Noi ragazzi di ieri, loro di oggi

25/02/2025 | News

Se esiste un osservatorio in grado di restituirci l’immagine di una città in evoluzione, grazie anche alla crescente presenza della componente universitaria, questo è sicuramente rappresentato dagli esercenti. L’uscita con gli amici finisce quasi sempre ad un tavolino di un locale, per festeggiare un compleanno, scambiarsi gli appunti, passare una serata insieme.

Ermanno Salari, ex dee-jay e fondatore di discoteche storiche, ci guida in questo viaggio che intreccia passato e presente. La sua posizione è ‘scomoda’: genitore di Luca proprietario del Wally’s, ma anche confidente e punto di riferimento per i giovani clienti, italiani e stranieri.

In che modo la crescente presenza di studenti universitari ha influenzato il movimento e l’affluenza nel locale?

“Qualche cambiamento c’è stato. Il discorso universitario è ancora in fase embrionale, e noi commercianti dobbiamo migliorare il nostro approccio, ponendoci con maggiore apertura verso di loro. Bisogna iniziare con delle promozioni e iniziative che li coinvolgano. Sono fuori casa, hanno bisogno di sentirsi accolti e integrarsi nella nostra realtà. Noi ci proviamo, anche grazie alla mia esperienza di vita all’estero e a quella dei miei tre figli, abbiamo forse una sensibilità maggiore. Il fatto di poter parlare inglese sicuramente facilita i contatti. Ci sono diversi ragazzi del Kazakistan. La loro giornata di festa è il mercoledì, che corrisponde al nostro sabato. In passato abbiamo provato a rendere vivace quel giorno con delle feste, ma non escono molto. Sono molto gioviali e educati. Sempre per gli universitari abbiamo anche proposto la formula del lunch, ma non ha avuto un forte riscontro. Mi piace poter dare loro qualche consiglio (Ermanno è stato anche operatore turistico, n.d.r.) a volte suggerisco di andare al Terminillo o li indirizzo a visitare qualche nostra zona.”

In qualità di “ex ragazzo” che ha vissuto la movida di un tempo,  chiediamo come sia cambiato il modo di divertirsi.

“È cambiato radicalmente. Noi abbiamo fatto ballare un’intera generazione. Oggi la forma di divertimento più diffusa è il bere: lo abbiamo fatto tutti, e non c’è bisogno di falsi moralismi. Tuttavia, questo aspetto ha preso il sopravvento sugli altri, danneggiando i rapporti sociali, ormai sostituiti dal cellulare (che tengo anch’io perennemente in mano!) e compromettendo lo stato psicofisico dei ragazzi. Dovremmo chiedere loro: ‘Cosa hai bevuto finora?’ È fondamentale insegnare ai giovani ‘come’ si beve. Se inizi con un superalcolico, non puoi poi passare agli shottini dolci, rischiando grossi danni. Il divieto di somministrazione di alcol ai minori di 18 anni viene aggirato dai ragazzi più grandi, che poi distribuiscono le bevande agli amici: prendi due gin tonic e li porti via. Bevono di tutto: Jäger Bomb, Vodka lemon, Vodka red bull, Soldatino, Gin tonic, Gin lemon, shottini di Montenegro, Spritz, calici di vino… non è più controllabile. Lo stesso accade nei supermercati, dove a fare la spesa entra sempre l’adulto. A fine serata, nel parcheggio dietro piazza, si trovano bottiglie e bottigliette abbandonate. Sono preoccupato per il loro futuro: ho letto studi scientifici che evidenziano come, nei minorenni, l’abuso di alcol possa causare danni irreversibili alla crescita. In stato di alterazione, le persone diventano arroganti. Sta a noi, che siamo a contatto con il pubblico, usare intelligenza e accompagnarli fuori. Debbo dire che finora non abbiamo registrato problemi, nel nostro locale c’è la regola di non servire chi è già alterato. In America, dove vivono due dei miei figli, sono molto rigidi su questo aspetto: si rischia la chiusura del locale. Diversamente da quanto accadeva ai buttafuori di un tempo, oggi il pericolo di un coltello che spunta è sempre in agguato. Noi avevamo altri interessi: volevamo conoscere persone nuove, girare, viaggiare. La strada ci aiutava in questo. Le ginocchia sbucciate non ci sono più, così come la capacità di risolvere un alterco in modo bonario. Ora, anche le immagini più intime passano attraverso uno schermo, ma sembra esserci maggiore difficoltà nelle relazioni. Oggi il ragazzo, già a 18 anni, punta al tavolo riservato e alla bottiglia, mentre noi lo facevamo magari a 30! Forse c’è più dialogo con i genitori, il che permette loro di godere di una maggiore libertà.”

Ermanno Salari fu dapprima al fianco di Franco Reisoni, suo fratello Nando e Franco Santarelli, fondatori della discoteca Il Covo, e successivamente socio insieme a Felice Tedeschi, Marco Lelli e Franco Santarelli, della discoteca ‘Bop’. Il ricordo di quest’ultimo storico locale in via Alemani (di cui ci ripromettiamo di raccontare la storia) riaccende spesso l’idea di una possibile riapertura. Siamo a conoscenza di un vero e proprio pellegrinaggio di ex gestori in quella zona…

“Anche mio figlio mi ha esortato a interessarmi di quel locale. Ma dopo il rifacimento del tetto, non è rimasto molto, se non un bancone. L’opera di restauro e messa a norma sarebbe davvero imponente. Tuttavia, ho la sensazione che la discoteca non abbia più lo stesso fascino per questa gioventù. Forse manca ciò che a noi non è mai mancato: la voglia di divertirsi e la capacità di farlo.”

Il suggerimento di Ermanno, oggi genitore, è molto interessante. Ancora una volta, la scuola potrebbe affrontare questa emergenza educando i giovani ad un consumo di alcol consapevole, insegnando loro a non farsi del male e a comprendere i danni che l’alcol comporta, partendo dal ‘cattivo bere’. Sono soprattutto i ragazzi con ansia e insicurezza nelle relazioni sociali a essere attratti dall’alcol che diventa il mezzo per diventare più disinibiti, euforici, sicuri di sé. Ma, come per tutte le dipendenze, anche in questo caso diventa poi necessario aumentare le dosi per ottenere gli stessi effetti.

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