“Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire” (Maya Angelou)
di Simone Vulpiani – Qualche volta è bene riflettere sulla forza che il volontariato e la spinta a fare del bene può generare nelle persone, nelle famiglie, nella comunità. Nell’ambito di questa rubrica sono state presentate diverse associazioni che operano nei settori più disparati, tutte però accomunate da uno stesso elemento: l’attenzione e la cura per gli altri. Ecco, l’altruismo è forse il sentimento e l’inclinazione che più si rinviene parlando con molti membri, presidenti o semplici soci di queste realtà virtuose. E’ molto interessante notare l’esistenza di una forza “interiore” comune, che al tempo stesso accomuna diverse persone. Una forma di amore verso il prossimo che definisce la misura della partecipazione collettiva e che spinge spesso i volontari oltre i propri limiti per rispondere a questo istinto naturale che li “travolge”. Sembra strano a dirsi ma fare del bene agli altri crea una energia positiva che determina in chi agisce un ritorno in termini di emozioni, voglia di fare e partecipare che raramente si rinviene nella società moderna, costruita invece sull’individualismo più assoluto. Prendersi cura delle persone più fragili, fare raccolte alimentari per chi non può permettersi di fare la spesa, aiutare a gestire un ricovero per animali o semplicemente mantenere vive memorie o tradizioni, sono tutti esempi questi di come mettersi in gioco “per” e “con” gli altri. Il cittadino, facendosi volontario, è come se rivendicasse la sua voglia di essere parte attiva della società e non semplice spettatore della realtà che lo circonda. Ciò appare in tutta la sua forza il 2 Giugno quando, accanto alle forze armate, sfilano i volontari insieme ad altri, che condividono lo stesso spirito di partecipazione, molte attività diventano più facili o comunque possibili.
E’ chiaro come il fare volontariato esponga non solo a dei benefici diretti ma anche a possibili ritorni emotivi forti e non sempre facili da gestire. Questo accade perché rivolgersi in modo empatico agli altri apre la porta delle emozioni vere e condivise, senza filtri. Da queste pagine non si può quindi che incoraggiare a fare volontariato, a mettersi in gioco in qualunque modo e forma, in primo luogo i più giovani, perché proprio loro possono acquisire i maggiori vantaggi dal vivere pienamente, soprattutto offline.



