di Fabrizio Tomassoni – La mattina del 16 maggio 1952 sulla città di Rieti calò un velo di profonda malinconia e altrettanto smarrimento: nella sua abitazione di via Roma, Pier Luigi MARIANI aveva concluso la sua esistenza terrena, a causa di quel suo cuore che non resse più le quotidiane vicende della sua amata città. Aveva solo 44 anni. Accanto a lei la moglie, la dottoressa Ornella Petrini (sposata nel 1945), anch’essa figura indimenticata di una Rieti del tutto scomparsa.
Se ne andava, così, il cantore della reatinità più genuina, colui che seppe affrancare il dialetto reatino dall’essere una semplice ‘calata’ per assurgere a lingua del popolo tutto. Poeta raffinatissimo (suo il Premio San Pellegrino 1948), creatore del primo vero gruppo teatrale cittadino (“Piccola Scena”), scrisse opere in lingua di grande attenzione verso i classici (su tutte “Itaca non è più”), mai disdegnando la lezione di Loreto Mattei e quel dialetto che fungeva da collante tra le diverse generazioni.
E da quello scrigno singolare del dialetto, Pierluigi Mariani trasse fuori quattro capolavori: il primo fu rappresentato al “Flavio” il 9 ottobre 1949…«L’amore ‘ncagnarellu». Protagonisti i due giganti del teatro marianeo: Wanda Pitoni e Dario Nerici. La battuta iniziale…”E’ renuta la cane?…Nòne”, scatenò venti minuti di applausi…una sorta di urlo liberatorio dopo anni di guerra e di tristezze.
Seguì il capolavoro de «Lu piccaru», poi «Lu cuccumellu», infine «Riète mea», testamento dell’autore ed estremo atto d’amore verso la sua città tanto amata.
La sua amicizia con Giovanni Marconicchio, musicista abruzzese, donò alcune canzoni in vernacolo che ancor oggi noi cantiamo e apprezziamo: «Le campane de Santa Maria», «Campagnola», «La canzone de la copèta», «Ninetta ‘n bicicretta» e, soprattutto, «Invito al Terminillo».
La sua eredità, impossibile da replicare ma necessaria per la salvaguardia del dialetto reatino, fu portata avanti dal «GAD Pier Luigi Mariani» e dalle diverse compagnie amatoriali, ancor oggi in attività.
Grazie, dunque, a Pier Luigi Mariani per averci idealmente portati tutti sulle tavole del palcoscenico con la nostra parlata, vera lingua dell’antico popolo Sabino.
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In foto: 17 maggio 1952: la bara con Pier Luigi MARIANI transita davanti al palazzo Crispolti di via Garibaldi per essere accompagnata al Cimitero maggiore di Rieti (fu inumato nella tomba di Angelo Sacchetti Sassetti).



