di Domenico Dicesare – Cintia è il nome dell’omonima porta, sulla quale la via si conclude. Il toponimo, che come quello della porta D’Arce, è importante al punto da identificare l’intero quartiere, è stato fonte di svariate interpretazioni da parte degli studiosi locali, autori di diverse ipotesi sull’origine del nome, rimasto invariato da circa un secolo, pur assumendo forme diverse con il passare delle epoche o degli usi: Cinciola, Cenciola, Giungiula, Cinzola, Cezola, Zinzula, Cencia, Cinthia. Via Cintia è il tratto occidentale dell’asse fondante del tessuto urbano di Rieti, con via Garibaldi che ne costituisce il braccio orientale, sin dalle epoche più remote.
L’antica Reate era edificata con tutta probabilità sull’altura a picco sul Velino, nella quale ancora oggi è racchiuso il centro storico. Una antica porta Cintia si trovava sicuramente ad interrompere il seguitare di una primitiva cerchia difensiva, costruita sul perimetro della collina originaria, identificata con scavi o ispezioni degli scantinati, oltre che riconosciuta nei notevoli tratti ancora visibili all’esterno (ad es. via Pescheria). Tra le interpretazioni che abbiamo incontrato (insieme a David Fabrizi), ci sentiamo di scartare quella che fa risalire il nome ad una famiglia Cinti, proprietaria di beni nelle prossimità della porta. Riportiamo poi, per l’erudita ed elegante soluzione, l’interpretazione data da Pompeo Angelotti, che partendo dalla accettata derivazione del nome Reate dalla divinità Rea, utilizzò l’usuale identificazione di questa con Cibele, che godeva dell’attributo di Berecintia: la porta sarebbe quindi «così detta da Rea, madre di Sabo, che ancor Berecinthia fu chiamata».
L’ipotesi più probabile, pare però essere quella secondo cui la porta abbia preso il nome dalla via Quinzia, che probabilmente di là usciva in direzione di Spoleto. Non a caso, prima di sentir parlare di porta Cinzula (da Quintiula) l’apertura nelle mura era detta porta Spoletina: probabilmente il nome della strada su cui là porta si apriva ha sostituito il nome della destinazione cui guardava. Non mancano poi momenti in cui, soprattutto con l’edificazione della nuova cinta muraria nella prima metà del 1200, la porta viene chiamata diversamente (ad esempio porta San Domenico, per la la vicinanza con l’omonimo complesso religioso). Oggi della porta rimane solo il nome, essendo solo vagamente identificabile quella nella primitiva cinta muraria, ed essendo andata abbattuta quella medioevale in favore della bella barriera che tante cartoline d’epoca ci ricordano; ma distrutta anche questa, l’imbocco di via Cintia è oggi incorniciato dai due porticati gemelli in travertino, affacciati su piazza Marconi.



