Zecchino D’oro? Io c’ero! L’avventura bolognese di Maurizio Festuccia

24/12/2025 | Notizie in evidenza, Storie e persone

Per molti, non per tutti, quei pomeriggi della “Tv dei Ragazzi” inchiodavano davanti a quel bussolotto di legno, con valvole roventi e schermo bombato, un po’ come oggi accade a quanti seguono, fedeli ed appassionati, le serie su Netflix o RaiPlay.

E quand’era tempo dello Zecchino d’Oro, la liturgia, per i più piccoli, era al culmine della sua espressione ed attenzione.

Il…“Sanremo dei bambini” era un appuntamento imprescindibile per l’intera famiglia. Canzoncine che restavano impresse nella mente e nell’aria, per stagioni e stagioni. Motivetti che ancor oggi ricordiamo un po’ tutti.

Poi un lungo periodo buio dove gli ascolti calavano vertiginosamente fagocitati dalle innumerevoli proposte televisive che hanno inondato i nostri pomeriggi. Da tempo non c’ più spazio per i giovani, men che meno per i bambini. Ma lo Zecchino d’Oro resiste, e dopo 68 edizioni oggi sembra aver ripreso vigore, interesse, seguito.

Ed anche quest’ultimo trittico televisivo targato 2025, specialmente tra noi di casa, ha richiamato particolare attenzione e curiosità, tra piccoli e grandi, per seguire le sorti di un brano scritto nel testo dal reatino Maurizio Festuccia e dal suo fedelissimo amico/musicista calabrese Francesco Stillitano.

Dopo aver superato brillantemente le selezioni (tra gli oltre 800 brani giunti all’attenzione dell’Antoniano di Bologna) “Perché perché perché”, il suo brano, è scivolato per un solo punto sulla soglia dello Zecchino d’Argento del 29 novembre scorso per poi classificarsi al 6° posto in quello d’Oro, il giorno dopo.

Una gran bella soddisfazione aver potuto bissare l’avventura del 2022 (allora, in finale, c’era “Il mondo alla rovescia”) per Maurizio e Francesco. Ritrovarsi in quell’ambiente, potendo respirare di nuovo l’aria serena di un’esperienza unica, avrà sicuramente inorgoglito e riempito di gioia il nostro valente autore.

“Non ci si abitua mai a vivere un evento come questo – ci confida Festuccia – Riviverlo per la seconda volta, poi, non ha prezzo. Come tutti, ho anch’io vissuto le due semifinali in casa davanti la tv poi, la domenica di finalissima ero invece sugli spalti del set televisivo dell’Antoniano per sostenere e tifare le tre piccoli, bravissime, voci che difendevano il brano in diretta. Emozione tanta anche stavolta ma devo ringraziare la valanga di attestazioni di stima e gradimento che hanno inondato le mie pagine sui social.”

Come da qualche anno in qua, la direzione artistica della manifestazione, nonché la conduzione della serata conclusiva, è stata affidata a Carlo Conti. Alla direzione del Piccolo Coro un’esordiente, la ventottenne bolognese Margherita Gamberini subentrata a Sabrina Simoni dal marzo di quest’anno. Quest’ultima lo aveva diretto per trent’anni (dal 1995), dopo l’uscita di scena della storica, ineguagliabile, Mariele Ventre che lo costituì nel 1963.

Tutti i brani in gara sono stati molto belli: qualcuno più ritmato e birichino, qualcun altro più riflessivo e profondo. La scelta di Maurizio e Francesco è andata sul ‘tormentone’ che sicuramente troverà spazio nelle baby dance dei villaggi turistici estivi. Un plauso particolare va ai tre arrangiatori che si sono divisi il compito: Lucio (violino) Fabbri, Mamo Giovenco e Alex Volpi.

Come ormai di consueto, sono stati realizzati i vari cartoni animati di ogni brano in concorso. Katrin Orbeta ha messo il suo estro artistico e la sua creatività su “Perché perché perché”.

“Quest’anno abbiamo puntato su un tema universale del bambino, quello dei tanti ‘perché’ che si pongono in tenera età – spiega Maurizio – ma lo abbiamo voluto coniugare con una musica molto ritmata, moderna, accattivante, per far rimanere subito in testa il motivetto principale. Crediamo di esserci riusciti. Per molti, questa canzone avrebbe meritato un piazzamento migliore ma, realisticamente, è sempre bene ricordare che si è trattato di un considerevole successo esser potuti arrivare infine nel lotto delle prime 14 in gara.”

Tra i vari autori dei brani finalisti anche quest’anno abbiamo ritrovato firme autorevoli, già note all’ambiente, come Carmine Spera (“Il bacio nel taschino”), Maria Francesca Polli e Marco Iardella (“Boomer boom boom” – Zecchino D’Argento), Mario Gardini (“Tu puoi essere”), Enrico Nigiotti (“Il lupo Duccio”), Stefano Accorsi (“Viva le api”), Alessandro Visintainer (“Portafortuna”), Andrea Agresti, ex Iene, (“Disco”), Giuliano Sangiorgi, Negramaro, (“Raffa la giraffa”), Sara Casali ed Alessio Zini (“Toc toc”), Lodovico Saccol (“Ci pensa il vento” – Zecchino d’Oro) e Gianfranco Grottoli (“Canta la conta”). Fatta eccezione per un paio di autori ‘new-entry’, il resto aveva già calcato il palcoscenico dell’…‘Ariston dei Piccoli’. Tra gli autori all’esordio, c’è registrare Alessio Savocchio (“Le galline fanno surf”) ed Alessandro Di Battista (“Uffa le tabelline” – Zecchino D’Argento)

La piccola Susanna Traversari cantò tre edizioni fa “Il mondo alla rovescia” e quest’anno, a difendere “Perché perché perché”, ci hanno pensato tre simpaticissimi frugoletti: Victoria Mischi, Nicolò Spernanzoni e Gionsi Roversi Monaco, età media 6 anni! “Un simpaticissimo trio, ottimamente assortito nelle voci, quello che ha cantato la nostra canzone – dice Maurizio Festuccia – Bambini che abbiamo potuto conoscere per la prima volta, ed abbracciare, solo dopo la serata finale, dietro le quinte, tra uno sciame di piccoli canterini superemozionati ma ormai… liberi, con tanto di mamme, papà, nonne e zii al seguito. Mentre affollavano l’area antistante la iconica sala del Piccolo Coro, il tempo di un ringraziamento, un abbraccio con tutti e tre, due foto ricordo e poi rientro in albergo.”

Come sempre, il patron dei frati minori dell’Antoniano (dal 2016) Frate Giampaolo Cavalli, ha speso bellissime parole di saluto ad ogni intervenuto, ricordando che lo Zecchino d’Oro nasce soprattutto per dare spazio e luce alla solidarietà ed alla carità verso le persone meno abbienti. L’ “Operazione Pane”, fortemente voluta proprio dall’Antoniano per donare un pasto caldo ai più bisognosi di tutta Italia, quest’anno ha raggiunto oltre quota 170.000 pasti grazie alle donazioni degli sponsor e dei telespettatori durante la tre giorni bolognese. Una iniziativa, questa, che permette di accogliere, al momento, più di 300 persone al giorno per dar loro un ristoro caldo in un ambiente sereno e sicuro. In soli due/tre anni questo impegno è stato praticamente triplicato.

Appuntamento allo Zecchino di Natale, sempre su RaiUno, per riapprezzare ancora una volta la canzone di Maurizio.

Quando è nato lo zecchino d’oro?

Lo Zecchino d’Oro è nato nel 1959, immaginato da Cino Tortorella che in quegli anni era impegnato a Milano nella realizzazione di un varietà televisivo per ragazzi: scriveva i testi, sceglieva gli attori, inventava i giochi, ideava la scenografia… Faceva tutto tranne il presentatore! Tutto nel suo programma ruotava attorno ad un personaggio che si trasformava in mago proprio in mezzo ai bambini: Zurlì, mago lì per lì e Zurlì, mago del giovedì dato che lo speciale andava in onda ogni giovedì. L’attore Giancarlo Dettori aveva il compito di interpretare questo personaggio ma lasciò il ruolo vacante per un repentino trasferimento da Milano a Roma: toccò a Cino che conosceva benissimo la parte prendere il suo posto… Le capacità di Cino e la sua intuizione di dedicare spazio televisivo ai bambini colpì gli organizzatori del “Salone del Bambino” di Milano che commissionarono a Tortorella, proprio nel settembre del 1959, uno spettacolo all’interno della manifestazione.

Il Salone, quell’anno, si ispirava alla fiaba di Pinocchio e così Cino immaginò una specie di fiaba-varietà ispirata al racconto collodiano che facesse la filigrana ad una rassegna-concorso di canzoni nuove per bambini, cantate da bambini, giudicate da bambini e presentate in Rai. Lo spettacolo venne diviso in tre parti: Pomeriggio di Mangiafuoco; Il Gatto e la Volpe; Il campo dei miracoli.

La canzone vincitrice riceveva in premio uno Zecchino d’Oro, staccato dall’albero spuntato miracolosamente nel campo dei miracoli, con cento fiammanti monete gialle al posto delle foglie.

I 10 brani di questa prima edizione si legavano alla fiaba di Pinocchio, solo sette sono state conservate integralmente e, tra queste, il noto brano “Lettera a Pinocchio”. Con il trasferimento a Bologna, la trasmissione ha assunto una fisionomia più ampia e ha abbandonato il legame pressoché univoco con la fiaba, tuttavia due edizioni erano state sufficienti a delineare un successo tale per cui il nome è rimasto quello di Zecchino d’Oro e ancora oggi questo è il premio donato agli autori della canzone vincitrice di ogni edizione

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