di Massimo Palozzi – Martedì il Consiglio comunale del capoluogo ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per chiedere l’inclusione di Rieti nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno. La Zes è stata istituita nel 2023 a valere dal 1° gennaio 2024 e comprende Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Non si tratta dunque di un provvedimento di recente approvazione. A suscitare a distanza di mesi la mobilitazione (non solo politica, appelli erano arrivati pure da Unindustria e Cna) è stato piuttosto il disegno di legge approvato dal governo lo scorso 4 agosto per estenderne i benefici a Marche e Umbria, tagliando fuori il Lazio e in particolare quello spicchio incuneato proprio tra Umbria, Marche e Abruzzo che corrisponde alla nostra provincia.
Le due nuove regioni ammesse sono considerate dalla Ue in una fase di transizione e pertanto meritevoli di sostegno, tenuto conto anche degli effetti dei terremoti di cui sono state vittima. Le stesse condizioni sono però ugualmente presenti nel Reatino, ragion per cui, all’indomani del ddl, il Pd ha presentato l’ordine del giorno che è stato approvato a inizio settimana da tutti i consiglieri presenti, senza distinzioni di schieramento politico.
Nell’atto si sottolinea come la provincia di Rieti sia già considerata un’area di crisi industriale complessa, per di più colpita dal grave terremoto del 2016 e classificata in zona ad alto rischio sismico. La mancata inclusione nella Zes rischierebbe quindi di aggravare il divario infrastrutturale ed economico con i territori maggiormente sviluppati, accentuando emigrazione giovanile e desertificazione imprenditoriale. Con l’ordine del giorno il Consiglio impegna quindi il sindaco e la giunta ad intervenire presso Regione e governo per includere Rieti nella Zes o garantire strumenti equivalenti, promuovendo con l’occasione una piattaforma condivisa con gli altri comuni del cratere sismico.
Le imprese che operano all’interno delle Zone economiche speciali possono beneficiare di incentivi fiscali, agevolazioni burocratiche e altre misure di sostegno per favorire la crescita dell’economia locale e l’attrazione di investimenti. Nel panorama reatino si tratterebbe di vantaggi competitivi importanti all’interno di un sistema che a quelli più avanti negli anni ricorda lo schema della Cassa per il Mezzogiorno. Anche allora un pezzo di provincia venne aggregata alla Casmez per il rotto della cuffia, grazie soprattutto all’opera di Franco Maria Malfatti, abile ad infilarci l’ex circondario di Cittaducale.
Sull’esperienza della Cassa per il Mezzogiorno si è detto e scritto molto. Almeno agli inizi rappresentò un volano di sviluppo per le regioni meridionali che dopo la seconda guerra mondiale versavano in uno stato di pesante arretratezza. Lo spreco di denaro pubblico per la realizzazione di cattedrali nel deserto o per le tante opere incompiute, insieme al peso di marcate politiche clientelari, segnarono profondamente quell’esperienza che comunque rappresentava una risposta forte di fronte alle esigenze espresse da una larga parte del Paese. A Rieti la Cassa per il Mezzogiorno significò soprattutto l’apertura del Nucleo industriale e l’insediamento di diverse aziende, comprese alcune multinazionali. L’improvviso e inedito processo di industrializzazione portò addirittura cambiamenti strutturali in una società che da prettamente rurale cominciò a convertirsi secondo il nuovo modello economico della fabbrica. Tra gli anni Settanta e Ottanta Rieti conobbe così una fase di crescita mai sperimentata prima, nemmeno ai tempi dello Zuccherificio e della Supertessile.
Così come relativamente rapida fu l’ascesa, altrettanto veloce arrivò il declino quando la Cassa fu smantellata e i fondi tagliati, mostrando un modello imprenditoriale troppo dipendente dagli aiuti di Stato. Ai giorni nostri il Nucleo industriale Rieti-Cittaducale è solo un pallido ricordo di quei tempi gloriosi e sebbene nessuno sembri rimpiangere la Cassa per il Mezzogiorno, di fatto la Zes ne è concettualmente una derivazione diretta.
In attesa che il governo recepisca gli auspici espressi dal Consiglio comunale, sulla Gazzetta Ufficiale del 20 settembre è stato pubblicato il Dpcm adottato il 19 maggio scorso di riparto delle risorse previste dal fondo istituito con la legge di Bilancio 2018 (governo Gentiloni) e integrato a più riprese, da ultimo con un decreto legge del 2024 dell’attuale esecutivo. Il provvedimento stanzia 100 milioni di euro a favore dei cinque ex Consorzi industriali del Lazio. La provincia di Rieti riceverà quindi 20 milioni, con contributi a fondo perduto fino a 300mila euro per ogni impresa. “Queste risorse rappresentano un’opportunità strategica per sostenere la ripartenza del tessuto economico reatino, duramente provato da anni di difficoltà e disinvestimenti”, ha commentato a caldo il deputato Paolo Trancassini (FdI). Di “notizia straordinaria” ha parlato il sindaco Daniele Sinibaldi, sottolineando come “la sinergia istituzionale porti a Rieti finanziamenti e opportunità che raramente si sono viste in passato”.
I soldi saranno destinati all’intero territorio provinciale, quindi non solo al Nucleo industriale Rieti-Cittaducale. A beneficiarne saranno anche il distretto di Borgorose e il polo della logistica di Passo Corese, in una logica di contribuzione a tutte le imprese che investono in loco per frenare i fenomeni di deindustrializzazione e spopolamento delle aree interne.
28-09-2025
ph M. D’Alessandro



