di Stefania Santoprete – “Ormai ho quasi 87 anni e uno intero l’ho dedicato a scrivere questo libro. Ne sono soddisfatto poiché ho rivissuto momenti della vita talmente importanti da farmi venire le lacrime agli occhi. Mi piace condividerli con gli amici più cari…” così scrive nella prefazione Alberto Tessore in quello che è il racconto delle sue tre vite legate da un filo invisibile che compone la trama di connessioni significative.
Casualità, coincidenze sviluppatesi attraverso incontri, luoghi e ambienti di lavoro assai distanti tra di essi per un lungo, lunghissimo viaggio alla ricerca del senso stesso dell’esistenza. Motore indispensabile quella inesauribile curiosità per tutto e tutti, una sete di conoscenza ancora non soddisfatta completamente, che rende lo sguardo di quest’uomo estremamente vitale, mai arresosi allo scorrere del tempo.
Può un bambino avere già come obiettivo l’India senza conoscerla? In un’epoca, il dopoguerra, in cui trasporti e comunicazioni erano di certo differenti da quelli attuali, Alberto non sa spiegarsi il perché di quella ‘chiamata’, il formarsi di un desiderio non comune che vedrà la luce, nonostante tutto, anni dopo grazie a circostanze verificatesi come si trattasse della trama di un film.
“E’ il viaggio in India che darà una connotazione precisa a tutto il mio sentire. Sono ormai convinto che qualcosa mi unisca a quella terra e tutto l’universo abbia ‘tramato’ affinché potessi raggiungerla e viverla allora per dieci lunghi mesi, arrivando fin là in maniera fortuita con una Balilla che mi era stata regalata, finendo per essere ricevuto addirittura da Nehru, l’autorità assoluta!”
L’India aprirà le porte alla sua tesi, ai suoi primi articoli, alle sue foto, sarà il grimaldello per la seconda parte del lungo romanzo che è la sua vita: il mestiere di fotoreporter.
“Mi piace percorrere chilometri ogni giorno, l’idea di poter arrivare addirittura al Polo Nord mi eccita…” scrive. Ma nulla è estremamente facile quando entri in culture e abitudini diverse: Danimarca, Svezia, Norvegia. Egitto, Arabia, Grecia, Unione Sovietica, America Latina, Africa… un diario di bordo esaltante in cui a volte appare magicamente dal nulla la dea Fortuna a tirare fuori dai guai il nostro protagonista o a rovesciare con un colpo di coda una situazione complessa. “Per dieci anni aspetto. Sono lì a chiedermi “cosa deve essere la mia vita?” Passando da un’esperienza all’altra tentando di comprendere il modo più giusto di onorare questa esistenza…” ci racconta Alberto.
“Ogni giorno mi imbatto in nuovi interrogativi, che mi lasciano stordito. Mi rendo conto che osservare con attenzione certi spettacoli della natura, mi dà le stesse sensazioni che provo nella sala di un museo…ma allora, quali sono i limiti dell’arte? chi li stabilisce? E la poesia? come la si può definire?”
L’inciampo con il mondo femminile, così variegato e pieno di tentazioni, genera una nuova vita e una nuova visione. E’ così che avviene l’incontro con la nostra terra.
“Ho girato per due mesi nei dintorni di Roma per cercare un luogo in cui far ritorno, una casa bella e comoda, piena di amici, in cui ci fosse spazio anche per l’artista-scrittore”. Eccola lì. Ha una vista mozzafiato e si trova all’interno di un villaggio chiamato Greccio, ha il giardino ma anche l’orto, ha bisogno di lavori immediati e la nuova famiglia, allargata ad una schiera nutrita di intellettuali ed artisti, non vede l’ora di abitarla. La sua compagna vi resisterà solo due anni, poi tornerà in Germania portando con sé il figlioletto a cui rinuncerà tre anni dopo. Il ruolo di padre-madre non spaventa Alberto Tessore, ritiene anzi di averlo incarnato con molta naturalezza, considerando che oggi Dorian, il suo primogenito, utilizza le stesse storie ascoltate da piccolo per addormentare suo figlio.
Subentra un’altra donna che si affeziona al bambino, resta volentieri a vivere al suo fianco a Greccio, tanto che si deciderà di far nascere un fratellino. Con l’arrivo del secondo figlio, Dag, torna in quegli anni la necessità di far funzionare un quadro di vita più complesso rimanendo in quel solito posto, una sfida da lanciare a se stesso: inventare un progetto, un sogno che lo soddisfi e possibilmente abbia ritorni economici ormai necessari. E di nuovo eccola la mano del destino. “Qualcuno si interessa di arte contemporanea?” chiede ad un barista che lo indirizza ad un tavolo in cui siede Aldo Vella, a capo di un gruppo teatrale. Due menti aperte, a cui si aggiungono Osanna, ed un suo giovane amico Enzo Palermo. Insieme daranno vita al Gruppo Llullallaco, un centro culturale che verrà alimentato dalla creatività di Adriano Spatola e degli amici artisti giunti da Roma, permettendo a Rieti di vivere momenti di teatro d’avanguardia che culmineranno in un happening che scandalizzò non poco i benpensanti dell’epoca. Anziché essere censurata però, l’iniziativa solleticò l’interesse dell’allora direttore dell’ufficio turistico reatino che affidò ‘chiavi in mano’ l’organizzazione del carnevale a Tessore. Poteva trattarsi di una sfilata di carri allegorici con gruppi in maschera? Assolutamente no! Fu così che andò in scena il Karnhoval, una manifestazione rimasta negli annali della storia rivoluzionaria locale, celebrazione della creatività estemporanea poco compresa dal grande pubblico ma esaltata dalle riviste specializzate. Ed è soltanto la prima di una serie di iniziative artistiche innovative su cui Tessore porrà la propria firma negli anni, regalando a Rieti la ribalta internazionale e rendendola patria d’arte e cultura in alcuni periodi della sua storia. Indimenticabile il Festival di Arte e Multivisione che farà registrare il più alto numero di stranieri giunti in città.
E’ facile oggi ipotizzare spettacoli che uniscano immagini, suoni, usando numerosi proiettori, sfumature opportune, realtà aumentata: immaginate però questa forma artistica ai suoi albori, posizionatevi sotto gli archi del Vescovado con una vasca centrale ricolma d’acqua su cui si riflettono i palazzi di Venezia apparsi magicamente sulle pareti laterali, illuminati in modo continuamente diverso, voi ai bordi e la musica opportuna ad accogliervi. Stupore, meraviglia, entusiasmo… Sensazioni che permisero di registrare il tutto esaurito in quei primi anni Novanta in cui Tessore, con la collaborazione di Ubaldo Munzi e Catherine Girault, realizzò diverse edizioni di un appuntamento che calamitò l’attenzione di artisti provenienti da ogni parte del mondo, accendendo i riflettori su Rieti. Catherine è da sempre la compagna di una vita. Francese, ragazza brillante, dotata di una bella sensibilità, si innamorerà a 25 anni di Alberto che ne ha il doppio. “E’ andato tutto bene fino ad un certo punto, poi la differenza d’età si è fatta sentire trasformandoci comunque in grandi amici e solidali genitori di Anna, una stupenda ragazza ormai ventenne”. Il Festival muore inaspettatamente, un’enorme perdita. Come sempre accade, non si trovano fondi sufficienti a coprire le spese di una manifestazione destinata a diventare ricchezza a livello europeo. Ma ogni volta che un’esperienza giunge al capolinea, Tessore riesce ad elaborare un pensiero nuovo capace di valicare nuove frontiere. Il tema dell’arte delle sue mille sfaccettature, della spiritualità, della filosofia, accompagna il nostro protagonista che continua incessantemente a scrivere libri e girare il mondo confrontandosi con esponenti di forme di comunicazione innovative, allargando la conoscenza di mondi diversi: una contaminazione che genererà 20 Eventi, progetto destinato a rivitalizzare i nostri borghi. Residenze artistiche per giovani artisti accolti in Sabina in cui lasceranno, al termine dello stage, le proprie opere ancora oggi visibili.
Giornalista, fotoreporter, insegnante, scrittore, artista, Alberto Tessore presenterà questo libro intitolato ‘Farfalle in volo. Continuo viaggio in cerca di…” giovedì 17 ottobre 2024 alle ore 18.00 a “Le Tre Porte” accompagnandolo con una proiezione che ricorderà diversi momenti di ‘Arte Multivisione’.
L’occasione giusta per salutare tanti amici prima di ‘svernare’ per i prossimi sei mesi in Marocco, la voglia di un abbraccio fisico che soppianti questo mondo troppo virtuale, responsabile dell’asfissia del pensiero creativo. Sarebbe bello incontrare di nuovo alcuni dei suoi alunni di Ragioneria, quando, professore di inglese, contribuiva alla loro crescita alimentandone sogni, aspirazioni con una visione libera da preconcetti. Dobbiamo a lui l’arrivo a Rieti del Cinema d’Essai, film noleggiati a prezzo bassissimo a Roma (grazie al fatto che Alberto era amico di Pasolini!) o la presenza di un medico specialista per ricevere ragazze e donne all’oscuro del termine ‘contraccezione’ in preda spesso alla disperazione.



