di Massimo Palozzi – Quello appena terminato è stato il gennaio più caldo della storia. Secondo i dati diffusi in settimana dal servizio di monitoraggio europeo Copernicus, a livello globale la temperatura media in superficie ha superato di 0,79 gradi la media registrata per lo stesso mese nel trentennio 1991-2020, con un aumento di 1,75 gradi rispetto all’era preindustriale. In Europa è andata addirittura peggio, essendosi registrato un incremento medio della temperatura dell’atmosfera di oltre 2 gradi e mezzo in confronto alle medie del periodo 1991-2020.
Senza approfondire ulteriormente lo studio, che riporta numeri allarmanti sul riscaldamento terrestre e lo scioglimento dei ghiacci, Copernicus non fa altro che fotografare una realtà ormai ben nota, di fronte alla quale non sembrano ancora essere state individuate contromisure efficaci.
Il ricorso a fonti energetiche alternative costituisce di sicuro una buona prassi. Ma passare dalla teoria alla pratica non è per niente semplice né immediato. Il caso dei pannelli solari nella Piana rappresenta il classico modello di come soluzioni all’apparenza praticabili, in realtà nascondano insidie non di poco conto, a prescindere da ogni considerazione su posture nimby. E questo nonostante gli investimenti nel settore comincino a diventare significativi anche nel Reatino. Da qualche mese, ad esempio, la Dax Solar ha avviato a Santa Rufina la produzione di moduli fotovoltaici dopo aver rilevato lo stabilimento ex Verbania.
Al contrario, il neocostituito “Comitato Camporeatino” ha diramato giovedì una dettagliata nota per denunciare il paventato rischio della realizzazione di una centrale elettrica da ventimila pannelli solari piantati al suolo, accompagnati da quattro torri di accumulo di energia, su una superficie di 12 ettari in fondo a viale Fassini, tra l’inizio di via Chiesa Nuova e il fiume Velino, nei pressi del depuratore di Campo Saino.
I membri del Comitato chiedono a tutte le istituzioni pubbliche e private in qualche modo interessate, a cominciare dal Comune, come sia possibile autorizzare una simile installazione e in particolare quale idea di città abbia l’amministrazione circa lo sviluppo di Madonna del Cuore verso Chiesa Nuova. “Se serve una centrale elettrica a pannelli ci sono tante soluzioni alternative, ad esempio coprendo i grandi parcheggi per le automobili”, scrivono. “Perché distruggere la Piana Reatina? Come possono l’assessorato all’Urbanistica e quello al Patrimonio immaginare un gigantesco impianto fotovoltaico attaccato alle villette vendute a 3.000 euro al metro quadrato o vicino alle fattorie e ai B&B?”.
Domande legittime, sostenute da ulteriori considerazioni. “Il Paesaggio Agrario di continuità viene colpito peraltro in una zona a rischio altissimo di esondazione del Velino. Inoltre, dal 2020 la Piana Reatina è stata inserita nel Registro dei Paesaggi Rurali Storici da tutelare ed è stata da poco candidata ad avere anche il Giahs (Globally Important Agricultural Heritage Systems) della Fao, ovvero il riconoscimento delle pratiche agricole tradizionali quali patrimonio prezioso non solo per la loro funzione primaria, ma anche per il mantenimento di biodiversità e qualità del paesaggio. Nel frattempo però si permette che un’enorme centrale fotovoltaica sia installata sui campi, tra le case, alle porte della città”.
La vicenda non nasce oggi. Già ad aprile scorso Coldiretti Rieti aveva scritto ai consiglieri regionali Berni e Nicolai per chiedere un loro intervento contro la ventilata realizzazione del parco fotovoltaico, caldeggiato invece dall’assessore comunale all’Ambiente Giuliano Sanesi. “La proposta di Coldiretti”, si leggeva nella lettera, “è da sempre quella di incentivare l’installazione di impianti di energia solare sui tetti delle stalle e sui capannoni, senza sottrarre ai nostri agricoltori terreno coltivabile. La realizzazione di un impianto a terra minaccia la vocazione agricola e le coltivazioni di pregio nell’area della Piana Reatina, occupando il suolo fertile che dovrebbe essere destinato alle produzioni”.
Il progetto si era poi arenato in autunno, quando lo stesso Comune aveva chiesto alla Regione Lazio la sospensione del Provvedimento autorizzatorio unico necessario all’avvio delle operazioni. La decisione era stata presa perché in contrasto con la delibera di giunta del 19 settembre con la quale veniva approvato il Piano urbanistico esecutivo presentato dal Consorzio Campo Reatino per l’edificazione di villette monofamiliari, in cambio di opere di urbanizzazione in un’area adiacente a quella dell’impianto. In particolare, risultava una sovrapposizione pressoché totale tra i due interventi, rendendo incompatibile la posa in opera dei pannelli fotovoltaici sugli stessi terreni individuati per l’edilizia residenziale.
La cosa singolare è che entrambi i progetti sono stati presentati dalla stessa società. Un dettaglio che ovviamente nulla toglie e nulla aggiunge alle motivazioni della protesta del Comitato.
A livello politico i primi a reagire sono stati quelli della Federazione di centro (Fratelli di Rieti, Io ci sto, Udc), che pur facendo parte dei gruppi che sostengono il sindaco Sinibaldi, hanno definito l’ipotesi una “prospettiva devastante”, sottolineando per l’ennesima volta l’assenza di “qualunque confronto di maggioranza sul piano del nuovo insediamento fotovoltaico”, mentre ancora “non è dato sapere quale disponibilità della giunta abbia indotto i privati interessati a fare quest’investimento. Né tantomeno si conoscono le ragioni alla luce delle quali l’amministrazione dovrebbe mutare orientamento rispetto al diniego opposto ad altre ipotesi di fotovoltaico avanzate nella Piana”. Per questo i consiglieri Antonio Emili, Claudio Valentini, Simone Miccadei, Roberto Carlucci ed Emiliana Guadagnoli “si uniscono alle famiglie che invocano una presa di posizione chiara e netta da parte della giunta comunale, affinché non trovi attuazione un progetto industriale che sacrifica il valore, il profilo e la storia della Piana Reatina sull’altare delle finalità speculative di una qualunque società privata”.
09-02-2025



