La crisi del Terminillo e le ambizioni frustrate dell’Appennino centrale

31/05/2026 | Il domenicale, Notizie in evidenza

di Massimo Palozzi – Appena tre settimane fa, il diniego all’istituzione di una classe prima all’Ite di Borgorose era stata l’occasione per una riflessione sulla crisi delle aree interne e sull’effettiva volontà politica di valorizzarle di fronte al loro diffuso spopolamento. Mercoledì, la presentazione del libro di Marco Fuggetta “Oltre le sfide. Il territorio reatino dieci anni dopo” (Funambolo Edizioni) ha offerto invece lo spunto per ragionare sul futuro delle città medie dell’Appennino centrale e sulla possibilità di costruire una strategia comune, capace di andare oltre la gestione delle emergenze.

A discuterne nell’aula consiliare della Provincia si sono ritrovati i sindaci FdI di Rieti, Daniele Sinibaldi, Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, e L’Aquila, Pierluigi Biondi, insieme ad amministratori e rappresentanti istituzionali dei tre capoluoghi.

Dai contributi e dalle esperienze di ciascuno è emerso un quadro segnato da profonde inquietudini. Pur appartenendo a regioni diverse, le tre città sperimentano infatti criticità condivise soprattutto per gli effetti dei terremoti, ma più in generale per una certa marginalità rispetto alle dinamiche nazionali. Tanto che dal dibattito è emersa l’idea o, per meglio dire, l’auspicio che non possano e non debbano più essere considerate entità periferiche, quanto invece territori chiamati a giocare un ruolo nelle politiche di sviluppo e coesione.

L’analisi si è quindi rapidamente trasformata in un grido di dolore, perché a distanza di 10 anni dal terremoto che ha distrutto Amatrice e a 17 da quello che rase al suolo L’Aquila, gli sforzi sono ancora concentrati su una ricostruzione che peraltro prosegue lenta e tra mille difficoltà. Il punto del resto non è solo ricostruire ciò che è stato danneggiato. Occorre far ripartire quel sistema di relazioni e riferimenti in grado di rendere vive le comunità attraverso il lavoro, i servizi, la formazione, gli investimenti culturali e l’innovazione. Altrimenti l’abbandono dei territori non solo non si arresterà, ma appare anzi destinato a una inesorabile accelerazione.

L’obiettivo di fare rete tra le città dell’area appenninica è pertanto emerso come una necessità primaria. Per costruire una direzione comune, capace di attrarre risorse e creare opportunità, occorrono però talenti e disponibilità molto difficili da reperire: la prospettiva è insomma corretta, un po’ meno scontato il suo esito.

Paradigmatica in questo senso è la vicenda del Tsm2, dove Tsm sta per Terminillo Stazione Montana e 2 sta per seconda variante (risalente al 2019) a un progetto di rilancio della stazione sciistica partito quasi vent’anni fa e che ancora arranca sotto il peso di questioni giudiziarie, ma soprattutto economiche e di fattibilità.

Giusto lunedì diverse testate anche nazionali hanno riportato la notizia che la Regione Lazio ha sospeso il procedimento di proroga per altri cinque anni della Via, la Valutazione di impatto ambientale di durata quinquennale scaduta il 31 dicembre scorso, in quanto occorre prima redigere una nuova Vinca (Valutazione di incidenza ambientale). Un lustro non è stato infatti sufficiente a chiudere la conferenza dei servizi e far partire i lavori. Da qui la richiesta di proroga della Vinca, preliminare alla Via, avanzata a settembre dalla Provincia. La Regione non l’ha però accolta per la necessità di approfondire “il nuovo, significativo set di dati e le elaborazioni cartografiche” che “rafforzano la rilevanza naturalistica del comprensorio del Monte Terminillo”. La conseguenza è che il progetto dovrà essere sottoposto ancora una volta a nuove valutazioni per accertare che il Tsm2 non comprometta gli habitat e le specie protette.

La decisione ha acceso l’entusiasmo dell’ampio cartello di sigle ambientaliste che da sempre si oppongono al piano, giudicato eccessivamente impattante e soprattutto irrealistico. Fratelli d’Italia ha invece subito ribadito il sostegno al progetto, con la consigliera regionale Eleonora Berni intervenuta per minimizzare l’impaccio burocratico, sottolineando come il programma di interventi necessiti soltanto di approfondimenti tecnico-ambientali nell’ambito dell’iter autorizzativo.

L’elaborato prevede 10 nuovi impianti di risalita (oltre ai 7 esistenti), 7 nastri trasportatori non fissi in galleria, 37 chilometri complessivi di nuove piste di sci alpino, 2 bacini di raccolta per impianti di innevamento programmato e 7 rifugi in legno. Il tutto per un costo stimato (nel 2020) di 49,3 milioni di euro, di cui solo venti finanziati dalla Regione Lazio. I circa trenta milioni mancanti, più quelli nel frattempo necessari, dovrebbero essere reperiti sul mercato, convincendo i privati a sostenere un investimento di tale portata.

Di fronte al mutamento climatico che rende sempre più rare le precipitazioni nevose sul Terminillo (e che a parere di molti dovrebbe già sconsigliare di per sé la realizzazione del Tsm2), la sostenibilità economico-finanziaria dell’intero progetto è un altro degli argomenti cavalcati dai contrari.

 

31-05-2026

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