Ciao Renato, il ricordo del direttore di Format

27/06/2025 | Notizie in evidenza, Storie e persone

Renato Buccioni 1

I suoi 88 anni erano solamente una certezza anagrafica. Renato non aveva età, ma solo voglia di vivere, di creare, di sorridere, di dare. Sempre, con chiunque, ovunque.
Un altro tassello della RietiCheFu se ne va, lasciando il vuoto non solo nella composizione di un puzzle, ma nel cuore e nell’animo di un mare di gente.
Renato era un’icona di quella Rieti che s’inventava la vita, che trascorreva con gagliardia e passione le sue lunghe giornate d’agosto tra il fiume e “la Canina”.
Già… “la Canina”, la sua seconda (se non prima) casa. Là dove prendevano forma tutte le sue idee, dove si concretizzava ogni sua esigenza artistica, dove si consumavano infinite cene tra la gente de nojandri.

Fu quasi per gioco che inventò la Festa del Sole, quando, insieme ai ragazzacci del Borgo, ci si tuffava per divertirsi nelle acque gelide del Velino, tanto per passare il tempo.
Ma a lui non bastava nuotare nella corrente impetuosa del fiume: voleva trasformare quell’amato corso d’acqua, simbolo della città antica, in un palcoscenico di sfide tra rioni, a colpi di tinozze e pagaiate.
E così fu. In quel lontano 1969 lanciò l’idea e, insieme alla schiera di amici della “Canina”, mise in piedi tutte le strutture necessarie per donare ai reatini una festa vera.
Un appuntamento che, anno dopo anno, è cresciuto insieme al suo pubblico, sempre più numeroso e fedele, assiepato lungo le rive del fiume.

Ma Renato doveva esprimersi in ogni modo: sentiva forte l’esigenza di creare con qualunque mezzo, contribuire al movimento popolare della sua città e alla sua identificazione nel mondo.
Scoprì che, in una ridente cittadina del Giappone, esisteva una gara di vasche di legno sul  fiume, molto simile alla sua.
Da lì nacque l’idea del gemellaggio con Ito. Decine e decine i suoi viaggi nel Sol Levante, così come decine furono le delegazioni giapponesi a farci visita a Rieti.

Grazie alla Festa del Sole, furono strette amicizie e ulteriori gemellaggi con cittadine tedesche e francesi, con scambi di cultura, costumi, gastronomie.
Renato ha dato forma e vita a sculture, monumenti, disegni e dipinti. Ha anche realizzato con la complicità e l’aiuto del Comitato Festa del Sole di allora l’opera monumentale ‘Presepe della pace’

I suoi pagliacci tristi erano lo specchio di un’anima mista tra l’ironia, il sorriso e qualche momento di tristezza nell’anima.
Lo rappresentavano, nella bella e nella cattiva sorte. Quella sorte infame che stavolta ce l’ha portato via per sempre.
Con lui cala il sipario su una Rieti che ha perso ultimamente troppi fratelli di sangue e di campanile.
Era difficile, direi impossibile, non volergli bene.

Io gliene ho voluto molto, e lui molto a me. Testimoni la sua amata Elisabetta e sua figlia Sara.

Maurizio Festuccia

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