51.782, pari al 57,39%. Appena 1.755 le schede nulle e 4.104 quelle bianche.

Diverso l’esito a Rieti città, dove gli elettori furono 18.399, pari all’85,32% degli aventi diritto. La repubblica vinse con il 57,28% (9.989 voti), contro il 42,72% della monarchia che ne raccolse 7.451.

All’Assemblea costituente gli elettori del collegio Perugia-Terni-Rieti designarono l’avvocato Ivo Coccia, che fu presidente della Provincia di Rieti per due mandati, dal 1946 al 1948 e dal 1955 al 1958. Anche Tito Oro Nobili aveva legami con Rieti. Era nato infatti a Magliano Sabina, all’epoca appartenente all’Umbria, e aveva studiato al liceo classico del capoluogo sabino. Insieme a loro venne eletta pure la trentottenne Elettra Pollastrini, una delle 21 donne della Costituente (su 556 membri).

Nata a Rieti il 15 luglio 1908, Elettra Pollastrini lasciò presto la città per trasferirsi con la famiglia dapprima ad Ancona, dove a causa delle ristrettezze economiche fu messa in orfanotrofio, quindi alla Spezia. Nel novembre 1924 raggiunse il fratello Olindo riparato in Francia, trovando impiego alla Renault, ma solo due anni più tardi venne licenziata per aver preso parte a uno sciopero.  Nel 1932 aderì alla Lega delle donne per la pace e la libertà e l’anno successivo si iscrisse al Partito Comunista, per conto del quale nell’agosto del ’34 partecipò come delegata al Congresso mondiale contro la guerra e il fascismo di Parigi.

A causa delle sue idee sovversive fu ben presto attenzionata dalla polizia italiana, che la segnalò alle frontiere per l’arresto nel caso avesse tentato di rientrare in patria.

Allo scoppio della guerra civile spagnola partì con una delegazione internazionale femminile per portare aiuti ai repubblicani e per partecipare al primo congresso delle donne antifasciste tenutosi a Barcellona nel novembre 1937.

Nonostante fosse stata dichiarata “indesiderabile”, rientrò in Francia agli inizi del ’38, venendo arrestata nel settembre dell’anno successivo nell’ambito delle repressioni scatenate contro i comunisti in seguito alla firma del patto Ribbentrop-Molotov.

Nell’aprile 1941 le autorità francesi la consegnarono all’Italia e fu quindi tradotta nel carcere di Rieti. Qui le venne diagnosticata la tubercolosi, che le evitò di essere inviata nelle colonie. Rimase al confino in città, presso una parente, dedicandosi a operazioni clandestine fino all’armistizio dell’8 settembre 1943. A ottobre la sua appartenenza partigiana fu scoperta dalla polizia tedesca. Condannata a tre anni di lavori forzati, finì deportata in Germania nel campo di prigionia di massima sicurezza di Aichach, dove trascorse venti mesi fino all’arrivo delle truppe alleate il 28 aprile 1945.

Tornata in Italia, divenne assessore al Comune di Rieti prima di essere eletta all’Assemblea costituente. Elettra Pollastrini rappresentò il Pci anche a Montecitorio come deputata per le prime due legislature, dal 1948 al 1958, quando si trasferì in Ungheria per lavorare come giornalista a Radio Budapest. Legatissima alle sue origini, nel 1956 fu eletta consigliere provinciale ed ebbe rilevanti incarichi in seno alla Federazione comunista cittadina.

Nel 1963 fece definitivamente ritorno a Rieti, dove morì il 2 febbraio 1990.

 

ph G. Wind

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