Luigi Bernardinetti non c’è più.
Se ne va la voce al telefono, piena di entusiasmo per un nuovo progetto. Archivista del nostro passato e di quello della città, un patrimonio acquisito attraverso l’esperienza di una vita intensa e grazie a quell’immenso archivio ereditato prima dal nonno e poi dal padre Aldo.
Un patrimonio composto dalle fotografie originali del padre Aldo, fotografo professionista dal 1934 al 2014, e del nonno materno Luigi Fallerini, fotografo professionista dal 1900 al 1952, a sua volta figlio e nipote dei Fratelli Fallerini, anch’essi fotografi professionisti dal 1852 alla fine dell’Ottocento. Cresciuto tra camere oscure, acidi, luci rosse, ingranditori e obiettivi, Luigi, ‘Giggi’, per gli amici, era quindi figlio d’arte.
Pur essendo dipendente della Banca d’Italia, ha continuato a coltivare in varie parti d’Italia l’attività fotografica, che sentiva come una vera vocazione. Impiegato ma anche artista, con una naturale predisposizione alla ricerca e alla narrativa, negli anni ha donato a questa città non solo immagini ma anche numerose e corpose pubblicazioni. In ciascuna di esse ha elencato con precisione nomi, date e luoghi, raccontando con puntiglio quartieri, vie, piazze, attività: come nel celebre Rieti Ieri ed Oggi – 150 anni di immagini a confronto (più di 900 pagine!) o nel recente volume Via Roma, anticamente nota come via di Ponte, una delle principali strade del centro storico di Rieti.
Sei anni di lavoro, più di mille interviste bussando porta a porta a commercianti, artigiani, professionisti e loro familiari e collaboratori; ricerche condotte tra l’Archivio di Stato di Rieti e di Roma, così come nelle rispettive biblioteche, negli uffici Anagrafe, Annona, Urbanistica del Comune di Rieti, al Catasto, alla Camera di Commercio, alla Confartigianato e persino attraverso i vecchi elenchi telefonici.
È venuto a mancare all’età di 86 anni, nella sua casa di Vazia, una sorta di museo in cui aveva ordinato diligentemente l’immenso archivio fotografico ormai in suo possesso, circondato dagli oggetti che gli avevano permesso di catturare l’istantaneità di ogni attimo: le sue macchine fotografiche.
Accanto a lui Mariella, la compagna di una vita, per la cui premura e affetto non smetteva di mostrarsi riconoscente.
A lei vanno le condoglianze più sentite della nostra redazione.
24_10_25
ph M. D’Alessandro



