Una manifestazione sentita, colorata, provocatoria, come da tradizione e come da intenzione. Il Lazio Pride torna a Rieti con tutta la forza di un movimento che non ha mai avuto paura di rompere gli schemi. L’edizione 2025, promossa da Arcigay Rieti, ha scelto come tema portante “Sfacciatamente Queer”, con l’obiettivo di rivendicare orgoglio, visibilità e diritti per tutte le soggettività LGBTQIA+, con particolare attenzione alla comunità trans*.
Il corteo, partito dal centro cittadino e passato simbolicamente anche sul Ponte Romano, ha visto centinaia di persone sfilare tra musica, slogan, abiti eccentrici e momenti di riflessione. “Queer è un termine ombrello – ha spiegato Roberta, alla guida della parata – che raccoglie tutte una varietà di identità sessuali e di genere che non sono incluse nella sigla LGBTQ+ ma che hanno diritto di essere. Abbiamo bisogno di nuovi vocaboli, perché quando si dà nome a qualcosa, allora comincia ad esistere.”
Durante le soste lungo il percorso, spazio è stato dato ai contenuti. La presidente di Arcigay Rieti ha sottolineato come il Pride sia anche e soprattutto per coloro che non hanno ancora voce: “Anche chi ha strappato la nostra insegna oggi non può ignorare questa massa di persone. Oggi siamo qui anche per le persone meno rappresentate della nostra comunità, che il nostro territorio nasconde”
Tra i temi affrontati: la mancanza di una legge contro i crimini d’odio, il mancato riconoscimento legale delle famiglie omogenitoriali, l’accesso all’IVG senza ostacoli e con personale non obiettore, ma anche casi concreti di diritti negati, come quello di Lucia Renga, il cui ex marito, pur responsabile di gravi lesioni, è stato risparmiato dal carcere da una sentenza che solleva non poche perplessità e che rischia di costituire un precedente pericoloso.
L’identità transfemminista del Pride è stata rimarcata con forza: “Una comunità forte è quella che lotta per chi, in un determinato momento storico, è più a rischio. Non più debole, ma più esposta,” hanno ribadito gli organizzatori. E il Lazio Pride di Rieti ha dimostrato, ancora una volta, che anche dalle province può partire una voce potente e arrabbiata.
“Attraverso la visibilità e la resistenza dei nostri corpi e delle nostre storie vogliamo costruire una provincia in cui tutte le soggettività abbiano spazio e diritti” – è stato ribadito dal palco. L’appello più forte resta quello per una legge nazionale che combatta l’odio verso le persone LGBTQIA+, senza compromessi e senza più rinvii.
Accanto alla bandiera arcobaleno, ha sfilato anche quella palestinese. “Sosteniamo il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione – è stato dichiarato – e ci uniamo agli appelli del movimento queer palestinese. Chiediamo la fine dell’occupazione, della violenza e dello sterminio in atto a Gaza.” Una presa di posizione netta e carica di significato, che ha voluto sottolineare l’intersezionalità delle lotte. Tuttavia, tra i partecipanti le opinioni sono state discordanti: alcuni hanno ritenuto inopportuna questa estensione del messaggio, considerandola fuori contesto rispetto al tema centrale della manifestazione.
13_09_25
ph M. Festuccia



