di Andrea Carotti
01 – La Zona d’Interesse – Jonathan Glazer: segue pedissequamente la tranquilla vita di Rudolf Höss, primo comandante del campo di concentramento di Auschwitz, e della sua famiglia. Glazer aggredisce il testo di riferimento allestendo una commedia disumana glaciale che influenza l’inconscio dello spettatore in costante alternanza tra ciò che si vede e ciò che non si vede. La banalità del male, purissima. Straordinaria decostruzione e rielaborazione del mélo che regala nuove prospettive e punti di vista appena fuori dal lager.
02 – Horizon: An American Saga: Capitolo 1 – Kevin Costner: epopea western che narra le vicende di coloni, un mercante di bestiame e una carovana diretta a Santa Fe intorno al 1863. In questo straordinario affresco iperclassico ritroviamo tutto ciò che era andato perduto: John Ford nei duetti tra una signora e un militare; Gary Cooper nella presenza attoriale di Costner; la frettolosità anti drammatica di Arthur Penn nei duelli; l’umanesimo di Anthony Mann. Costner sa che al cinema ciò che veramente conta è la linea dell’orizzonte.
03 – Giurato Numero 2 – Clint Eastwood: Ancora una volta a fare la giustizia non bastano le regole, i sistemi, le procedure, le leggi. Un’indagine sulla colpa e sulle contraddizioni del sistema processuale americano: dubbi, risposte mancate, spettri ma anche speranze, riflessioni, occasioni. Quale è la cosa giusta da fare? Campo. Controcampo. Fine.
04 – All We Imagine As Light – Payal Kapadia: la regista indiana filma un viaggio dal movimento molteplice e simbolico: inquadra il racconto dal generale al particolare, dal collettivo all’individuale. Lo spirito di Mumbai parla attraverso le figure indimenticabili delle protagoniste, Anu e Prabha, che vagano erranti alla ricerca di una nuova società possibile. Un cinema che intreccia concreto e astratto, un tunnel che scava nelle profondità dell’anima.
05 – L’Innocenza – Hirokazu Kore-eda: Avvolgente, spiazzante, struggente l’ultima opera del cineasta nipponico che torna a mettere sotto la lente di ingrandimento la famiglia dove, stavolta, si annidano fantasmi inconfessabili, peccati e bugie. Un concentrato di ritratti, misteri e frantumi familiari che confermano lo sguardo affascinante e complesso, decisamente necessario di Kore-eda.
06 – Hey Joe – Claudio Giovannesi: un cinema che sa andare dritto al cuore delle cose, guardare, illuminare. Il desiderio di un padre (James Franco in stato di grazia), di una seconda chance che sa dare forma e movimento anche alla storia e al dolore sociale di un luogo.
07 – Finalement – Claude Lelouch: il cineasta francese ancora una volta ci fa fare i conti con la sua poetica: la realtà non ha nessuna soluzione di continuità con la fantasia. La realtà è una contraddizione: scegliere non significa rinunciare al caso.
08 – Flow – Un Mondo Da Salvare – Gints Zilbalodis, Matiss Kaza: una parabola che segue i modi, i tempi, i toni e ritmi dell’ambiente naturale e nella sua natura esperienziale un veicolo ideale di emotività e di immagini acquerello che eliminano la parola e lasciano campo libero ai suoni e all’odissea che vive il micetto nero protagonista del film d’animazione più interessante e sconvolgente degli ultimi anni.
09 – Bestiari Erbari Lapidari – Massimo D’Anolfi, Martina Parenti: un archivio di immagini raccolte negli anni per un film che cresce in larghezza e in altezza abbracciando l’esistente dal punto di vista dell’uomo e si domanda quale sia, sul pianeta di cui siamo parte, il senso di tale posizione, prima ancora che di sguardo. In perenne ricerca della sintesi di una visione del mondo attraverso il montaggio come principio regolatore della conoscenza.
10 – Los Colonos – Felipe Gálvez Haberle: percorso sudamericano di riscoperta del proprio passato dittatoriale e colonialista. Un western che vive di contrasti e immagini sature in bilico tra approccio teorico e filosofico dove le azioni dei personaggi diventano allegorie della complessità dei processi storici.



