Le Aree Interne non si rilanciano con i tagli né con le imposizioni: la lettera aperta

27/07/2025 | Notizie in evidenza, Politica

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Il Sindaco di Castel di Tora Cesarina D’Alessandro invia questa lettera aperta alle Istituzioni

“Continuo a leggere con crescente preoccupazione gli articoli che compaiono sulla stampa locale, e con essi cresce anche il malumore. Da sindaco di un piccolo comune delle Aree Interne, sento il dovere di intervenire, di dare voce a territori che troppo spesso vengono evocati nei discorsi ma ignorati nelle decisioni.

Mentre si moltiplicano gli annunci ufficiali sul “rilancio dei piccoli paesi” e sulla nuova Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), la Legge di Bilancio 2025 infligge un colpo pesantissimo proprio a quei territori che dovrebbero essere rilanciati. I numeri parlano chiaro: oltre 1,3 miliardi di euro tagliati in 10 anni ai piccoli comuni. Si tratta della cancellazione di contributi essenziali, della riduzione dei fondi per la progettazione, della soppressione delle risorse destinate alla messa in sicurezza del territorio.

Non è una svista. È una scelta politica consapevole, profondamente contraddittoria. Da una parte si racconta un’Italia che “riparte dai piccoli paesi”; dall’altra, si approvano norme che mettono in ginocchio proprio quei borghi, rendendo impossibile l’azione amministrativa. Senza risorse minime, i comuni delle Aree Interne non possono partecipare ai bandi del PNRR, non possono progettare opere pubbliche, non possono garantire i servizi essenziali. È desertificazione istituzionale, con effetti duraturi e profondi, che superano la logica contingente di una singola manovra economica.

A peggiorare il quadro c’è un atteggiamento istituzionale sempre più chiuso e autoreferenziale, che di fronte a critiche puntuali preferisce respingere il confronto anziché aprirlo. Ma i problemi reali non si archiviano con slogan: si affrontano con responsabilità, ascolto e coraggio.

Quello in atto è un attacco silenzioso all’autonomia locale. Senza strumenti adeguati, i comuni vengono esclusi dal sistema decisionale nazionale, non per mancanza di volontà, ma per impossibilità strutturale. È un processo che mina i principi stessi della Costituzione, in particolare l’articolo 5, che riconosce e promuove il ruolo dei comuni come pilastri della Repubblica.

In questo contesto, ho letto con attenzione le parole del Presidente Rocca, che sulla stampa locale ha dichiarato: “Anche nella sanità le Aree Interne non saranno periferie”. Un impegno importante, che accolgo con favore se accompagnato da coerenza e atti concreti.

Ed è proprio per questo che mi rivolgo direttamente a Lei, Presidente:

Se le Aree Interne sono davvero centrali per la Regione Lazio, perché gli 11 comuni della Comunità Montana del Turano – che sono parte integrante delle Aree Interne – non sono stati coinvolti nella scelta del nuovo Commissario? Perché è stata nominata una figura espressione del Comune di Rieti, distante geograficamente e istituzionalmente dal nostro territorio, ignorando completamente le istanze dei sindaci che da anni lavorano, tutelano e rappresentano queste comunità?

Non è solo una questione politica. È una questione di dignità istituzionale. Una scelta calata dall’alto, che cancella la rappresentanza democratica di undici comuni, come se l’autogoverno dei territori fosse un optional.

Le Aree Interne non sono un peso: sono presìdi di coesione sociale, luoghi di cultura e memoria, ma anche potenzialità economiche reali. Hanno bisogno di strumenti per agire, non di essere mortificate o a soccombere con nomine di commissari decise esclusivamente per ripartizioni politiche e senza confronto.

Le dinamiche negoziali tra le forze politiche della maggioranza consiliare del Comune di Rieti non possono e non devono interferire con le dinamiche istituzionali delle Aree Interne, né possono giustificare operazioni che utilizzano il nostro territorio come terreno di compensazione politica.
Le comunità della Valle del Turano meritano rispetto, non logiche spartitorie scollegate dalla realtà locale.

Quando un rappresentante locale solleva una questione reale come il taglio dei fondi vitali o l’esclusione da decisioni fondamentali, non può essere liquidato con toni trionfalistici o operazioni di contenimento politico. Servono risposte, non slogan.
Servono atti coerenti, non dichiarazioni simboliche.

Oggi si sta creando una frattura sempre più profonda tra Stato e territori, tra centro e periferia, tra la narrazione nazionale e la realtà quotidiana delle nostre comunità. Una frattura che alimenta sfiducia, astensionismo e disaffezione.

E allora diciamolo chiaramente: se si commette un errore, come quello di azzerare i fondi o di escludere i territori dalle decisioni che li riguardano, si abbia il coraggio di ascoltare.
Di correggere la rotta.
Di restituire rispetto ai sindaci e alle    comunità delle Aree Interne.

La Strategia per le Aree Interne si costruisce con i fatti, non con le parole. E le nostre comunità non hanno bisogno di essere controllate dall’alto, ma di essere messe in condizione di costruire il proprio futuro, con dignità, autonomia e responsabilità.

In questa prospettiva,  è fondamentale che la Regione Lazio proceda urgentemente con il riordino delle Comunità Montane, avviando in tempi celeri un processo condiviso con i territori, attraverso tavoli istituzionali aperti e partecipati. Non è più rinviabile una revisione dell’assetto delle Comunità Montane che sia espressione delle reali esigenze dei territori e non di logiche estranee alle comunità locali.”

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