Chicco Costini, Vice Segretario Nazionale del Movimento Indipendenza, commenta gli esiti del referendum e il messaggio espresso dagli elettori.
“Il Popolo ha parlato: la bocciatura della riforma sulla Giustizia è un campanello d’allarme per il centrodestra
Il referendum costituzionale sulla Giustizia si è concluso con la netta vittoria del No, che ha prevalso con oltre il 53% dei voti e un’affluenza record vicina al 59%. Il centrodestra ha incassato una sconfitta pesante, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di resuscitare una sinistra data per morta.
Il fronte del No non ha vinto sul merito della riforma, ma perché intorno a esso si è compattato tutto ciò che la sinistra radical-chic e l’antifascismo militante avevano già portato in piazza nei mesi scorsi: le manifestazioni pro-Pal, le seconde e terze generazioni di immigrati, gli orfani del Reddito di Cittadinanza e la mafia antifascista in servizio permanente effettivo. Uno schieramento eterogeneo ma unito dall’odio per ogni tentativo di riportare la sovranità popolare al centro della vita nazionale.
Dall’altra parte, invece, si è consumata la rarefazione di una destra delusa e demotivata. Un elettorato che aveva creduto nel ritorno della centralità della volontà popolare e che oggi vede un governo sempre più eterodiretto dagli interessi delle grandi imprese e delle élite globaliste, lontanissimo dallo spirito rivoluzionario che aveva portato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
La scena dei magistrati che cantano “Bella Ciao” nei tribunali dice tutto sull’“indipendenza” e sull’“imparzialità” di una casta che si considera intoccabile e che, di fatto, oggi lo è diventata davvero. Ma il problema vero non è solo a sinistra: è soprattutto a destra.
Senza la spinta rivoluzionaria, popolare e sovranista che ha segnato la vittoria del 2022, il declino del centrodestra è segnato. Il Movimento Indipendenza lo denuncia con chiarezza: o si torna alla sovranità popolare senza compromessi, o si assisterà al lento ma inesorabile ritorno del vecchio sistema.
Il popolo ha parlato. Ora tocca alla politica avere il coraggio di ascoltarlo davvero”.



