di Maurizio Festuccia – Una voce e un volto familiare per Rieti e per tutta la Regione Lazio. Gemma Giovannelli, giornalista della Tgr Rai, torna al centro della scena con il suo stile inconfondibile: concreto, diretto, umano. Sempre con il sorriso e disponibile a scambiare due parole in centro città, Gemma Giovannelli è da anni un punto di riferimento dell’informazione regionale. Ma dietro l’obiettivo e il microfono c’è un percorso fatto di passione, sacrifici e scelte spesso controcorrente.
Come nasce la tua vocazione per il giornalismo?
“Fin da ragazzina sognavo di studiare le lingue e lavorare nello sport. Ho cominciato come volontaria al meeting di atletica di Rieti, poi ho collaborato ai mondiali di Roma del 1987, alla maratona di New York e a tanti altri eventi sportivi. Ma la svolta è arrivata nel 1990, ai mondiali di calcio. Partecipai a una selezione Rai e fui assegnata all’ufficio stampa: avevo 25 anni e parlavo bene l’inglese. Doveva essere un contratto di un mese, invece sono rimasta per 20 anni, tra assistente e programmista regista.”
Quindi l’approdo al giornalismo vero e proprio è arrivato più tardi?
“Sì, non mi ero mai immaginata giornalista, era un percorso difficile. Ma a ‘Uno Mattina’ ho lavorato con Antonio Lubrano e Franco Di Mare: mi affidarono servizi in tutta Italia. Con la tragedia della Costa Concordia e il terremoto in Emilia, ho dimostrato di saper raccontare. Grazie anche al sostegno di Lubrano e Di Mare, riuscii a sostenere l’esame da professionista. Ma per la Rai ero sempre programmista. Poi nel 2011 il primo concorso interno per diventare giornalista Rai: mi iscrisse di nascosto un collega. Andai convinta di non farcela, invece mi classificai 17ª. Mi proposero Aosta, Potenza o Campobasso. Piangevo. Alla fine scelsi Campobasso: era la sede più vicina a Roma, e lì mi sono divertita un mondo.”
Quando sei rientrata a Roma?
“Nel 2014. Dopo un breve passaggio al Gr1, sono arrivata al TgR Lazio. All’inizio mi dissero chiaramente: ‘non ti mettere in testa di stare a Rieti’. Poi però arrivò il terremoto del 2016: fui mandata subito ad Amatrice e da lì non mi sono più fermata. Mi svegliavo alle 4:30 ogni mattina e tornavo a casa la sera tardi. Ho raccontato l’emergenza per tutti i Tg nazionali. Un’esperienza durissima dal punto di vista emotivo, ma fondamentale anche per la mia carriera: sono diventata inviata.”
Che impatto ha avuto sulla tua vita personale questo ruolo?
“Il giornalismo è bellissimo, ma ti cambia tutto. Non hai orari. Ti prepari per una conferenza in Campidoglio e un attimo dopo sei in viaggio per Terracina per una voragine che ha inghiottito due auto. Magari non torni a casa per una settimana. Difficile anche organizzare una semplice cena. La sera, quando torno, sono esausta.”
Quali sono i servizi che ti hanno segnata di più?
“Quelli ad Amatrice e Accumoli. Lì ho raccolto storie di dolore immenso, ma anche di grande dignità. Ogni servizio in realtà ha il suo valore: dare voce a chi ha un problema di salute o di lavoro, raccontare chi si rimbocca le maniche per il bene del proprio territorio mi riempie di soddisfazione.”
Nonostante il tuo lavoro ti porti in tutta la regione, riesci a valorizzare Rieti?
“Ci provo sempre. Amo la mia terra e sono convinta che abbia un potenziale straordinario. Non sempre riesco a inserire un servizio su Rieti, ma ogni volta che posso, lo faccio. È una forma di restituzione verso una città che porto nel cuore.”
Come ti spieghi la presenza di tanti reatini nell’informazione nazionale?
“Credo che crescere in una provincia stimoli le relazioni umane e accenda le ambizioni. La dimensione più raccolta ti permette di sviluppare un’attenzione diversa verso il prossimo, e questo è essenziale nel nostro mestiere.”
Dopo anni di lavoro sul campo, dove collocheresti Rieti rispetto ad altre realtà del centro Italia?
“Difficile fare paragoni, ma dal punto di vista naturalistico è tra le più belle, insieme a Viterbo. È vivibile, autentica. Ha un’identità forte, anche se spesso sottovalutata. Le amministrazioni stanno lavorando, ma c’è ancora tanto da fare.”
Che rapporto hai con la tua città oggi?
“Molto forte. Ho casa anche a Roma, ma finisco sempre per tornare a Rieti. Qui ci sono la mia famiglia, gli affetti, gli amici. È qui che mi sento davvero a casa.”
E per concludere… se ti facessi una domanda da sola, quale sarebbe?
“Se sono felice? Sì. È stato un percorso duro, ma oggi mi diverto ancora e non vedo l’ora che arrivi domani per raccontare nuove storie. Dopo 35 anni, ho ancora l’entusiasmo del primo giorno.”



