30mila euro di fondi pubblici più il biglietto a carico dello spettatore: sul prossimo evento con Alessandro D’Avenia al Teatro Flavio Vespasiano si accende il dibattito politico. Per chiarire i punti contestati abbiamo intervistato l’assessore alla Cultura Letizia Rosati
Perché puntare su Alessandro D’Avenia – o su un nome di questo livello – invece di altre scelte?
Secondo l’assessore, il primo nodo riguarda il tipo di proposta culturale che la città intende portare avanti: quando si scelgono personaggi di fama nazionale, spiega Rosati, lo si fa per creare attrattori capaci di richiamare pubblico anche da fuori territorio, soprattutto in un anno come quello condiviso con L’Aquila Capitale della Cultura 2026. “La scelta di D’Avenia viene inserita in un percorso preciso: l’autore ha un legame con Rieti, dove esordì anni fa al Premio letterario con ‘Bianca come il latte, rossa come il sangue’, ed è oggi un intellettuale con una forte esposizione mediatica, grazie anche alla rubrica settimanale sul Corriere della Sera.
Inoltre, il suo lavoro sull’Odissea si inserisce in una linea tematica voluta per la stagione teatrale, aperta con l’Iliade, con l’intento di richiamare le radici della grande letteratura occidentale” Un altro elemento sottolineato riguarda la capacità comunicativa: D’Avenia è docente di scuola superiore e, secondo l’assessore, in grado di dialogare efficacemente con il pubblico giovane, evitando una formula accademica e costruendo invece un momento di confronto.
Da cosa nasce la cifra di 30mila euro contestata dalla minoranza?
Uno dei punti più discussi riguarda la composizione dei costi. Rosati chiarisce che, quando si ingaggiano personaggi di questo livello, esistono spese fisse che prescindono dal nome scelto:
agenzia, contributi previdenziali, viaggio, vitto e alloggio, service tecnico, comunicazione e promozione. Una parte consistente della cifra è assorbita dall’IVA: su 30mila euro, 6.600 euro sono IVA al 22%, il che riduce il costo netto dell’operazione. Il cachet vero e proprio, spiega l’assessore, rientra nei parametri di mercato ed è simile a quello di altri ospiti invitati in passato, oscillando tra i 10 e i 15mila euro.
Il cachet di D’Avenia è fuori mercato rispetto ad altri eventi simili?
Secondo Rosati no. Anzi, D’Avenia rientrerebbe tra i nomi meno costosi rispetto ad altri personaggi di pari notorietà. I costi, spiega, sono sostanzialmente analoghi in tutta Italia e variano più in base al contesto che al singolo artista: capienza delle sedi, dimensione del service, spese tecniche e organizzative.
Perché, nonostante il contributo del Comune, è previsto anche un biglietto per il pubblico?
Un altro equivoco diffuso riguarda il rapporto tra contributo pubblico e prezzo del biglietto.
L’assessore spiega che l’intervento del Comune serve a calmierare il costo finale per lo spettatore, non ad azzerarlo. In molte città, spettacoli analoghi vengono venduti a 40 o 45 euro. A Rieti, grazie al contributo pubblico, il prezzo risulta inferiore.
Una modalità già adottata in altri casi: per il musical Forza venite gente, ad esempio, venduto altrove a cifre ben più alte, a Rieti il prezzo è stato abbassato a 20 euro per favorire la partecipazione delle famiglie. Lo stesso criterio è stato applicato per lo spettacolo su Battiato, proposto a un costo dimezzato rispetto ad altre città. “Ma perché questa polemica riguarda solo D’Avenia e non altri eventi?” È una domanda che l’assessore pone apertamente. “Se vogliamo davvero far fare un salto di qualità a questa città, dobbiamo accettare l’idea di portare personaggi di questo livello, che non è affatto semplice ottenere. Tutti questi ospiti hanno costi simili e noti. Se fosse stato invitato qualcuno più vicino a certe aree politiche che oggi polemizzano, probabilmente queste critiche non sarebbero emerse. Quello che colpisce è che non vengano sottolineate allo stesso modo molte altre situazioni analoghe”
Quei 30mila euro potevano essere usati per altro, soprattutto per i giovani?
Su questo punto l’assessore è netta: no, perché si tratta di fondi vincolati.
Le risorse provengono dal PNC Next Appennino, Piano Nazionale Complementare legato al sisma, e sono destinate alla valorizzazione del teatro, che è stato oggetto di interventi di rifunzionalizzazione e miglioramento. Il progetto finanziato prevedeva esplicitamente la realizzazione di eventi di forte impatto all’interno del teatro. Utilizzarli per altro avrebbe significato perdere il finanziamento.
Quanto alle politiche giovanili, Rosati elenca una serie di iniziative già attive: la Scuola dei Giullari per i giovani e completamente gratuita; il Premio letterario; il concorso di storia contemporanea Renzo De Felice; la nuova stagione teatrale per bambini e famiglie, con biglietti ridotti. Nel rispondere alle critiche, l’assessore inserisce l’evento in un quadro più ampio che comprende il polo dell’audiovisivo, pensato per la produzione e post-produzione cinematografica, con laboratori di sceneggiatura, scenotecnica, trucco, parrucco e professioni digitali. Secondo Rosati, questi progetti – insieme al museo diffuso – stanno già producendo ricadute occupazionali, con l’assunzione di giovani del territorio.
Da qui l’invito a valutare i progetti nel loro complesso, studiando bandi e finalità prima di formulare giudizi. Secondo l’assessore, questo tipo di polemiche rischia di essere dannoso per il territorio, perché invece di trasmettere un’immagine accogliente finiscono per scoraggiare la presenza di ospiti di rilievo nazionale. “Dovremmo essere orgogliosi – osserva – che un personaggio come D’Avenia, abituato a esibirsi nelle grandi città, scelga di venire in una realtà di provincia”. Un ragionamento che, per Rosati, vale anche per altri ospiti in programma, come Davide Rondoni, atteso il 28 febbraio per la Scuola dei Giullari in un evento a ingresso gratuito, possibile proprio perché legato al suo ruolo istituzionale di presidente del Comitato Nazionale dedicato all’Ottavo centenario della morte di San Francesco. L’assessore sottolinea come ogni iniziativa di questo tipo comporti comunque dei costi e come l’alternativa sarebbe limitarsi a proposte di piccolo respiro, rinunciando a una crescita dell’offerta culturale.
Quanto alle critiche secondo cui D’Avenia verrebbe a “presentare il suo libro”, Rosati chiarisce che il riferimento all’Odissea non ha carattere promozionale personale: si tratta di un classico della letteratura universale. “È un meccanismo che funziona ovunque anche altri ospiti utilizzano il libro come punto di partenza per un monologo o un incontro. Se venisse Barbero, ad esempio, non farebbe diversamente. Anche lui era stato interpellato, ma mi ha risposto di non avere disponibilità di date”
E’ solo la prima parte delle domande poste all’assessore, a breve il resto dell’intervista su altri aspetti delle iniziative collegate a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.



