Via Garibaldi, occasione mancata: le mura romane fuori dal racconto urbano

10/08/2025 | Attualità, Notizie in evidenza

via garibaldi 2 del 31 luglio 2025 ph G. Wind

del dott. Nestore Ciaramelletti (docente e archeologo) – Rieti è una città che nasconde da sempre, ogni giorno, la sua storia antica. Senza quasi accorgersene cittadini e visitatori, spesso non prestano la dovuta attenzione a ciò che si cela sotto il piano stradale, anche perché mancano cartelli, segnali, brevi descrizioni di cosa effettivamente ci sia, sotto vari strati di terra. Migliaia di secoli di urbanizzazione hanno in parte stravolto l’assetto cittadino antico della città, pur mantenendo l’orientamento ortogonale delle strade con assi principali di cardo e decumano. Sotto il selciato moderno, tra le vie e i vicoli del centro storico, si nasconde un patrimonio unico: uno di questi è il circuito difensivo romano, imponente opera di ingegneria militare che, con ogni probabilità, risale alla prima metà del III secolo a.C. Un tratto di mura che ancora oggi, in più punti, resiste al tempo, in parte visibile e in parte inglobato negli edifici, e che racconta l’importanza strategica che Reate ebbe nell’Italia antica, essendo una delle principali città sulla Via Salaria.

Proprio per questo, il rifacimento di via Garibaldi che insiste sulla Via Salaria– attualmente previsto fino alla sede della Cassa di Risparmio – avrebbe potuto trasformarsi in una straordinaria occasione di valorizzazione storica e culturale della città. Portare il nuovo selciato di sanpietrini fino al limite della cinta muraria romana, all’incrocio con via San Francesco, avrebbe reso evidente a cittadini e visitatori che qui, in questo preciso punto, si toccano i confini di un’opera militare vecchia di oltre duemila anni, attraverso una delle sue porte principali di accesso alla città da sud.

La storia di Rieti in età romana non è soltanto fatta di mura. Gli studi topografici e le indagini archeologiche, confermate anche dalle fotografie aeree della Seconda Guerra Mondiale, hanno permesso di ricostruire un territorio abitato sin dall’Età del Ferro, scelto per la sua posizione strategica: la collina di travertino che domina la pianura, il controllo delle valli del Velino, del Turano e del Salto, le connessioni con l’Umbria, Marche e Abruzzo. Dopo la conquista romana, le grandi opere di bonifica, come la celebre Cava Curiana, trasformarono l’ager reatinus in una delle aree agricole più produttive del centro Italia.

Eppure, oggi, la percezione pubblica di questa storia è debole. Spesso i ritrovamenti archeologici vengono “gestiti” con un’attenzione che sembra più vicina alla rimozione che alla valorizzazione. Nel caso di via Garibaldi, il nuovo progetto di ripavimentazione sarebbe potuto diventare un racconto a cielo aperto, un segno tangibile della continuità tra il presente e il passato, integrando la moderna riqualificazione urbana con un chiaro riferimento all’antico. Facendo sì che nell’immaginario collettivo fosse stato possibile guardare intuitivamente alla città romana, nella sua estensione antica. Creare un limes che oggi come allora raccolga la comunità all’ interno delle sue mura che per secoli hanno tenuto fuori nemici e invasori, tenendo al sicuro i propri abitanti, nostri avi.

La cinta muraria di Rieti, lunga circa 1.380 metri, racchiudeva un’area di otto ettari. Un dato che oggi fa riflettere: non solo sul ruolo militare della città in epoca repubblicana, ma anche sulla necessità, oggi, di farne un punto di forza turistico e culturale. In tempi in cui molte città italiane vivono di un turismo sempre più legato alla storia e all’archeologia, Rieti rischia di restare ai margini della narrazione nazionale, pur avendo un patrimonio capace di sorprendere anche gli studiosi più esperti.

La pavimentazione di via Garibaldi è bella e funzionale, ma senza memoria rischia di diventare un mero intervento estetico, che così come concepito, sfalsa i veri limiti conclusi della città. Integrare il progetto con un chiaro richiamo alla cinta muraria romana, fosse anche solo con pannelli, segnaletica, o un tratto pavimentato a indicare il passaggio delle antiche mura e dell’ importante Via Salaria che le attraversa e che insiste sulla Via attuale, avrebbe reso la riqualificazione non solo un lavoro urbano, ma un’operazione di identità cittadina.

Rieti ha una storia straordinaria, ma la storia, se non viene raccontata, resta invisibile. E invisibile, col tempo, rischia di diventare anche irrilevante.

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ph G. Wind

 

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